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2020.03.27 Preghiera in Piazza San Pietro con Benedizione Urbi et Orbi 2020.03.27 Preghiera in Piazza San Pietro con Benedizione Urbi et Orbi 

Pandemia, Papa: lasciamoci contagiare dall'amore, non dal virus

Le radici della nostra vita sono in Cristo: da lì la forza per affrontare i difficili problemi che ci attendono dopo la crisi, lì il modello fatto di vicinanza, amore e servizio. Il pensiero di Francesco sull'era del Covid-19 torna a dispiegarsi nella prefazione al libro dal titolo "Comunione e speranza", edito da LEV -Dicastero per la Comunicazione, e curato dal cardinale Walter Kasper e dal sacerdote tedesco George Augustin

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Un volume ricco di riflessioni teologiche che possono suscitare una "nuova speranza e una nuova solidarietà", fondate sulla certezza che, come accaduto nei primi difficili mesi della diffusione della pandemia, anche oggi, alla ripresa, la presenza del Signore ci accompagna e ci rassicura sulla Sua vittoria sulla morte.

È con questo auspicio che Papa Francesco firma la prefazione al libro intitolato "Comunione e speranza", edito dalla Libreria Editrice Vaticana - Dicastero per la Comunicazione. Ne sono curatori il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e padre George Augustin, sacerdote tedesco che ha fondato e dirige l’Istituto intitolato al porporato suo connazionale.

Pandemia come "tempo di prova e di scelta"

Nelle parole del Papa il passato, il presente e il futuro dell'umanità. Il coronavirus, come una tempesta - e alla mente torna la solenne preghiera del 27 marzo scorso in Piazza San Pietro  -  ci ha sorpreso tutti, cambiando - osserva Francesco - la vita familiare, il lavoro e le attività pubbliche, e lasciando dietro di sé morte, disagi economici e lontananza dall'Eucaristia e dai Sacramenti. 

Questa situazione drammatica, smascherando la "vulnerabilità" dell'uomo, la sua "inconsistenza e il suo bisogno di riscatto" e mettendo in discussione tante certezze alla base della nostra vita, ci ha posto davanti - scrive il Papa nella Prefazione - a degli "interrogativi fondamentali sulla felicità" e "sul tesoro della nostra fede cristiana".

Dove "poggiano le radici più profonde che sostengono noi tutti nella tempesta"? Cosa è veramente importante e necessario? La "pandemia" - osserva - è un "segnale di allarme che porta a riflettere" proprio su questo. "È un tempo di prova e di scelta affinché possiamo orientare la nostra vita in modo rinnovato a Dio, nostro sostegno e nostra meta".

Sentire il grido dei poveri e del pianeta

Il Papa torna quindi a richiamare tutti alla "solidarietà" e al "servizio" contro "l'ingiustizia globale" e l'indifferenza. L'emergenza infatti ci fa capire quanto "dipendiamo dalla solidarietà degli altri e ci spinge a servire in modo nuovo chi ci sta accanto: "Ci deve scuotere dall’ingiustizia globale - afferma - affinché possiamo svegliarci e sentire il grido dei poveri e del nostro pianeta così gravemente malato".

Il "contagio dell'amore", non la paralisi della paura

Lo scoppio della pandemia, fa notare ancora il Papa, è coinciso con il periodo della Pasqua ed è da qui che proviene il messaggio che illumina il presente e il futuro e che evita la paralisi: è il messaggio della vittoria della vita sulla morte. "La Pasqua - ricorda Francesco - ci dona speranza, fiducia e coraggio, ci rafforza nella solidarietà" e nella fratellanza. "Il pericolo del contagio da un virus deve insegnarci un altro tipo di 'contagio' quello dell’amore, che si trasmette da cuore a cuore". Sono grato per i tanti segni di disponibilità all’aiuto spontaneo e d’impegno eroico del personale della sanità, dei medici e dei sacerdoti. In queste settimane abbiamo sentito la forza che veniva dalla fede".

Nell'Eucaristia la forza per superare le difficoltà

E alla fede in Cristo, è dedicato l'ultimo passaggio della prefazione. Francesco ricorda il "doloroso digiuno eucaristico" che molti cristiani hanno vissuto per la cessazione delle celebrazioni pubbliche e la soluzione d'emergenza delle trasmissioni mediatiche, ma sottolinea anche che nessuna "trasmissione virtuale può sostituire la presenza reale del Signore nella celebrazione eucaristica".  Da qui la gioia per la ripresa della normale vita liturgica perché, conclude, "la presenza del Signore risorto nella sua Parola e nella celebrazione eucaristica ci darà la forza che ci serve per affrontare i difficili problemi che ci attendono dopo la crisi. E all'umanità intera, come Gesù ai discepoli di Emmaus, Francesco ripete in segno di speranza per il futuro: "Non abbiate paura! Io ho vinto la morte".

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28 luglio 2020, 14:30