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Il Papa: i martiri non sono "santini", sono i veri vincitori

In continuità con le catechesi delle scorse settimane, Papa Francecso commenta all'udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, il brano degli Atti degli Apostoli in cui Luca racconta della creazione dei diaconi nella Chiesa e descrive la figura di Stefano, il primo martire cristiano

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Il brano tratto dagli Atti degli Apostoli che il Papa pone al centro della sua catechesi di questo mercoledì, presenta la figura del diacono Stefano, il primo martire cristiano che, pieno di Spirito Santo, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo, suscitando però avversità e odio da parte di alcuni membri della Sinagoga. Due gli aspetti che Francesco sottolinea prendendo spunto dalla lettura: il diaconato e il martirio.

La 'zizzania' della mormorazione 

L’evangelista Luca attraverso gli Atti ci narra “il viaggio del Vangelo nel mondo” ma anche, dice il Papa, “l’insorgere di alcuni problemi” all’interno della comunità cristiana formata da giudei e da greci, cioè non ebrei, con sensibilità diverse ma che, sottolinea, venivano accolti. Nasce così "la 'zizzania' della mormorazione, la zizzania del chiacchiericcio: i greci mormorano per la disattenzione della comunità nei confronti delle loro vedove”. Gli Apostoli allora si riuniscono e cercano insieme delle soluzioni e decidono di dividere i compiti, quello della proclamazione del Vangelo e quello della carità.

Gli Apostoli sono sempre più consapevoli che la loro vocazione principale è la preghiera e quella di predicare la Parola di Dio, ambedue: pregare e annunciare il Vangelo; e risolvono la questione istituendo un nucleo di «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza» (At 6,3), i quali, dopo aver ricevuto l’imposizione delle mani, si occuperanno del servizio delle mense".

Ascolta il servizio con la voce del Papa

Il diacono nella Chiesa è per il servizio

A braccio il Papa sottolinea qual è il compito del diacono: 

I diaconi – si chiamano “diaconi” – sono creati per questo, per il servizio. Il diacono, nella Chiesa, non è un sacerdote in seconda: no, no. E’ un’altra cosa. Il diacono non è per l’altare, no: è per il servizio. E’ il custode del servizio nella Chiesa. Quando a un diacono gli piace troppo di andare all’altare, sbaglia. Questa non è la sua strada. E gli Apostoli creano i diaconi.

La calunnia uccide sempre

E tra i sette 'diaconi' c’è anche Stefano contro cui si manifestano le resistenze più ostinate. Contro di lui gli avversari “scelgono la soluzione più meschina per annientare un essere umano: la calunnia o falsa testimonianza”. E il Papa aggiunge: “E noi sappiamo che la calunnia uccide. Sempre”. Poi prosegue:

Questo “cancro diabolico”, che nasce dalla volontà di distruggere la reputazione di una persona, aggredisce anche il resto del corpo ecclesiale e lo danneggia gravemente quando, per meschini interessi o per coprire le proprie inadempienze, ci si coalizza per infangare qualcuno.

Stefano si affida a Dio e perdona i suoi nemici

Stefano viene accusato da falsi testimoni e la rilettura che egli fa davanti al Sinedrio “della storia sacra centrata in Cristo”, della Pasqua di Gesù morto e risorto come “la chiave di tutta la storia dell’alleanza”, e dunque la sua denuncia coraggiosa “di ipocrisia con cui sono stati trattati i profeti e Cristo stesso”, scatena una reazione violenta che arriva fino alla lapidazione.

Egli però manifesta la vera “stoffa” del discepolo di Cristo. Non cerca scappatoie, non si appella a personalità che possano salvarlo, ma rimette la sua vita nelle mani del Signore e la preghiera di Stefano è bellissima in quel momento: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59) – e Stefano muore da figlio di Dio perdonando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60).

Il sangue dei martiri "seme di nuovi cristiani"

Sono “l’abbandono della propria vita nelle mani del Padre e il perdono per chi ci offende”, dice il Papa, a rilevare la nostra “identità di figli di Dio”. Come Stefano così i tanti martiri di cui è ricca la Chiesa oggi, più "che al tempo dell'inizio della Chiesa".

I martiri non sono “santini”, ma uomini e donne in carne e ossa che – come dice l’Apocalisse – «hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (7,14). Essi sono i veri vincitori.

Guardando ai martiri di ieri e di oggi, conclude il Papa, impariamo “a vivere una vita piena, accogliendo il martirio della fedeltà quotidiana al Vangelo e della conformazione a Cristo”.

San Vincenzo de' Paoli ci insegna la carità

Nel saluto ai fedeli di lingua italiana, al termine della catechesi, Papa Francesco ricorda che venerdì prossimo si celebrerà la memoria di San Vincenzo de’ Paoli, fondatore e patrono di tutte le associazioni di carità. "L’esempio di carità datoci da san Vincenzo de’ Paoli - afferma - conduca tutti noi ad un gioioso e disinteressato servizio ai più bisognosi, e ci apra al dovere dell’ospitalità e al dono della vita". 

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25 settembre 2019, 10:15