Cerca

Vatican News
Alcuni dei bambini assistiti dal progetto Dream in Mozambico Alcuni dei bambini assistiti dal progetto Dream in Mozambico 

I malati del progetto Dream in Mozambico aspettano il Papa

“Per loro e per tutto il Paese è una benedizione”. Paola Germano, responsabile nazionale del progetto Dream della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico, racconta l’attesa dei malati per la visita di questa mattina di Francesco all’ospedale Zimpeto

Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Questa mattina, nell'ultima giornata della tappa in Mozambico, Papa Francesco ha in programma la visita all'ospedale Zimpeto nella periferia della capitale Maputo. Il nosocomio, inaugurato nel giugno del 2018, ospita uno dei 13 centri nazionali del progetto Dream della Comunità di Sant’Egidio, nato nel 2002 per favorire il diritto alla salute e contrastare l’Aids e la malnutrizione in territorio africano. Basato su un approccio innovativo: piccoli centri sanitari diffusi nella città e nei villaggi, il progetto mira a facilitare l’accesso alle cure, garantendo assistenza gratuita e offrendo educazione sanitaria. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, Paola Germano, responsabile nazionale di Dream in Mozambico, racconta l’attesa per l’odierna visita del Papa.

Ascolta l'intervista integrale a Paola Germano, responsabile DREAM in Mozambico

R.- C’è una grande aspettativa qui in Mozambico per la visita di Papa Francesco: è una benedizione per questo Paese. È una benedizione che vuol dire pace, riconciliazione, speranza, ha un significato particolare.

Da quanto lavora in Mozambico?

R. – Sono venuta la prima volta in Mozambico nell’agosto del 2001. Abbiamo 13 centri in Mozambico per la cura delle persone malate di Aids. Quello di Zimpeto è l’ultimo inaugurato ed è un centro che sta crescendo moltissimo. Attualmente assistiamo già 3.800 malati ed è dedicato in particolare alla cura delle donne.

Come riassumerebbe i caratteri innovativi del Progetto Dream?

Direi che fin dall’inizio non abbiamo voluto fare un programma che fosse soltanto di distribuzione di farmaci ma fare qualcosa che garantisse il diritto alla salute di tutti, dei malati di Aids ma non solo. Infatti oggi non ci occupiamo più solo di Aids, ma anche di malattie croniche, di prevenzione del cancro.  Allo stesso tempo volevamo rendere i malati protagonisti del programma e in particolare guardando alle donne. Fin dall’inizio il focus del programma sono state le donne sieropositive in gravidanza e il lavoro di prevenzione con loro perché i bambini potessero nascere sani. Questo è stato molto importante perché oggi a distanza di tanti anni abbiamo una popolazione di giovani, ormai non sono più bambini, nati sani che costituiscono il futuro del Paese.

Quanto è importante per voi, oltre alla cura dell’Hiv, la prevenzione?

R. – È centrale, per questo parlavo di prevenzione del virus dell’Hiv nelle madri per garantire bambini nati sani. Ma non ci occupiamo solo della prevenzione dell’Aids, c’è anche la prevenzione della tubercolosi, della malaria… Abbiamo vari programmi di prevenzione del cancro… Ormai i tumori in Africa stanno aumentando tantissimo: l’Africa è cambiata, non è più quella del 2000, quando io ho cominciato, e anche la storia della salute è cambiata in Africa. C’è una diffusione di tumori riguardo ai quali i sistemi sanitari sono ancora molto indietro, ci sono molte lacune, c’è ancora molto poco. È stato lo stesso per l’Aids: non c’erano possibilità e noi abbiamo costruito tanti piccoli centri per dare accesso alla popolazione; ugualmente stiamo lavorando per dare accesso alla popolazione alla prevenzione del cancro e delle malattie croniche.

Ci spiegava che il centro Dream di Zimpeto, quello che visiterà il Papa, è particolarmente dedicato alle donne...

D. – Sì, è un centro per le mamme in gravidanza, per la prevenzione del cancro del collo dell’utero, che è una patologia molto diffusa in Africa. Il vaccino non è ancora accessibile a tutti per cui molte donne muoiono di cancro dell’utero quando sappiamo bene che da noi in Europa è possibile fare il vaccino, non ammalarsi o comunque, facendo una buona prevenzione, è possibile curare l’infezione prima di arrivare al tumore che ha poi effetti devastanti.

Quale aspetto l’ha colpita di più nel suo lavoro di assistenza in questi anni?

R. – Quello che mi ha sempre reso molto felice è la collaborazione di tanti malati e soprattutto donne, malate della prima ora, che un po’ per volta si sono affiancate al programma, aiutando all’inizio a curare gli altri malati, convincendoli a curarsi, a curarsi bene. Soprattutto le mamme con i bambini, le donne anziane che avevano in cura bambini orfani, seguendole passo, passo, quindi quasi facendosi madri di altri bambini. Poi, nel tempo, queste donne hanno costituito una vera e propria associazione per la difesa dei malati sieropositivi, ma anche per il diritto alla salute, per la difesa della vita, il diritto alla vita dei bambini, dei più piccoli. Si tratta di donne che hanno svolto un ruolo importante anche di costruzione della società civile in Mozambico e in altri 11 Paesi africani dove DREAM è presente e dove la società civile è carente.

Come si svolgerà la cerimonia di accoglienza per Papa Francesco?

R. – Il Papa incontrerà i malati, questo è il suo desiderio, incontrarsi con loro, ascoltare le loro storie e parlare con loro. Quindi nel centro DREAM di Zimpeto Francesco incontrerà più o meno 2000 malati. Non è stato possibile far partecipare tutti i malati assistiti da DREAM per un problema di spazi. Incontrerà più o meno 2000 persone, tutti malati dei 13 centri DREAM del Paese. Il Papa ascolterà il saluto di una delle nostre malate che oggi è diventata la coordinatrice del centro di Zimpeto e gestisce il centro. Dopodiché rivolgerà un saluto a tutti i malati e ne incontrerà alcuni privatamente, nelle loro stanze, per ascoltare la loro storia e parlare con loro.

Che clima si respira nel vostro centro a Zimpeto in attesa di Francesco?

R.  – Di grande felicità. Tutti considerano una benedizione questa visita di Papa Francesco. La scelta di incontrare persone malate, che sono in questo caso predilette rispetto ad altri, veramente riempie di gioia le persone. Non vedono l’ora di incontrarlo, sono tutti molto in ansia e molto felici. Anche malati che non sono cristiani, malati musulmani - perché noi chiaramente curiamo tutti - desiderano incontrare Papa Francesco che per molti - in assoluto, non soltanto per i malati - è segno di riconciliazione, di pace, di speranza, quindi per una persona malata vuol dire tanto indipendentemente dalla sua fede.

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 6 SETTEMBRE

05 settembre 2019, 17:23