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Il Papa benedice migliaia di rosari per i cristiani in Siria

Dopo la preghiera dell’Angelus, nel giorno in cui la chiesa commemora l’Assunzione di Maria, Papa Francesco ha benedetto seimila rosari, destinati alle comunità cristiane della Siria, per iniziativa della fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre

Eugenio Murrali – Città del Vaticano

Seimila rosari benedetti dal Pontefice, oggi, dopo l’Angelus, sono pronti per partire verso la Siria, dove saranno distribuiti - grazie all’iniziativa dell’Associazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre - alle comunità cristiane, provate dai duri anni della guerra. Rivolgendosi ai fedeli, Papa Francesco, ha chiesto di continuare a pregare per la pace in Medio Oriente:

E ora vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo gesto: benedirò un gran numero di Rosari destinati ai fratelli della Siria. Per iniziativa dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” sono state realizzate circa seimila corone del Rosario; li hanno fatti le Suore carmelitane, a Betlemme. Oggi, in questa grande festa di Maria, io le benedico, e poi saranno distribuite alle comunità cattoliche in Siria come segno della mia vicinanza, specialmente per le famiglie che hanno perso qualcuno a causa della guerra. La preghiera fatta con fede è potente! Continuiamo a pregare il Rosario per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero.

La delegazione di ACS ricevuta dal Papa a Santa Marta 

In un comunicato, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha reso noto che oggi, prima dell'Angelus, presso la residenza Santa Marta, il Santo Padre ha ricevuto una delegazione della Fondazione Pontificia. La delegazione comprendeva il presidente esecutivo internazionale di ACS, Thomas Heine-Geldern, e i direttori di alcune sedi nazionali europee, incluso quello di ACS-Italia, Alessandro Monteduro. "Il Santo Padre ha sostenuto il nostro impegno per la Siria e il Medio Oriente in varie occasioni. Il suo supporto a questa nostra nuova iniziativa è molto importante per noi e la sua vicinanza è di grande consolazione per quanti hanno perso i propri cari a causa della guerra", ha commentato HeineGeldern. "Ma l’assistenza materiale non è sufficiente - ha continuato - il popolo siriano ha bisogno di un sostegno spirituale e vicinanza nella preghiera. Ed è proprio questo il senso dell’iniziativa 'Consola il mio popolo'" , campagna di preghiera promossa da ACS assieme alle Chiese cattoliche e ortodosse della Siria.

Le coroncine della campagna ACS "Consola il mio popolo"

Nell’ambito della campagna di preghiera “Consola il mio popolo”, il 15 settembre, le coroncine oggi benedette dal Papa saranno distribuite a cristiani siriani di ogni denominazione, i cui parenti sono stati rapiti o uccisi durante la guerra.
I seimila rosari sono stati realizzati anche da artigiani cristiani di Betlemme e Damasco e saranno distribuiti in numerose parrocchie siriane, in occasione della festa dei Sette dolori della Beatissima Vergine Maria.
Durante le Sante Messe e le diverse processioni, i fedeli pregheranno per le persone uccise e per le loro famiglie. Assieme ai Rosari verranno distribuite delle Bibbie in arabo donate da ACS e delle croci in legno d’ulivo della Terra Santa donate dalla Chiesa ortodossa. Sempre il 15 settembre - si precisa nel comunicato di ACS - il Santo Padre prenderà nuovamente parte all’iniziativa benedicendo, al termine dell’Angelus, l’icona della “Beata Vergine Maria Addolorata, consolatrice dei siriani” donata dalla Chiesa ortodossa.

Monteduro: in Siria una guerra mai finita

Il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, ci ha spiegato le motivazioni da cui nasce l’iniziativa, in una Siria ini cui la guerra sembra non essere mai finita:

Ascolta l'intervista ad Alessandro Monteduro

Qual è stato il sentimento che avete vissuto durante la benedizione dei rosari oggi a Piazza San Pietro?

