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Il Papa a Bartolomeo I: perché ho voluto san Pietro accanto a sant'Andrea

In una lettera al patriarca ecumenico Bartolomeo I, Papa Francesco chiarisce il significato del dono di alcuni frammenti delle reliquie di san Pietro alla Chiesa di Costantinopoli, “ora poste accanto a quelle dell’apostolo Andrea”. Un gesto che vuole essere “una conferma del cammino che le nostre Chiese hanno compiuto per avvicinarsi tra di loro”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Nella pace che nasce dalla preghiera, ho sentito che avrebbe avuto un significato importante che alcuni frammenti delle reliquie dell’Apostolo Pietro fossero poste accanto alle reliquie dell’Apostolo Andrea”. Così Papa Francesco, in una lettera a Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, spiega il significato del dono di alcuni frammenti delle reliquie di san Pietro, che il 29 giugno scorso ha consegnato, al termine della Messa nella solennità dei santi Pietro e Paolo, al capo della delegazione del patriarcato, l’arcivescovo Job di Telmessos.

Ispirato dallo Spirito, per ritrovare la comunione tra i cristiani

“Ho creduto che questo pensiero mi sia venuto dallo Spirito Santo – prosegue il Papa nella lettera -  che in così tanti modi sollecita i cristiani a ritrovare quella piena comunione” per la quale Gesù aveva pregato alla vigilia della Passione. Un gesto, chiarisce Francesco, “che vuole essere una conferma del cammino che le nostre Chiese hanno compiuto per avvicinarsi tra di loro: un cammino a volte impegnativo e difficile, eppure accompagnato da evidenti segni della grazia di Dio”.

Passi nuovi e coraggiosi per continuare il cammino

“Continuare questo cammino - scrive ancora Papa Francesco a Bartolomeo I - richiede soprattutto una conversione spirituale e una rinnovata fedeltà al Signore, che vuole da parte nostra un maggiore impegno e passi nuovi e coraggiosi”. Difficoltà e disaccordi, raccomanda il Pontefice, non devono distoglierci “dal nostro dovere e dalla nostra responsabilità di cristiani”, soprattutto come pastori della Chiesa, davanti a Dio e alla storia.

La storia della tomba di Pietro e della basilica

Nella lettera, il Papa ripercorre la storia del ritrovamento della tomba di san Pietro. Ricorda che “la tradizione della Chiesa romana” ha sempre testimoniato che l’apostolo, dopo il suo martirio nel Circo di Nerone, sia stato sepolto nella vicina necropoli del Colle Vaticano. E che “la sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi”. E sul luogo della tomba, “l’imperatore Costantino fece erigere la Basilica Vaticana dedicata a san Pietro”.

Pio XII e la scoperta della nicchia del “Petros eni”

Francesco ricorda poi che “nel giugno 1939, immediatamente dopo la sua elezione, il mio predecessore, Pio XII, decise di iniziare gli scavi sotto la Basilica Vaticana”. Scavi che portarono inizialmente “alla scoperta del luogo esatto della sepoltura dell’apostolo e successivamente, nel 1952, alla scoperta – sotto l’altare maggiore della Basilica – di una nicchia funeraria accostata a un muro rosso risalente all’anno 150 e coperta di numerosi, preziosi graffiti, compreso uno di importanza fondamentale che recita, in greco, Πέτρος ενι”, “Pietro è qui”.

I nove frammenti per la cappella dell’appartamento papale

Questa nicchia, prosegue Papa Francesco nella lettera, “conteneva ossa che ragionevolmente possono essere considerate quelle dell’apostolo Pietro. Di queste reliquie, che ora sono custodite nella necropoli sotto la basilica di san Pietro, il santo Papa Paolo VI ne volle conservare nove frammenti per la cappella privata dell’appartamento papale nel Palazzo Apostolico”. Frammenti che, racconta il Pontefice, “vennero posti in un reliquiario di bronzo con l’iscrizione Ex ossibus quae in Archibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri apostoli esse putantur: ‘Ossa trovate nella terra sotto la Basilica Vaticana, ritenute le ossa di San Pietro Apostolo’”. E’ proprio questo il reliquiario, chiarisce il Papa, “che ho voluto donare a Sua Santità e all’amata Chiesa di Costantinopoli che Lei presiede con tanta devozione”.

Paolo VI, Atenagora e l’icona di Pietro e Andrea

L’ispirazione al dono, spiega ancora Francesco, è venuta “mentre riflettevo sulla nostra reciproca determinazione di procedere insieme verso la piena comunione, e mentre ringraziavo Dio per i progressi fatti finora”, da quando, il 5 gennaio 1964, a Gerusalemme, Papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, si incontrarono. In quell’occasione, Atenagora donò a Papa Montini un’icona, ricorda il Pontefice “che rappresentava i due fratelli Pietro e Andrea mentre si abbracciavano, uniti nella fede e nell’amore per il loro Signore comune”.

Segno profetico della restaurazione della comunione

Questa icona, che per volontà di Papa Paolo VI è oggi esposta nel Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, scrive ancora Papa Francesco, “è diventata per noi segno profetico della restaurazione di quella comunione visibile tra le nostre Chiese alla quale noi aspiriamo e per la quale preghiamo e lavoriamo con fervore”.

Unire le reliquie del fratelli apostoli, proseguire il cammino

La riunificazione delle reliquie dei due fratelli apostoli, conclude il Papa nella lettera, “potrà essere anche un richiamo costante e un incoraggiamento perché, in questo cammino che continua, le nostre divergenze non siano più un ostacolo alla nostra testimonianza comune e alla nostra missione evangelizzatrice al sevizio della famiglia umana, che oggi è tentata di costruire un futuro puramente mondano, un futuro senza Dio”.

13 settembre 2019, 12:01