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Baldisseri: sinodalità secondo Francesco è una Chiesa unita senza comparse

Il segretario generale del Sinodo dei vescovi commenta la decisione del Papa di dedicare la prossima assise del 2022 al tema della sinodalità. Credo che il Papa - sostiene il cardinale Baldisseri - abbia intenzione di ritornare al concetto del primo momento, quello di una Chiesa non statica, astorica. Una Chiesa viva che cammina insieme

Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

È una pietra angolare del suo Pontificato, che mette in rilievo in ogni occasione utile per aiutare la Chiesa a riscoprire una sfaccettatura della sua anima conciliare. La parola è “sinodalità”, celebrata a più riprese da Francesco, da lui affidata ai teologi della Commissione internazionale perché ne cogliessero e riproponessero la forza anche da un punto di vista magisteriale, come avvenuto in uno studio pubblicato nel 2018. Ora, dopo averla sperimentata in tanti Sinodi, è il valore stesso della sinodalità a diventare materia di confronto per un’assise episcopale, come dire, i massimi esponenti della Chiesa riuniti insieme a riflettere sula natura spirituale del vincolo che lega, o dovrebbe, ogni membro del corpo ecclesiale, a ogni livello, dalla Santa Sede alla parrocchia dell’ultima periferia.

Del resto non aveva detto niente di meno il Papa quando, durante il discorso di commemorazione per i 50 anni dell'istituzione del Sinodo dei vescovi nel 2015, aveva asserito che “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. La sinodalità è dunque un passato che ha ancora molto futuro da scoprire per non essere più confusa con un qualcosa che riguarda solo le riunioni di cardinali e vescovi in Vaticano o la loro versione "ridotta", le convocazioni all’interno delle diocesi. Sinodalità, secondo Francesco, vuol dire che “tutti i battezzati devono essere coinvolti, essere attori e non spettatori come a teatro, tutti protagonisti ciascuno nel suo ruolo”, spiega a Vatican News il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi.

Eminenza, “Chiesa e sinodalità: comunione, partecipazione e missione”: la prossima assise mette insieme il magistero del Concilio con la riscoperta che il Papa chiede di questo aspetto…

Il discorso che il Santo Padre ha pronunciato nel cinquantesimo anniversario della Apostolica Sollicitudo, che costituiva il Sinodo con Paolo VI, è un discorso fondamentale nel quale appunto mette in evidenza come la sinodalità sia una dimensione costitutiva della Chiesa e questo aspetto abbraccia tutta la Chiesa nella comunione, nella partecipazione e nella missione Ecco perché il titolo che è stato scelto per il prossimo Sinodo ordinario ha proprio questi termini. Sinodale esprime la soggettività di tutti i battezzati: si parte dal Battesimo, ecco perché il Sinodo come tale – nella visione sia di Paolo VI ma specialmente il Papa Francesco – ha un concetto molto più ampio della collegialità. La collegialità concerne l'episcopato intero, il Collegio dove il Papa come Successore di Pietro è il capo del Collegio. Ma quello che vogliamo mettere in evidenza attraverso la sinodalità anche tutti i battezzati devono essere coinvolti e sono attori, non ci sono cioè attori e spettatori come a teatro, ma tutti sono protagonisti, ciascuno e naturalmente le funzioni secondo la costituzione stessa della Chiesa. Direi che non è una novità, già San Giovanni Crisostomo affermava che la Chiesa e il Sinodo sono sinonimi, sarebbero tutti battezzati che camminano insieme. Credo che il Papa ha intenzione di ritornare a questo concetto del primo momento, quello di una Chiesa non statica, astorica, ma è una chiesa viva che cammina e cammina insieme.

Non esiste un solo tipo di sinodalità, ma ci sono più livelli di sinodalità…

Ci sono vari livelli di sinodalità. Il primo livello vorrei dire è quello universale, dove troviamo il Papa, il collegio episcopale, il popolo di Dio. Poi c’è un livello particolare cioè quello delle diocesi, in cui c'è un vescovo, c'è un presbiterio, ci sono i diaconi e c'è il popolo di Dio. E poi anche la parrocchia è un altro livello, c’è il parroco, il consiglio parrocchiale… si governa all'interno di una parrocchia in piccolo ciò che avviene in grande nella Chiesa. Quello che vuole sottolineare il Santo Padre, e lo ripete spesso è la necessità di camminare, di muoversi - e anche di essere creativi.

Eminenza, nei media – ma anche talvolta nella Chiesa stessa – c’è una tendenza a confondere il Sinodo con la sinodalità. Come possiamo spiegare la distinzione tra questi due aspetti?

Il Sinodo è nato durante il Concilio Vaticano II, perché c'erano delle proposte molto forti da parte dei padri conciliari di avere una maggiore partecipazione al governo della Chiesa stando vicino al Papa. Ed era anche difficile in quel momento trovare la parola “giusta” e effettivamente si trovò questa parola, “Sinodo”. Attualmente il Sinodo è il Sinodo dei Vescovi, però si sta studiando come far partecipare maggiormente il popolo di Dio a questo grande movimento, che è una Chiesa sinodale Abbiamo fatto tanto cammino dal Concilio Vaticano II, però il Papa vuole che si approfondisca ancora di più.

Possiamo concludere, eminenza ricordando, il concetto della “piramide rovesciata” di cui fra l’altro parla anche lo studio del 2018 della Commissione Teologica Internazionale…

Esatto, il Papa ha parlato della piramide rovesciata. Cioè, quello che maggiormente appare nel mondo è la parte più alta. Prima c'era il capo, oggi invece il capo è quasi il fondamento, il supporto: Gesù ha detto a Pietro “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la Chiesa”. E non si perde qui niente, né autorità né altro, perché ciascuno in questa piramide ha la sua funzione

07 marzo 2020, 17:04