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Padre Lembo: sono grato al Papa per il suo messaggio sulle armi

Gioia e gratitudine per le parole di Francesco a Nagasaki in particolare sulle armi nucleari. E’ quanto sottolinea padre Andrea Lembo, superiore regionale del Pime in Giappone

Adriana Masotti – Tokyo

Festosa accoglienza dei cattolici in Giappone che hanno manifestato la loro gioia di poter vedere il volto del Papa. Così padre Andrea Lembo, superiore regionale del Pime in Giappone. E sul primo discorso a Nagasaki contro la corsa agli armamenti, si dice grato per le parole di Francesco che ha definito un crimine progettare e sviluppare armi nucleari.

Ascolta l'intervista a padre Andrea Lembo

Padre Andrea Lembo, finalmente Papa Francesco è arrivato in Giappone. Qual è la sua prima impressione?

R. – La prima impressione è stata certamente quella di una grande gioia. Io ho avuto l’esperienza, ieri – una piccola esperienza – di due mie signore cristiane che sono venute alla catechesi e poi, finita la catechesi – erano le 16.00 – hanno detto: “Padre, andiamo davanti alla Nunziatura perché vogliamo vedere il volto del Papa”. Quando il Papa è passato, la televisione nazionale Nhk ha mostrato le due signore che si sono commosse tantissimo nel vedere il volto del Papa e gridavano “Viva il Papa! Viva il Papa!”. Questo è un modo per accoglierlo, e la gioia che hanno i cristiani, soprattutto giapponesi, di accogliere questo Papa che ha questo sorriso, questa capacità di fare uscire dalle righe anche i giapponesi. Alzare le mani e gridare “Viva il Papa!” è una cosa che di solito non si fa. Quindi, grande gioia per l’arrivo del Papa, grande gioia.

Dopo l’incontro, ieri, con i vescovi, oggi la prima tappa pubblica – a Nagasaki.

R. – Certo: il Papa, come ha detto lei, è arrivato a Nagasaki, questa mattina ha già avuto due incontri, l’incontro al Monumento dei Martiri, e ha certamente ricordato questa bellissima storia del Giappone, unica al mondo, come il Papa aveva già detto in una catechesi: persone che hanno testimoniato la fede con la vita e hanno conservato la fede; pur nell’assenza di sacerdoti hanno conservato e trasmesso la fede nelle famiglie per 250 anni. Una fede pura, una fede matura, una fede sofferta. Quindi è stato bello questo ricordo nel luogo dei 26 martiri. E poi il Papa, sotto una pioggia dirompente, purtroppo, al Parco della pace, prima ha posto la corona in ricordo delle tante vittime della bomba nucleare. Vorrei qui sottolineare che per no cristiani certamente Hiroshima è molto importante, ma lo è di più Nagasaki, perché l’epicentro della bomba è stato la cattedrale cattolica di Nagasaki e quindi tra i cristiani abbiamo avuto tante vittime nel Parco della pace. E anche nel Museo della pace sono custoditi molti segni cristiani: rosari, le statue – perché è caduta sulla cristianità, questa bomba atomica. Quindi c’è anche, per noi, questa vicinanza nella fede, in questa tragedia. E il Papa lì, come ci aspettavamo, ha parlato appunto delle armi nucleari. E’ stato un discorso universale: ha parlato ai capi di tutte le Nazioni. Mi sembra di recuperare questi tre punti: innanzitutto, il costruire armi non è per la prevenzione della guerra, ma il costruire armi porta alla guerra. Quindi una Nazione che continua a costruire armi, prima o poi arriverà alla guerra, alla distruzione. E questo è un punto fondamentale di richiamo anche per il Giappone: sapete che il Giappone ha ripreso purtroppo questo cammino per cambiare l’articolo 9 della Costituzione, che dava al Giappone la vocazione mondiale alla pace, e cioè non avere un esercito ma lavorare per la pace. Il secondo punto che il Papa ha toccato è proprio sulle armi nucleari: le armi nucleari – diceva – sono una minaccia all’umanità e alla natura, perché richiedono sperimentazioni, richiedono l’arricchimento dell’uranio, minacciano sia la natura sia l’uomo. Da ultimo – molto bello – il Papa ci ricordava che pensare, progettare, sviluppare le armi nucleari è il più grave crimine che grida al Cielo. Quanti soldi le Nazioni devolvono allo sviluppo delle armi e delle armi nucleari, prevenendo lo sviluppo di popolazioni e quindi non combattendo la fame, non combattendo la povertà? E’ un tema molto forte: grazie perchè Papa Francesco lo ha ricordato davanti ai reduci – perché oggi erano presenti anche persone che hanno vissuto in prima persona la tragedia delle armi nucleari; grazie per averlo ricordato davanti alle generazioni giovani: ne abbiamo bisogno. Noi, che non abbiamo fatto l’esperienza della guerra e ancora di più i ragazzi giovani, abbiamo bisogno che qualcuno ci ricordi che non è solo il momento della guerra, la cosa tragica, ma tutto quello che precede, anche dal punto di vista economico.

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24 novembre 2019, 09:26