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Terra Santa. Grotta del latte a Betlemme Terra Santa. Grotta del latte a Betlemme  La nota

Viene la Pace

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Commovente incontro in fine mattinata con alcuni rifugiati giunti da Lesbo. In precedenza, Francesco ha celebrato la Messa a Santa Marta e ricevuto 6 nuovi ambasciatori

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Natale si avvicina. Ma è sempre difficile, anche oggi per tutti noi, riconoscere il Dio che si fa uomo. Francesco ha voluto incontrare alcuni rifugiati arrivati da Lesbo con i corridoi umanitari. Riceve in dono un giubbotto salvagente appartenuto a un migrante ignoto annegato nel Mediterraneo. Il giubbotto, messo su una croce in resina, è ora appeso nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere. La morte di questo migrante, dice il Papa, è stata causata dall’ingiustizia: “È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l'ingiustizia che li obbliga a attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l'ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”. Non si può rimanere indifferenti: “Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, facendoci così responsabili della loro morte. La nostra ignavia è peccato!”. San Giovanni Crisostomo diceva che niente è più triste di un cristiano freddo, che non si interessa della salvezza degli altri. “Bisogna soccorrere e salvare - ha detto il Papa - perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio”. Anche noi abbiamo bisogno di essere salvati.

È l’esame finale. Siamo avvantaggiati perché conosciamo già gli argomenti. La meta della nostra fede è la salvezza delle anime. Ma questo ha molto a che fare con la salvezza delle persone nella vita concreta di tutti i giorni: è l’attenzione agli altri negli infiniti modi che ci propone il comandamento dell’amore. È l’amore che salva. E l’amore è Dio: “Deus caritas est”. “L’unico che salva è il Signore” - ha ricordato Francesco nella Messa di questa mattina a Casa Santa Marta commentando le letture odierne - e questa salvezza è gratuita perché nessuno di noi può salvarsi da solo, nessuno può vantarsi di essere giusto. Possiamo solo affidarci “alla gratuità della salvezza del Signore”. Solo così il nostro deserto, la sterilità del nostro egoismo, fiorirà: fiorirà nelle opere della fede, l’amore che dà la vita. Questa è la vera pace. 

“I cristiani di tutto il mondo si preparano a celebrare la nascita di Colui al quale ci rivolgiamo come Principe della pace”. Francesco si rivolge a 6 nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Vengono da Seychelles, Mali, Andorra, Kenya, Lettonia e Niger. Paesi diversi, qualcuno a maggioranza cristiana altri a maggioranza musulmana, ma tutti aspirano alla pace. È un desiderio profondo, iscritto nel Dna dell’essere umano, che, anche se non lo sa, attende non tanto la pace come qualcosa, ma la pace come Qualcuno. Viene la Pace. Il Papa ne parla con la speranza cristiana più che con ottimismo umano, perché dal nostro punto di vista vediamo “un mondo tristemente segnato da conflitti civili, regionali e internazionali, divisioni sociali e disuguaglianze”. Le divisioni si infiltrano e colpiscono la stessa comunità cristiana, a volte perfino in nome della fede, anche se siamo fratelli e dovremmo difenderci invece che accusarci. Il Papa, che non teme di pronunciare il nome del vero nemico, il diavolo, ha nuovamente chiesto a Dio, durante l’udienza generale di ieri, che protegga tutti dal maligno. Contro il male, Francesco traccia un cammino fatto di parole semplici: onestà, verità, solidarietà fraterna, rispetto reciproco, dignità. Ecco la speranza: viene la pace, ma non è tanto una situazione, è Qualcuno.

19 dicembre 2019, 14:50