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Una veglia di preghiera della Gmg Una veglia di preghiera della Gmg   La nota

Trovare il tempo per l’adorazione

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha pronunciato la prima omelia dell’anno a Casa Santa Marta. Ricordiamo anche l’Angelus e la Messa nella Solennità dell’Epifania e le parole in occasione della preghiera mariana di domenica 5 gennaio

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Oggi festeggiano il Natale le Chiese orientali cattoliche e le Chiese ortodosse che seguono il calendario giuliano. A loro sono giunti di cuore gli auguri di Francesco. L’unità dei cristiani è un dono di Dio ma, come tutti i doni, il nostro compito è quello di accoglierli, pur nella durezza dei nostri cuori, che continuano a vedere più le cose che ci dividono che quelle che ci uniscono (perfino tra noi cattolici).  

Siamo duri di cuore, ma il vero rischio è quello di non accorgersene più. Ne ha parlato il Papa nella prima omelia dell’anno a Casa Santa Marta. Il pericolo per noi cristiani è l’incoscienza di vivere la fede con lo spirito del mondo e non con lo Spirito di Dio. Cristiani di nome, pagani di fatto. È cadere nella corruzione, che è peggio del peccato: “Il peccato non ti allontana da Dio se tu te ne accorgi e chiedi perdono, ma lo spirito del mondo ti fa dimenticare cosa è il peccato” e ti fa credere che si può fare tutto. Invece, “lo Spirito Santo ti porta verso Dio e se tu pecchi lo Spirito Santo ti protegge e ti aiuta ad alzarti, ma lo spirito del mondo ti porta verso la corruzione, al punto tale che tu non sai distinguere cosa è buono e cosa è male: è tutto lo stesso, tutto è uguale”. Per questo, il Papa invita a trovare il tempo durante la giornata per l’esame di coscienza: per capire cosa si muove nel nostro cuore, chiedendo la grazia di comprendere se ci muove lo Spirito di Dio o lo Spirito del mondo.

Dobbiamo saper dare il nostro tempo a Dio. Le nostre giornate sono spesso frenetiche, ma è necessario trovare il tempo per l’adorazione. Il Papa, nella Messa per l’Epifania, ricorda che possiamo fare due scelte: quella di Erode e quella dei Magi. L’essere umano, come Erode, quando non adora Dio, adora se stesso. Può succedere anche nella vita cristiana, quando diventa un modo educato per approvare la propria bravura oppure ci si serve di Dio invece di servirlo. I Magi lasciano la loro terra, escono da sé stessi per incontrare e adorare Dio: “La fede - ha detto il Papa - non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto vivo con una Persona viva da amare”. Adorare Dio, allora, diventa un “riscoprirci fratelli e sorelle davanti al mistero dell’amore che supera ogni distanza”. La fede cristiana non aumenta le distanze, le accorcia, fino ad annullarle, come ha fatto Dio che è disceso dal cielo per farsi vicino a noi. Ma noi troviamo il tempo per stare vicini a Lui? Spesso preghiamo senza adorare, sempre centrati su noi stessi, lontani da Dio. È il tempo di adorare: è la preghiera che ci avvicina a Dio perché lo mette al centro del nostro cuore.

Chi sta con Gesù, non è più lo stesso: l’incontro con Lui ci cambia. Il Papa, nell’Angelus dell’Epifania lo ribadisce, “non siamo più quelli di prima”: “Ogni esperienza di incontro con Gesù ci induce ad intraprendere vie diverse, perché da Lui proviene una forza buona che risana il cuore e ci distacca dal male”, ci libera dalla cattiveria. La parola “cattivo” ci ricorda chi c’è dietro: “captivus diaboli”, “prigioniero del diavolo”. Il combattimento della fede è lasciarsi liberare dalle sue seduzioni. Francesco ricorda ancora una volta i veri idoli, quelli che imprigionano il cuore: il dio denaro, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a dio. Se ci guardiamo dentro con sincerità, vediamo quanto sia difficile il solo voler essere liberati dagli idoli che ci occupano l’anima.

La vera libertà è quella di amare. Nell’Angelus di domenica 5 ottobre, il Papa ricorda il progetto di Dio su di noi: renderci suoi figli in Gesù, santi nell’amore. Un progetto di gioia infinita. Non è una favola, dice Francesco, è la verità sul senso della vita: “Il Vangelo di Cristo non è un mito, un racconto edificante. Il Vangelo di Cristo è la piena rivelazione del disegno di Dio sull’uomo". È un messaggio "semplice e grandioso” che siamo chiamati ad annunciare nonostante la nostra debolezza: almeno utilizziamo lo stile di Dio e non il nostro, la misericordia e non lo spirito di accusa e di condanna.

Infine, il grido di pace del Papa davanti alle terribili tensioni internazionali degli ultimi giorni: “La guerra – ha detto – porta solo morte e distruzione”. I potenti della terra hanno una grande responsabilità davanti a Dio e all'umanità. 

07 gennaio 2020, 13:00