R. – Credo che chi ci ascolta possa comprendere spontaneamente quanto per ciascuno di noi abbia rappresentato un momento dal fortissimo impatto spirituale vedere il Santo Padre dinanzi a queste seimila coroncine. Quelle seimila coroncine, benedette da Papa Francesco, rappresenteranno, quando rientreranno in Siria, un reale momento di conforto spirituale per queste famiglie cristiane - tanto quelle cattoliche quanto quel ortodosse - che più di altre in questi otto anni di guerra hanno patito sofferenze indicibili. Parliamo di quelle famiglie cristiane al cui interno purtroppo ci sono state o delle vittime - oltre duemila famiglie hanno perso dei propri familiari nel corso della guerra - oppure hanno visto sparire un proprio congiunto; parliamo di ottocento famiglie. Per loro, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha voluto, con questa straordinaria disponibilità da parte del Santo Padre, organizzare un momento di preghiera consolatrice. Non c’è soltanto la tragedia umanitaria dopo otto anni di guerra. In Siria purtroppo, anche se la narrazione vuole che il conflitto sia terminato, la guerra è tutt’altro che conclusa. Pensiamo alle loro sofferenze: questo momento di ristoro spirituale li possa ulteriormente supportare.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a promuovere questa iniziativa?

R. - Innanzi tutto, il fatto che da più di 12 mesi, sulla grande informazione mondiale, la Siria è come se fosse letteralmente scomparsa. Improvvisamente, dopo che per sei anni e mezzo circa, i grandi giornali hanno raccontato la tragedia della guerra e quella umanitaria di questo popolo al quale tutti siamo legati, improvvisamente non si è voluto più raccontare nulla. Aiuto alla Chiesa che Soffre, ma ancor di più Papa Francesco, sono impegnati perché i riflettori non si spengano su questa immane crisi, innanzi tutto umanitaria. Sono 13 milioni i siriani, tra sfollati interni ed esterni, che in questi anni sono stati costretti a lasciare la propria casa. Sono due milioni 800mila i bambini costretti a lasciare i propri affetti e comunque la propria terra. Di fronte a questa tragedia, il terrorismo purtroppo, anche in città che ci sono care, come Aleppo, continua a imperversare. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha finanziato progetti per la Siria in questi otto anni per oltre 35 milioni di euro. Parliamo di circa 850 progetti. Proprio in queste settimane siamo impegnati per fornire del cibo alle famiglie di Aleppo e Damasco, per assicurare cure e medicine. Purtroppo, sentiamo che c’è un calo di attenzione e allora noi, con il Papa, riteniamo che ancor di più dobbiamo esprimere il nostro impegno per aiutare questo meraviglioso popolo e la comunità cristiana in particolare.

In questo momento quali sono le emergenze in Siria e le azioni che state portando avanti con il sostegno della preghiera?

R. - Ci sono due azioni. Stiamo impegnando anche la generosità dei nostri benefattori per consentire a quei cristiani di poter tornare nelle aree della Siria pacificate; penso alla città di Homs e alla stessa Damasco. Quindi, per esempio, noi siamo impegnati nella ricostruzione delle loro abitazioni. Dico noi, perché purtroppo le sanzioni economiche, che rappresentano un enorme problema per il popolo siriano, non consentono ad altri di impegnarsi da questo punto di vista. E quindi c’è solo il supporto delle organizzazioni di carità come Aiuto alla Chiesa che Soffre. Proviamo per questi nostri fratelli a realizzare le condizioni per un loro rientro e continuiamo a sostenere quei cristiani più poveri che mai hanno avuto la possibilità, nonostante le bombe, la guerra, di lasciare il Paese. Continuiamo a sostenerli nella loro drammatica povertà attraverso azioni umanitarie, con medicine, cure, cibo e ovviamente energia elettrica, per aggiungere qualcosa che in Siria non è ancora garantita a tutta la popolazione. Nel contempo distribuiremo questi rosari, perché - poiché abbiamo a che fare con queste straordinarie chiese di Siria, tanto cattoliche quanto ortodosse - sappiamo come questa comunità abbia bisogno di esser nutrita non soltanto sul piano umanitario e materiale, ma anche su quello della fede. Noi siamo Aiuto alla Chiesa che Soffre. Facciamo questo e lo facciamo con gioia.

Ultimo aggiornamento 15 agosto 2019 ore 12:40

 

15 agosto 2019, 12:15