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Il Papa confessa in Piazza San Pietro (Giubileo della Misericordia, aprile 2016) Il Papa confessa in Piazza San Pietro (Giubileo della Misericordia, aprile 2016)  (Ossevatore Romano) La nota

Il cristiano è una persona che si lascia correggere

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha celebrato stamattina la Messa a Santa Marta. Ieri il discorso al Corpo diplomatico, mercoledì la prima udienza generale dell’anno. Una chiave di lettura degli ultimi tre giorni

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Tutti noi preferiamo le lodi ai rimproveri, ma il cristiano nel suo cammino di fede accetta di essere quotidianamente corretto. Nell’omelia di venerdì 10 gennaio a Santa Marta, Francesco ricorda le parole forti di San Giovanni evangelista che dà del “bugiardo” a chi dice di amare Dio che non vede e non ama il fratello che vede: “Essere bugiardo - precisa - è proprio il modo di essere del diavolo: è il Grande Bugiardo … il padre della menzogna”. A nessuno piace essere chiamato bugiardo: ma è l’umiltà della fede che fa camminare il cristiano sulla via non facile della conversione, nella consapevolezza che Dio stesso, nel suo amarci per primo, colma la grande distanza che c’è tra il suo e il nostro amore, che spesso non si vuole sporcare le mani – afferma il Papa – per fare del bene in modo concreto.   

Le nostre mancanze nell’amore, i nostri peccati, sono svelati subito dal nostro modo di parlare, ha detto il Papa nell’omelia di giovedì 9 gennaio a Santa Marta. Magari preghiamo per la pace nel mondo - osserva – ma seminiamo la guerra in famiglia, nel quartiere, sul posto di lavoro, parlando male degli altri e condannando: quando il diavolo riesce a farci fare la guerra – ha detto Francesco – “è contento, non ha più da lavorare”, perché “siamo noi a lavorare per distruggerci l’un l’altro”, distruggendo prima noi stessi, “perché togliamo fuori l’amore”, e poi gli altri. Le nostre parole rivelano chi siamo: se rimaniamo nel Signore – sottolinea il Papa – e “scivoliamo su un peccato o un difetto, sarà lo Spirito a farci conoscere questo errore”. L’amore vero è quello che spinge a parlare “bene” degli altri e “se non posso parlare bene” ci fa chiudere la bocca.

 

Di fronte alle nostre difficoltà e davanti ai problemi del mondo, ci deve sostenere sempre la speranza che “il male, la sofferenza e la morte non prevarranno”: lo ha detto il Papa giovedì 9 gennaio nel discorso al Corpo diplomatico. È la speranza che viene da “un bimbo appena nato”, dal Dio fatto uomo, che “ci invita alla gioia”, ma anche al coraggio di affrontare i problemi con realismo per costruire un mondo più giusto, più pacificato, più fraterno. Occorre “unire gli sforzi” per superare “una cultura della divisione che allontana le persone le une dalle altre e apre la strada all’estremismo e alla violenza. Lo vediamo sempre più - ha detto il Papa - nel linguaggio di odio diffusamente usato in internet e nei mezzi di comunicazione sociale. Alle barriere dell’odio, noi preferiamo i ponti della riconciliazione e della solidarietà”. Davanti ai rappresentanti della comunità internazionale, il Papa ricorda che quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della proclamazione dell’Assunzione di Maria Vergine al Cielo: “L’Assunzione di Maria ci invita … a guardare oltre, al compimento del nostro cammino terreno, al giorno in cui la giustizia e la pace saranno pienamente ristabilite”. È proprio in questa luce “che non possiamo smettere di sperare” e di costruire qui in terra un’umanità fraterna facendo “prevalere il bene comune sugli interessi particolari”. Allora, la pace non sarà più un’utopia, ma una meta possibile.

La fede ci aiuta a credere che vale sempre la pena impegnarsi per costruire anche là dove sembra che il male e il fallimento prevalgano. Il Papa ne ha parlato alludienza generale di mercoledì 8 gennaio. La catechesi è dedicata al viaggio via mare di San Paolo per approdare a Roma, secondo quanto raccontato dagli Atti degli Apostoli: “La navigazione - ha detto Francesco - incontra fin dall’inizio condizioni sfavorevoli. Il viaggio si fa pericoloso. Paolo consiglia di non proseguire la navigazione, ma il centurione non gli dà credito e si affida al pilota e all’armatore. Il viaggio prosegue e si scatena un vento così furioso che l’equipaggio perde il controllo e lascia andare la nave alla deriva”. Quando “la morte sembra ormai prossima e la disperazione pervade tutti” Paolo interviene con parole di grande fede. Saranno tutti salvi: “Il naufragio, da situazione di disgrazia, si muta in opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo”. È una legge del Vangelo, ricorda Francesco: “Quando un credente fa esperienza della salvezza non la trattiene per sé, ma la mette in circolo”. Perché “Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti”.

 

10 gennaio 2020, 15:00