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Sette giorni con Francesco

La settimana liturgica inizia la domenica, quella lavorativa convenzionalmente il lunedì. Per il Papa è diverso. Per Francesco la settimana in qualche modo comincia il venerdì, il giorno della compassione per gli “invisibili”, della misericordia che esce dalle mura vaticane, destinazione periferia. La nostra narrazione segue questo percorso dal venerdì, il ritmo diverso di un’agenda dove gli impegni sono organizzati dal criterio della carità

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Il primo messaggio di Gesù è che Dio è vicino, si è fatto uomo, “ha azzerato le distanze”, “è disceso, ci è venuto incontro”. Papa Francesco parla così della Parola del Signore, nell’omelia della Messa celebrata il 26 gennaio nella Basilica di San Pietro, per la prima Domenica della Parola di Dio, uno degli eventi centrali della settimana in Vaticano. La sua Parola, spiega, “consola e incoraggia” ma anche “provoca la conversione, ci scuote, ci libera dalla paralisi dell’egoismo”, ha il potere “di far passare dall’oscurità alla luce” perché “non ci parla di cose, ma di vita”.

Cominciamo dal Vangelo: teniamolo aperto sul comodino di casa, portiamolo in tasca con noi o nella borsa, visualizziamolo sul cellulare, lasciamo che ogni giorno ci ispiri. Scopriremo che Dio ci è vicino, che illumina le nostre tenebre, e che con amore conduce al largo la nostra vita.

La Domenica della Parola e il dono della Bibbia 

Al termine della Messa, il Papa dona ai partecipanti una edizione tascabile della Bibbia e all’Angelus invita a pregare nel 75.mo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, la Giornata della Memoria dell’Olocausto, che cade il 27 gennaio, e accoglie accanto a sé due ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma, in rappresentanza dei tanti raccolti in piazza san Pietro, al termine della loro “carovana della Pace”.

Una comunicazione che porta "la verità delle buone storie"

Il venerdì precedente, 24 gennaio, memoria di san Francesco di Sales, veniva reso pubblico il Messaggio del Pontefice per la 54.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, nel quale Papa Francesco scrive che la comunicazione è autentica se edifica e se fa “respirare la verità delle buone storie”. Il giorno successivo, sabato 25 gennaio, il Papa aveva incontrato giudici e avvocati del Tribunale della Rota Romana, invitandoli, assieme a vescovi e parroci, a difendere il matrimonio da ideologie e particolarismi.

Vespri ecumenici: più ospitali, anche tra noi cristiani

Sempre il 25, nel pomeriggio, presiedendo i Vespri nella Solennità della Conversione di San Paolo, nella Basilica che custodisce le spoglie dell’Apostolo, Francesco aveva chiuso la 53.ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, insieme al metropolita ortodosso Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e all’arcivescovo anglicano Ian Ernest, rappresentante del primate Welby. Nell’omelia, il Pontefice aveva analizzato il tema della Settimana: “Ci trattarono con gentilezza”.

Da questa Settimana di preghiera vorremmo imparare ad essere più ospitali, prima di tutto tra di noi cristiani, anche tra fratelli di diverse confessioni. L’ospitalità appartiene alla tradizione delle comunità e delle famiglie cristiane. I nostri vecchi ci hanno insegnato con l’esempio che alla tavola di una casa cristiana c’è sempre un piatto di minestra per l’amico di passaggio o il bisognoso che bussa. E nei monasteri l’ospite è trattato con grande riguardo, come fosse Cristo.

Santa Marta: alla Chiesa servono evangelizzatori gioiosi

Alla Messa in Casa Santa Marta del 28 gennaio, il Papa parla della festa del popolo d’Israele per il ritorno a Gerusalemme dell’Arca dell’Alleanza. La Chiesa, sostiene, andrà avanti solo con evangelizzatori gioiosi, pieni di vita.

La gioia nel ricevere la Parola di Dio, la gioia di essere cristiani, la gioia di andare avanti, la capacità di fare festa senza vergognarsi e non essere come questa signora, Mical, cristiani formali, cristiani prigionieri delle formalità”. 

Udienza generale: nuove catechesi sulle Beatitudini

Nell’udienza generale di mercoledì 29 gennaio, il Papa inaugura un nuovo ciclo di catechesi, dedicato alle Beatitudini, e riflette sul Discorso della Montagna nel quale Gesù si rivolge ai discepoli, ma anche alle folle. “È un messaggio – dice – per tutta l’umanità”.

Gesù inizia a insegnare una nuova legge: essere poveri, essere miti, essere misericordiosi… Questi “nuovi comandamenti” sono molto più che delle norme. Infatti, Gesù non impone niente, ma svela la via della felicità – la sua via – ripetendo otto volte la parola “beati”.

Se giudico con misericordia, con la stessa sarò giudicato

Francesco dedica infine l’omelia della Messa a Santa Marta di giovedì 30 gennaio allo stile di vita del cristiano, indicato da Gesù, che non teme umiliazioni, perché se giudico “con una misura cristiana”, con molta misericordia, “con la stessa sarò giudicato”. Ma “se la mia misura è mondana”, di chi “è capace di calpestare la testa di tutti” pur di arrampicarsi nella vita, sarò giudicato “senza pietà”.

La dottrina cristiana è una realtà dinamica

Più tardi, il Pontefice riceve i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, dedicata alla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, e ricorda che “una società merita la qualifica di ‘civile’ se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto” e “riconosce il valore intangibile della vita umana”. E sottolinea:

La dottrina cristiana non è un sistema rigido e chiuso in sé, ma nemmeno un’ideologia che muta con il passare delle stagioni; è una realtà dinamica che, rimanendo fedele al suo fondamento, si rinnova di generazione in generazione e si compendia in un volto, in un corpo e in un nome: Gesù Cristo Risorto.

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30 gennaio 2020, 18:59