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Il Papa: porre fine alla pandemia della povertà con l’aiuto dello Spirito Santo

La sofferenza della pandemia non sarà servita a nulla se non va nella direzione di costruire una società più giusta. Lo sottolinea il Papa nel videomessaggio in spagnolo in occasione della veglia di Pentecoste a livello mondiale organizzata online sabato 30 maggio da Charis

Debora Donnini – Città del Vaticano

E’ nell’orizzonte della veglia di Pentecoste che si iscrive il videomessaggio di Papa Francesco per Charis (Catholic Charismatic Renewal International Service), il nuovo e unico Servizio eretto nel 2018 dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, per favorire l'unità e la comunicazione tra le diverse realtà carismatiche cattoliche. Una veglia organizzata online (http://www.charis.international/en/home/) sabato 30 maggio a partire dalle ore 22 di Roma.

Nessuno si salva da solo

Lo Spirito promesso da Gesù viene a guarire le paure e “quante paure abbiamo” nota il Papa. “Viene a guarire le nostre ferite - prosegue -  anche le ferite che ci facciamo gli uni gli altri; e viene a trasformarci” in “discepoli missionari”, pieni di coraggio, della “parresia apostolica”, necessari per la predicazione del Vangelo di Gesù. Lo sguardo del Papa abbraccia la realtà odierna di un mondo molto ferito, che soffre “specialmente nei più poveri” e che ora “che le sicurezze umane sono sparite”, “ha bisogno che noi gli diamo Gesù”. Per farlo c’è bisogno della forza dello Spirito Santo che apra mente e cuori alla “lezione appresa” che “siamo una sola umanità” e che “nessuno si salva da solo”. Una realtà che questa pandemia ha fatto sperimentare in modo molto più drammatico.

Impegnarsi per una società più cristiana e equa

Il Papa avverte però che quando usciremo da questa pandemia non si potrà continuare a fare ciò che si stava facendo e come lo si stava facendo, perché “tutto sarà diverso”:

Tutta questa sofferenza non sarà servita a nulla se non costruiremo tutti insieme una società più giusta, più equa, più cristiana, non di nome, ma di fatto, una realtà che ci porti a una condotta cristiana.  Se non lavoreremo per porre fine alla pandemia della povertà nel mondo, alla pandemia della povertà nel Paese di ognuno di noi, nella città dove vive ognuno di noi, questo tempo sarà stato invano.

Dalle grandi prove dell’umanità, e tra queste la pandemia, si esce migliori o peggiori. Non si esce uguali. Io vi chiedo: Come volete uscirne voi? Migliori o peggiori? Ed è per questo che oggi ci apriamo allo Spirito Santo affinché sia Lui a cambiare il nostro cuore e ad aiutarci a uscirne migliori.

Lo Spirito Santo ci aiuti a uscire migliori dalla pandemia

Uscirne migliori significa vivere quello che Gesù dice quando afferma: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”. Un compito che è affidato a tutti, anche a Charis, che rappresenta tutti i carismatici uniti e che il Papa esorta a essere fedeli alla chiamata dello Spirito Santo. Un cammino, questo, segnato come una “corrente di grazia” dal terzo documento di Malines, scritto negli anni Settanta dal cardinale Suenens e dal vescovo Helder Camara, intitolato Rinnovamento Carismatico e servizio all'uomo.

Papa Francesco ricorda, quindi, le parole profetiche di Giovanni XXIII con cui annunciava il Concilio Vaticano II, di cui il Rinnovamento Carismatico fa tesoro: “Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste”. Infine, il Papa ribadisce l’auspicio di ricevere in questa veglia la forza dello Spirito Santo per uscire migliori di prima da questo momento di dolore e prova rappresentato dalla pandemia.

30 maggio 2020, 22:30