Papa Francesco: il Paradiso non è a numero chiuso, ma non c’è l’autostrada

Prima della recita mariana dell’Angelus, il Pontefice riflette sull’odierno passo del Vangelo di Luca, in cui Gesù viaggia tra città e villaggi, diretto a Gerusalemme per andare incontro al suo destino, “morire in croce per la salvezza di tutti gli uomini”

Barbara Castelli – Città del Vaticano

 

Il Paradiso non è a “numero chiuso”, ma “si tratta di attraversare fin da ora il passaggio giusto, che c’è, per tutti, ma è stretto”. Così Papa Francesco, prima della recita dell’Angelus. Commentando un passo del Vangelo di Luca (Lc 13,22-30), il Pontefice chiarisce che la via per la vita eterna non è “una bella autostrada”, con in fondo “un grande portone”: il “passaggio è stretto” e per “salvarsi bisogna amare Dio e il prossimo, e questo non è comodo”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

È una “porta stretta” perché è esigente, l’amore è esigente sempre, richiede impegno, anzi, “sforzo”, cioè una volontà decisa e perseverante di vivere secondo il Vangelo. San Paolo lo chiama “il buon combattimento della fede”. Ci vuole lo sforzo di tutti i giorni, di tutto il giorno per amare Dio e il prossimo.

Lottare contro ogni forma di male e di ingiustizia

Nel Vangelo un tale chiede a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. E il Figlio di Dio, nel rispondergli, capovolge la domanda, “colloca la risposta sul piano della responsabilità, invitandoci a usare bene il tempo presente”: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. Per essere ancora più chiaro, racconta una parabola. Nella narrazione c’è una casa, che “simboleggia la vita eterna”, e un padrone, il Signore. Quando quest’ultimo chiuderà la porta, chi è rimasto fuori non potrà più entrare, perché il Padre Celeste non riconosce gli “operatori di ingiustizia”. “Il Signore ci riconoscerà non per i nostri titoli”, insiste Papa Francesco, ma “per una vita umile, una vita buona, una vita di fede che si traduce nelle opere”.

Per noi cristiani, questo significa che siamo chiamati a instaurare una vera comunione con Gesù, pregando, andando in chiesa, accostandoci ai Sacramenti e nutrendoci della sua Parola. Questo ci mantiene nella fede, nutre la nostra speranza, ravviva la carità. E così, con la grazia di Dio, possiamo e dobbiamo spendere la nostra vita per il bene dei fratelli, lottare contro ogni forma di male e di ingiustizia.

Maria, Porta del cielo

Ancora una volta, infine, Papa Bergoglio invita tutti a seguire l’esempio della Vergine Maria, che è “passata attraverso la porta stretta che è Gesù”.

Lo ha accolto con tutto il cuore e lo ha seguito ogni giorno della sua vita, anche quando non capiva, anche quando una spada trafiggeva la sua anima. Per questo la invochiamo come “Porta del cielo”: Maria, Porta del cielo; una porta che ricalca esattamente la forma di Gesù: la porta del cuore di Dio, cuore esigente, ma aperto a tutti noi.

I seminaristi siano sempre fedeli a Cristo

Nei saluti, dopo la preghiera dell’Angelus, il Pontefice rivolge un pensiero alla comunità del Pontificio Collegio Nord Americano, specialmente ai nuovi seminaristi.

Cari seminaristi, vi esorto all’impegno spirituale e alla fedeltà a Cristo, al Vangelo e al Magistero della Chiesa. Senza costruire sopra a queste colonne, sarà impossibile edificare davvero la vostra vocazione.

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25 agosto 2019, 12:12