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Missionario in Thailandia Missionario in Thailandia  (AFP or licensors)

Thailandia, il dolore delle popolazioni tribali povere e dimenticate

Un missionario del Pime racconta: la visita del Papa speranza per migliaia di tribù del nord senza diritti fondamentali. Molti di loro sarebbero voluti andare ad accogliere il Pontefice ma la loro carta di identità non gli permette di uscire dalla provincia, sono privi di una vera cittadinanza. La ripresa economica tumultuosa aumenta la forbice tra ricchezza e povertà

Federico Piana – Città del Vaticano

“Papa Francesco troverà un Paese profondamente cambiato rispetto a quello che visitò Giovanni Paolo II trentacinque anni fa”. Padre Marco Ribolini, missionario del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, conosce profondamente la Thailandia, prima tappa del viaggio apostolico del Pontefice che inizia oggi e che il 23 novembre prossimo lo porterà anche in Giappone. Il sacerdote italiano vive da anni a fianco delle popolazioni tribali in territori spesso inospitali al confine con la Birmania. E’ la gente più povera e dimenticata che non riesce ad ottenere neanche il riconoscimento dei diritti fondamentali, ripete, raccontando come Chiesa Cattolica stia da tempo aiutandola a sopravvivere con progetti concreti ed amore spassionato. “E la Chiesa Cattolica in Thailandia è una netta minoranza”. 

La visita del Papa sarà nella capitale thailandese, Bangkok, città sintesi delle contraddizioni dell’intero Paese attraversato da un impetuoso dinamismo economico che avvantaggia solo una parte della società facendo impennare la povertà che si concretizza nelle immagini delle baraccopoli accanto allo skyline dei grattacieli avveniristici…

R. - Bangkok sembra una città proiettata velocemente nel futuro, forse più di quanto lo siano alcune capitali europee. Eppure nella sua pancia nasconde una grande sacca di persone che non riescono a star dietro a questo ritmo forsennato, rimanendo escluse. La città ha un doppio volto ed il Papa lo vedrà. Quello che capita a Bangkok sta avvenendo in tutta la nazione.

Le foreste al confine con la Birmania, dove lei è presente con la sua missione, potremmo dire che sono l’altra faccia della medaglia, ospitano popolazioni povere senza futuro, un po’ come le baraccopoli di Bangkok?

R. - Sì, è così. Qui la vita è ancora quella del villaggio, delle capanne di bambù e con i tetti di paglia. Le popolazioni indigene oltre alla povertà endemica soffrono di altre calamità come ad esempio la droga. Ci troviamo nel famigerato ‘triangolo d’oro’ con la Birmania dove transitano oppio e droghe sintetiche. L’altro grave problema è quello della cittadinanza. In queste terre sono presenti tribù che sono minoranze etniche provenienti dalla Birmania e che sono considerati cittadini di serie b. Molte di queste persone non potranno partecipare alla visita del Papa perché non hanno le carte d’identità valide per spostarsi dalla provincia.

E la Chiesa Cattolica, minoranza nel Paese, cosa fa per aiutare queste persone?

R. - Le nostre missioni in queste terre del nord si preoccupano principalmente della scolarizzazione dei bambini. Nel tempo sono stati costruiti degli ostelli vicino ai villaggi e alle scuole in modo che i ragazzi possano andare a scuola senza difficoltà. Siamo impegnati nella costruzione del futuro per le nuove generazioni. Un popolo che sa leggere e scrivere è un popolo che riesce ad integrarsi e reclamare i propri diritti.

Le scuole utilizzate anche come strumento per il dialogo interreligioso?

R. - Non c’è dubbio. La Thailandia ha una maggioranza buddista e una forte componente musulamana e le minoranze religiose come quella cattolica vengono percepite come qualcosa di esterno. Tramite le scuole il mondo cattolico si è fatto comprendere dal mondo buddista. A Bangkok quasi tutte le parrocchie hanno una scuola con migliaia di giovani.

E’ vero che anche molti re thailandesi hanno studiato in queste scuole?

R. - Esatto. Perché sono molto affermate e sono riuscite ad inserirsi nella cultura e nel tessuto sociale con grande successo.

Ascolta l'intervista a padre Ribolini
19 novembre 2019, 14:44