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Brunelli: Bergoglio, il Papa della preghiera

Esce venerdì “Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io”, il libro del giornalista Lucio Brunelli, pubblicato dalle edizioni San Paolo. “Non un bilancio di un pontificato – spiega l’autore – tanto meno un’operazione agiografica” ma frammenti di un incontro speciale

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Prima le anime”. E’ con una frase concisa ed efficace, tanto utile ai giornalisti, che Lucio Brunelli spiega Jorge Mario Bergoglio. E’ proprio nella veste di reporter che Brunelli incontra il futuro Pontefice, anche se in un contesto informale a casa di amici. Ma è lì che comincia una conoscenza e che diventa pian piano un costante riferimento; una certezza nei momenti dolorosi come in quelli più spensierati della vita. La distanza Roma – Buenos Aires si annulla nelle lettere, nelle telefonate e nelle mail che i due si scambiano. “Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io” è frutto di questo pezzo di strada fatto insieme da Lucio Brunelli e da Bergoglio. Un diario di ricordi che non è un violare i segreti di un’amicizia ma racconti che “prima di tutto – spiega l’autore – hanno fatto bene a me nello scriverli, una volta andato in pensione, e poi agli amici ai quali li ho fatti leggere”.

Brunelli: Papa Francesco, il sacerdote delle anime

Si tratta di “alcuni ricordi di cose vissute – si legge nell’introduzione del libro – raccontati spero con la penna di un giornalista (mestiere che non smetterò mai di amare)”. Un contributo a conoscere meglio le “intenzioni più profonde” di Papa Francesco, la “fede in Cristo Gesù” che “prima di ogni altra cosa, con i limiti di ogni uomo, lo muove e lo sostiene”. Così Lucio Brunelli, vaticanista del Tg2 (1995-2014) e poi direttore per l’informazione a Tv2000 e Inblu Radio (2014-2019), racconta il primo incontro con il cardinale Bergoglio:

Ascolta l'intervista a Lucio Brunelli

R. – Sentii parlare di lui la prima volta nel 2001, tanti anni fa, e rimasi subito affascinato dai racconti che lo descrivevano come una personalità assolutamente atipica non mediatica. Un uomo che si svegliava la mattina presto quando era buio per pregare, che viveva in povertà in un piccolo appartamento. Io ero già vaticanista e una figura così di cardinale ovviamente mi incuriosiva. Alla luce di questi racconti me lo aspettavo anche molto severo e austero, una personalità che poteva mettere soggezione. L’ho poi conosciuto nel 2005, quindi 8 anni prima della sua elezione, era allora cardinale di Buenos Aires. Lo incontrai a casa di Gianni Valente e di Stefania Falasca, che già lo conoscevano, e lì scoprii un uomo di chiesa che definirei particolare, molto modesto, che veniva a Roma senza segretari, una persona molto mite ma anche ilare, che ti metteva a proprio agio e che sapeva sorridere delle cose. Questo è un tratto che mi ha sempre colpito di lui. Lui stesso dice che l'umorismo è l'espressione umana più vicina alla grazia di Dio, nel senso che è tipica di chi non si prende troppo sul serio perché sa perfettamente che è una sola la cosa seria e importante nella vita, quella che dà il senso di tutto mentre sul resto – noi, i nostri limiti – si può sorridere.

Hai parlato di una personalità atipica non mediatica. Quanto si sovrappone questa definizione all'immagine pubblica di Papa Francesco?

 R. – E’ chiaro che poi Bergoglio è diventato anche un personaggio mediatico, i media si sono occupati di lui dopo l’elezione. Quando l'ho conosciuto io effettivamente non dava interviste e a me aveva attratto anche per questo. Io oggi sento un divario tra la rappresentazione mediatica prevalente di Bergoglio e di Papa Francesco rispetto alla persona che ho conosciuto io. Un divario in particolare su certe rappresentazioni che si ritrovano sui social, perché io ho conosciuto un uomo, ad esempio, per cui la preghiera è fondamentale ed è una preghiera, come ho scritto, “scandalosamente tradizionale”. E’ un uomo che si nutre di rosari, di adorazione eucaristica, che vive ogni giorno di novene a santa Teresina di Lisieux, a san Giuseppe. Quando io una volta ho avuto un grande dolore famigliare mi ha mandato una busta con dei santini proprio di santa Teresina, di san Giuseppe, con le preghiere da recitare per chiedere una grazia nei momenti di grande dolore e tribolazione.  Poi invece leggo chi lo dipinge come un Papa quasi secolarizzato, che non parla di Dio, relativista. E’ chiaro che sento un divario rispetto all’uomo che ho conosciuto io, un uomo che veramente vive di preghiera.  Questo aspetto della sua pace interiore insieme alla sua ilarità è il segreto che mi ha sempre più intricato. La sua è una pace che nasce dalla preghiera, nasce dalla fede e dalla grazia di Dio.

Nel tuo libro ci sono tanti ricordi, aneddoti, lettere. Proprio la profondità di fede del Papa dove la ritrovi? C'è in un particolare momento anche della vostra amicizia che lo fa comprendere meglio?

R. – Lo ritrovo in tante piccole cose. A me colpisce però la sua dimensione di sacerdote per cui le anime vengono prima di ogni altra cosa. “Prima le anime”: potrebbe essere il suo motto. Ricordo che eravamo al telefono, era il 2014, gli raccontavo di una mia collega della Rai con la quale ho collaborato per tanti anni perché lei faceva il montaggio dei miei servizi proprio sul Papa. Lei mi chiese un consiglio perché voleva confessarsi da un sacerdote, erano 40 anni che non si confessava più. Stavo parlando con il Papa di altre cose e raccontai per inciso quest'episodio. Mi interruppe e lo fece con una voce per me indimenticabile, dicendo che la mia collega si doveva confessare da un prete misericordioso. Insistette su questo punto. Risposi che lo avremmo cercato. “Altrimenti la fai venire da me – disse il Papa - rinuncio alla mia siesta e la confesso io”. Questo dice molto sul sacerdote Bergoglio per il quale l'anima di una persona, l'anima nel senso del desiderio di felicità di vita di una persona, viene prima di ogni altra cosa.

18 febbraio 2020, 15:30