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Francesco: anche nel buio della vita c'è sempre un appuntamento con Dio

All’udienza generale il Papa prosegue la riflessione sulla preghiera parlando della figura di Giacobbe che "lotta con Dio" un'intera notte e ne esce cambiato: da uomo scaltro "impermeabile alla grazia", si scopre fragile e avvolto dalla misericordia divina

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Pregare non significa solo sentire Dio come “presenza amica e vicina”, ma anche incontrare il Signore “faccia a faccia”. Papa Francesco all’udienza generale, nella Biblioteca del Palazzo apostolico, prosegue il ciclo di catechesi incentrate sul tema della preghiera. Un dialogo con il Signore che in certe ‘notti’ della vita diventa un “combattimento della fede” e una “vittoria della perseveranza”. Il Pontefice si rivolge agli uomini del terzo millennio sfogliando il libro della Genesi che, “attraverso vicende di uomini e donne di epoche lontane, ci racconta storie in cui noi possiamo rispecchiare la nostra vita”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Giacobbe, un uomo scaltro

Invitando a scorgere nella Bibbia gli specchi in cui si riflettono le nostre esistenze, Francesco ricorda la storia del Patriarca Giacobbe, un uomo “che aveva fatto della scaltrezza la sua dote migliore”. Con l’inganno “riesce a carpire al padre Isacco la benedizione e il dono della primogenitura”. È abile negli affari, accumula ricchezze e sposa una bella donna. Il Papa, componendo un ritratto contemporaneo del Patriarca, usa queste parole: “Giacobbe - diremmo con linguaggio moderno - è un uomo che ‘si è fatto da solo’, con l’ingegno riesce a conquistare tutto ciò che desidera”.

Lottare con Dio

Quella di Giacobbe, spiega il Santo Padre, è la storia di un uomo “costretto a fuggire lontano dal fratello” che un giorno sente “il richiamo di casa, della sua antica patria”. Parte e compie un lungo viaggio “con una carovana numerosa di persone e animali” ma quando resta solo, la sua mente è “un turbinio di pensieri”. Mentre si fa buio, “all’improvviso uno sconosciuto lo afferra e comincia a lottare con lui”. Giacobbe lotta “per tutta la notte” ma “alla fine viene vinto” e “da allora sarà zoppo per tutta la vita”. In quella notte, “esce cambiato”. “Giacobbe - sottolinea il Papa - capisce di aver incontrato Dio faccia a faccia”.

Udienza generale del 10 giugno 2020 nella Biblioteca apostolica
Udienza generale del 10 giugno 2020 nella Biblioteca apostolica

Con il cuore nuovo

Ricordando il ‘combattimento’ del Patriarca, Francesco spiega che “lottare con Dio” è “una metafora della preghiera”. La vita di Giacobbe è quella dell’uomo che perde ogni corazza terrena. Si riconosce fragile e si abbandona alla misericordia del Signore:

Per una volta non è più padrone della situazione – la sua scaltrezza non serve -, non è più l’uomo stratega e calcolatore; Dio lo riporta alla sua verità di mortale che trema e ha paura, perché Giacobbe nella lotta aveva paura. Per una volta Giacobbe non ha altro da presentare a Dio che la sua fragilità e la sua impotenza, anche i suoi peccati. Ed è questo Giacobbe a ricevere da Dio la benedizione, con la quale entra zoppicando nella terra promessa: vulnerabile, e vulnerato, ma con il cuore nuovo. Una volta ho sentito dire a un uomo anziano – buon uomo, buon cristiano, ma peccatore che aveva tanta fiducia in Dio - diceva: “Dio mi aiuterà; non mi lascerà da solo. Entrerò in paradiso, zoppicando, ma entrerò”. Giacobbe, prima era uno sicuro di sé, confidava nella propria scaltrezza. Era un uomo impermeabile alla grazia, refrattario alla misericordia; non conosceva cosa fosse la misericordia. “Qui sono io, comando io!”, non riteneva di avere bisogno di misericordia. Ma Dio ha salvato ciò che era perduto. Gli ha fatto capire che era limitato, che era un peccatore che aveva bisogno di misericordia e lo salvò.

Dio ci darà un nome nuovo

Per ogni uomo, come Giacobbe, arriva il tempo di incontrare da soli il Signore “faccia a faccia” con le proprie vulnerabilità. Ma proprio in quel frangente, sottolinea il Papa, non si deve temere:

Tutti quanti noi abbiamo un appuntamento nella notte con Dio, nella notte della nostra vita, nelle tante notti della nostra vita: momenti oscuri, momenti di peccati, momenti di disorientamento. Lì c’è un appuntamento con Dio, sempre. Egli ci sorprenderà nel momento in cui non ce lo aspettiamo, in cui ci troveremo a rimanere veramente da soli. In quella stessa notte, combattendo contro l’ignoto, prenderemo coscienza di essere solo poveri uomini - mi permetto di dire “poveracci” - ma, proprio allora, nel momento in cui ci sentiamo “poveracci”, non dovremo temere: perché in quel momento Dio ci darà un nome nuovo, che contiene il senso di tutta la nostra vita; ci cambierà il cuore e ci darà la benedizione riservata a chi si è lasciato cambiare da Lui. Questo è un bell’invito a lasciarci cambiare da Dio. Lui sa come farlo, perché conosce ognuno di noi. “Signore, Tu mi conosci”, può dirlo ognuno di noi. “Signore, Tu mi conosci. Cambiami”.

Appello contro il lavoro minorile

Dopo la catechesi, il Papa ha ricordato che venerdì prossimo si celebrerà la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. E ha lanciato un appello alle istituzioni “affinché pongano in essere ogni sforzo per proteggere i minori”, colmando “lacune economiche e sociali”.

Vita eucaristica

Salutando i fedeli di lingua italiana, il Pontefice ha infine ricordato che domani si celebrerà la Solennità del Corpus Domini, Corpo e Sangue di Cristo. “Quest’anno - ha detto Francesco - non è possibile celebrare l’Eucaristia con manifestazioni pubbliche, tuttavia possiamo realizzare una vita eucaristica”.

“L’ostia consacrata racchiude la persona del Cristo: siamo chiamati a cercarla davanti al tabernacolo in chiesa, ma anche in quel tabernacolo che sono gli ultimi, i sofferenti, le persone sole e povere”.

Francesco, dopo aver rivolto il suo pensiero agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli ha esortato infine tutti “a trovare nell’Eucaristia le energie necessarie per vivere con fortezza cristiana i momenti difficili”.

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10 giugno 2020, 10:25