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Regina Coeli, Francesco: uscire dalle mura protettive dei “cenacoli”

I fedeli sono tornati in Piazza San Pietro per pregare assieme al Pontefice dopo il lockdown. Parlando della Pentecoste, il Papa ha ricordato che col suo perdono Gesù fa della Chiesa nascente "una comunità riconciliata e pronta alla missione". E alla fine ripete: la crisi del coronavirus chiede il coraggio "di essere migliori di prima" per "costruire positivamente la post-crisi della pandemia"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Al Regina Coeli, il Papa ha ricordato che la festa di Pentecoste rinnova la consapevolezza che in noi dimora la presenza vivificante dello Spirito Santo.

“Egli dona anche a noi il coraggio di uscire fuori dalle mura protettive dei nostri “cenacoli”, dei gruppetti senza adagiarci nel quieto vivere o rinchiuderci in abitudini sterili. Eleviamo ora il nostro pensiero a Maria Santissima, Lei era lì con gli Apostoli quando è venuto lo Spirito Santo, protagonista con la prima Comunità dell’esperienza mirabile della Pentecoste, e preghiamo Lei perché ottenga per la Chiesa l’ardente spirito missionario”.

Tanti i fedeli che si sono radunati a San Pietro per assistere alla preghiera del Pontefice, recitata oggi dal suo studio privato. E Francesco, rivolgendosi loro, ha detto: "Oggi che la piazza è aperta possiamo tornare, è un piacere". Sono state le forze dell’ordine a garantire l’accesso in sicurezza avendo anche cura che le persone rispettassero la distanza interpersonale. Ricordiamo che l’8 marzo il Pontefice, adeguandosi alle norme anti assembramento per la pandemia del coronavirus, si era spostato all'interno della Biblioteca del Palazzo Apostolico per la recita dell'Angelus.

Gli apostoli trasformati in coraggiosi testimoni

Nella sua riflessione il Papa ha messo in luce che “ il Vangelo odierno (cfr Gv 20,19-23) ci riporta alla sera di Pasqua e ci mostra Gesù risorto che appare nel Cenacolo, dove si sono rifugiati i discepoli. «Stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”» (v. 19). Queste prime parole pronunciate dal Risorto: «Pace a voi», sono da considerare più che un saluto: esprimono il perdono, il perdono accordato ai discepoli che, per dire la verità, lo avevano abbandonato. Sono parole di riconciliazione e di perdono. E anche noi, quando auguriamo pace agli altri, stiamo dando il perdono e chiedendo pure il perdono”.

“Perdonando e radunando attorno a sé i discepoli, Gesù fa di essi una Chiesa, la sua Chiesa: che è una comunità riconciliata e pronta alla missione. Riconciliata e pronta alla missione. Quando una comunità non è riconciliata, non è pronta alla missione: è pronta a discutere dentro di sé, è pronta alle [discussioni] interneL’incontro con il Signore risorto capovolge l’esistenza degli Apostoli e li trasforma in coraggiosi testimoni”.

E questo perché "Gesù perdona: perdona sempre, e offre la sua pace ai suoi amici - ha sottolineato il Papa - Non dimenticatevi: Gesù non si stanca mai di perdonare. Siamo noi, che ci stanchiamo di chiedere perdono"

Lo Spirito Santo crea uomini e donne nuovi

Dunque, il Papa ha sottolineato “che proprio per animare la missione, Gesù dona agli Apostoli il suo Spirito: «Soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (v. 22). Lo Spirito Santo è fuoco che brucia i peccati e crea uomini e donne nuovi; è fuoco d’amore con cui i discepoli potranno ‘incendiare’ il mondo, quell’amore di tenerezza che predilige i piccoli, i poveri, gli esclusi… Nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione abbiamo ricevuto lo Spirito Santo con i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, conoscenza, pietà, timore di Dio. Quest’ultimo dono – il timore di Dio – è proprio il contrario della paura che prima paralizzava i discepoli: è l’amore per il Signore, è la certezza della sua misericordia e della sua bontà, è la fiducia di potersi muovere nella direzione da Lui indicata, senza che mai ci manchino la sua presenza e il suo sostegno”.

Gratitudine per coloro che hanno sostenuto i malati 

Dopo la preghiera, Francesco ha ricordato che "Oggi in Italia si celebra la Giornata Nazionale del Sollievo, per promuovere la solidarietà nei confronti dei malati. Rinnovo il mio apprezzamento a quanti, specialmente in questo periodo, hanno offerto e offrono la loro testimonianza di cura per il prossimo. Ricordo con gratitudine e ammirazione tutti coloro che sostenendo i malati in questa pandemia, hanno dato la loro vita. Preghiamo in silenzio per i medici, i volontari, gli infermieri, tutti gli operatori di salute e tanti che hanno donato la loro vita in questo periodo". 

Costruire positivamente la post-crisi della pandemia

Il Papa poi ha sottilenato che "abbiamo tanto bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo! Ne ha bisogno la Chiesa, per camminare concorde e coraggiosa testimoniando il Vangelo. E ne ha bisogno l’intera famiglia umana, per uscire da questa crisi più unita e non più divisa. Voi sapete che da una crisi come questa non si esce uguali, come prima; si esce o migliori o peggiori. Che abbiamo il coraggio di cambiare, di essere migliori, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia".

31 maggio 2020, 12:20