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Il Papa al Festival di Verona: siate costruttori di fraternità

Grande partecipazione e tante iniziative in programma per questa nona edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa in corso a Verona. Francesco nel suo videomessaggio per l’occasione invita tutti a ricostruire il tessuto sociale. “Per risolvere i problemi - dice - non servono grandi manager ma restare uniti nell’impegno di non cedere all’indifferenza”

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Siate tessitori di un tessuto sociale nel quale la presenza diventa dono che fa risplendere la bellezza della fraternità. Lo dice il Papa nel videomessaggio inviato ai partecipanti alla nona edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, al via da oggi e fino al 24 novembre in corso a Verona, presso il Cattolica Center.

Presenti, vicini, uniti

Francesco riprende il tema scelto per quest'anno, “Essere presenti, polifonia sociale”, e indugia a lungo sul senso della “presenza”. Presenza – afferma – è essere accanto a qualcuno, condividere, accompagnare, togliere dall’isolamento e far giungere a chi incontriamo, quel calore umano capace di ravvivare l’esistenza.

Essere presenti significa tenere gli occhi aperti per evitare che qualcuno rimanga escluso dal nostro sguardo. Chi non è visto da nessuno, entra a far parte della schiera degli invisibili formata da emarginati, poveri, scartati, sfruttati. Non vederli è il modo più sbrigativo per non farci problemi; eppure loro ci sono e, anche se facciamo finta di non vederli, esistono. Essere presenti significa prendere l'iniziativa, fare il primo passo, andare incontro, arrivare all'incrocio delle strade dove si trovano i tanti esclusi. È bello pensare ad una presenza diffusa, che abita tutti i luoghi, porta tenerezza e opera come il lievito.

Tanti volti e sguardi da incontrare

Il Papa articola il significato della presenza in tre verbi: vedere, fermarsi e toccare. Vedere è sempre il primo passo anche se ciò che vediamo può spaventarci o indurci a scappare e negare, ma serve sempre ad uscire da noi stessi. Dopo aver visto – prosegue il Pontefice – è necessario fermarsi perché correre, andare di fretta, non ci fa accorgere di tanti volti e sguardi.

Quante persone solo molto tardi nella vita si accorgono di aver corso e di non mai aver avuto il tempo di fermarsi a giocare con i propri figli, di dialogare con i genitori anziani, di curare gli affetti, di non essere stati disponibili ad aiutare. Quando si vuol bene ad una persona si prova il desiderio forte di stare con lei e non di correre altrove. 

Non cedere all'indifferenza

Solo il toccare l’altro però annienta definitivamente le distanze. Questo invito alla presenza mite e dialogante che si fa prossima, nelle parole del Papa, raggiunge tutti, e contruibuisce alla ricostruzione del tessuto sociale, togliendo la polvere dalla bellezza e forza di essere popolo.

Per risolvere i problemi non c'è bisogno di grandi manager o di uomini forti, ma è necessario essere uniti nell'impegno di non cedere all'indifferenza. Ognuno con la le proprie qualità e i propri doni può diventare costruttore di fraternità. Il mondo cambia non se qualcuno fa i miracoli, ma se tutti ogni giorno fanno quello che devono fare. Il cambiamento duraturo parte sempre dal basso, non è mai solo un'operazione di vertice.

Tessitori del tessuto sociale

In quest’ottica diventa importante e prezioso chi prima era scartato e giudicato: il povero, il malato, il vecchio, il bambino, l’operaio, il professionista, il dotto e l’ignorante.

È urgente non imbrigliare la libertà di fare il bene. Il nostro Paese va avanti perché tante persone nel silenzio vivono onestamente, lavorano, sono solidali, si prendono cura di chi è nel bisogno. Auguro a tutti voi che partecipate al nono festival della Dottrina Sociale della Chiesa di essere tessitori di un tessuto sociale nel quale la presenza diventa un dono che fa risplendere la bellezza della fraternità.

21 novembre 2019, 20:30