Cerca

Vatican News

Il dolore del Papa per l’ennesimo naufragio nel Mediterraneo

All’Angelus l’appello di Francesco perché la comunità internazionale agisca per garantire la sicurezza dei migranti che si mettono in viaggio. Parole che arrivano dopo la morte di circa 150 persone nel naufragio, lo scorso 25 luglio, di due barconi avvenuto davanti a Khoms, di fronte la costa libica

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

In molti lo hanno definito il naufragio più grave degli ultimi due anni, quello avvenuto giovedì scorso al largo delle coste libiche. Ancora una volta il Mediterraneo è diventato luogo di morte per 150 persone, tra di loro donne e bambini, che si trovavano a bordo di due barconi affondati a Khoms, forse per l’eccessivo carico di passeggeri. In salvo 137 persone, finora i corpi recuperati sono stati 66. Nel suo appello all’Angelus, il Papa ha chiesto l’intervento della comunità internazionale per evitare tragedie simili:

Ho appreso con dolore la notizia del drammatico naufragio, avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo, in cui hanno perso la vita decine di migranti, tra cui donne e bambini. Rinnovo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti.  Vi invito a pregare insieme a me per le vittime e per le loro famiglie e anche dal cuore domandare..Padre perché?

Ascolta l'appello del Papa all'Angelus

Stamani nel porto di Augusta ha attraccato la nave Gregoretti della Guardia Costiera con a bordo 131 migranti soccorsi in mare che restano ancora sull’imbarcazione. Nella tarda serata di ieri c'è stata l'evacuazione di una donna all'ottavo mese di gravidanza insieme al marito e a due figli piccoli. “Il calcolo politico e l'indifferenza di tutta l'Europa uccidono più delle onde del Mediterraneo”: è la denuncia di don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII, che chiede di istituire la Giornata mondiale del migrante ignoto. Un’iniziativa che ha spiegato al microfono di Fabio Colagrande:

Ascolta l'intervista a don Aldo Bonaiuto

R. – Nasce proprio da questi drammi incessanti, spaventosi che purtroppo le cronache sempre più spesso ci portano. Speriamo nelle nostre coscienze perché nessuno si abitui ad ascoltare e sentire questi drammi di persone che a volte sembrano restare invisibili, che non hanno un nome, non hanno un volto. A volte neanche ci vengono mostrate le immagini ma sappiamo che nel Mediterraneo e non solo, nei deserti del mondo, nelle lande, nelle tante frontiere tante persone rischiano la vita proprio per la speranza di salvare la propria famiglia, di migliorare la propria condizione di vita per poi ritrovarsi invece negli abissi di una morte improvvisa… E allora penso che sia il minimo dedicare a queste persone, questi nostri fratelli una Giornata che chiaramente deve essere in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto educare le coscienze, pensando alle nuove generazioni. E’ un fenomeno che non può essere sottaciuto, che è troppo doloroso e bisogna che le istituzioni nel dedicare una Giornata mondiale per il migrante ignoto dicano anche “mai più, mai più”, perché noi non possiamo accettare che ci siano questi olocausti odierni come quello del mare Mediterraneo.

Lei suggeriva due strade per fermare questi drammi continui: una gestione concertata dei flussi migratori e poi l’apertura di corridoi umanitari sistematici e continuativi…

R. – I corridoi devono essere sistematici e continuativi perché non siano soltanto un qualcosa di importante senza continuità; solo la continuità potrebbe rispondere ai bisogni di questi disperati. Dobbiamo ricordare che ci troviamo dinanzi a persone che per disperazione sono pronte a rischiare la vita perché vivono già in un inferno, quindi si capisce che quando uno sta vicino al fuoco si allontana. Allora, le evacuazioni devono essere continuative e devono essere corridoi sistematici per salvare tutte queste persone che non hanno colpa di trovarsi in una condizione di bisogno, di totale vulnerabilità.

Finché non ci sarà una gestione condivisa anche delle frontiere, io credo che questi drammi continueranno…

D. – Non dobbiamo mai dimenticare che al di là di tutte le varie polemiche del mondo politico, l’Italia è un Paese che è sempre stato accogliente, in prima linea per la solidarietà. Ma è giusto che non resti da solo a compiere questa accoglienza: questa attenzione deve essere di tutti i 27 Paesi dell’Europa, quindi deve essere l’Europa a rispondere a questa tragedia, deve essere tutta l’Europa, tutti i Paesi, anche quelli che spesso alzano la bandiera del cristianesimo, bisogna che tutti siano solidali con queste persone.

28 luglio 2019, 12:14