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Via Crucis al Colosseo foto d'archivio Via Crucis al Colosseo foto d'archivio  (Vatican Media)

La Via Crucis del Papa al Colosseo preparata dal carcere di Padova

In questo momento segnato da sofferenza e morte a causa del Coronavirus il Papa torna a far sentire la sua prossimità con una lettera scritta a “Il Mattino di Padova” e rivela che le meditazioni del Venerdì Santo quest’anno sono state curate dalla parrocchia del carcere di Padova “Due Palazzi”

Debora Donnini – Città del Vaticano

È “una carezza simbolica” quella che il Papa dà da Padova, “Capitale Europea del Volontariato 2020”, a tutte le città italiane, alla società civile, alle comunità cristiane con il loro vescovo e i sacerdoti in questo momento difficile ma segnato anche da testimonianze di buona volontà. In particolare la sua carezza va ai detenuti e al mondo del carcere della città veneta, a cui Francesco ha affidato la redazione delle meditazioni della Via Crucis del prossimo Venerdì Santo.

Anche nei momenti difficili Dio ci parla

"La sofferenza e la morte che, come in altre parti d'Italia, state vivendo a causa del virus è per me motivo di preghiera e vicinanza umana", scrive affidando il suo messaggio alle pagine di un quotidiano, “Il Mattino di Padova”. “Anche in questi momenti Dio ci sta parlando” e quindi “spetta all'uomo saper cogliere, dentro a questa voce, una guida per continuare a costruire, quaggiù, un pezzettino del Regno di Dio”, raccomanda il Papa ricordando che in questa situazione di pericolo si vedono uomini di buona volontà capaci di impegnarsi oltre il dovuto. Il suo pensiero va innanzitutto al personale medico e paramedico. Una buona volontà che, unita a forte senso di responsabilità e “collaborazione con le apposite autorità competenti”, diventa “un valore aggiunto”.

Ricucire non gettare via

“Ricucire insieme l'Italia” è il motto scelto da Padova come filo conduttore di quest’anno. “Oggi siamo sottoposti alla tentazione di gettare invece che riparare, di sfasciare piuttosto che ricucire: è la sorte che riserviamo non solo agli oggetti, ma anche alle persone, soprattutto a quelle più indifese”, rimarca il Papa sottolineando che “il patrimonio più importante che abbiamo” sono invece proprio “le storie personali degli uomini e delle donne” e che a nessuno di loro "dovrebbe essere rifiutato uno sguardo amorevole di attenzione e un gesto di bontà”.

Scrivere pagine di carità

Proprio il volontariato che quest’anno contraddistingue Padova, costituisce un’occasione per raccontare al mondo “il vostro DNA fatto di uso generoso del tempo e di condivisione dei talenti”, prosegue Papa Francesco che conosce “il buon cuore della gente veneta” tanto da dire che “se la carità fosse un romanzo”, ci sono “capitoli bellissimi” scritti a Padova e messi a disposizione di tutti. Una pagina di carità che il Papa stesso ha deciso di condividere scegliendo che le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo, nel Venerdì Santo, fossero scritte dalla parrocchia della Casa di Reclusione “Due Palazzi”.

La risurrezione è opera di una comunità che si allea

Ogni anno infatti vi è una tematica al centro di questo cammino di 14 stazioni perché, spiega, “Dio è il Dio che parla dentro ad una storia, attraverso dei volti, usando le nostre biografie”. Francesco si sofferma poi sulla scelta del carcere “colto nella sua interezza” per fare in modo che, anche stavolta, dice, “fossero gli ultimi a dettarci il passo”. Meditazioni che assieme a don Marco Pozza, cappellano dello stesso carcere, sono state pensate come "un’opera corale" unendo i vari volti che compongono il mondo delle carceri: “la vittima, la persona detenuta, l'agente di Polizia Penitenziaria, il volontario, la famiglia di chi è detenuto, il magistrato di sorveglianza, il funzionario pedagogico, la Chiesa, la persona innocente, a volte, ingiustamente accusata”. C’è infatti il rischio di raccontare un particolare a scapito dell’insieme ma, ricorda Francesco, “la risurrezione di un uomo non è mai opera di un singolo, ma di una comunità che lavora alleandosi assieme”. Meditazioni che, rileva ancora, lo hanno commosso: “mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita dalla scarpata”, consapevole che quando si riescono a coniugare giustizia e misericordia - cosa non semplice - “il guadagno è a favore di tutta la società”. “Dio benedica il buon cuore di chi sfida l’indifferenza con la tenerezza”, conclude il Papa rivolgendo in particolare la sua benedizione a quanti “stanno piangendo un loro caro e “alle persone anziane, ammalate e detenute che, a causa dell'emergenza, si trovano impossibilitate anche a ricevere una semplice visita di conforto”.

10 marzo 2020, 12:30