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Il Papa ai giudici americani: agite per la giustizia sociale e il primato della dignità

Il Papa incontra in Vaticano i giudici panamericani riuniti nel Vertice su diritti sociali e dottrina francescana. Il monito: non temete di essere protagonisti della trasformazione del sistema giudiziario basata sul valore, la giustizia e il primato della dignità della persona umana. Francesco ha poi firmato il nuovo documento sulla tutela dei diritti sociali

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Il Papa chiude alla Casina Pio IV il Vertice dei giudici panamericani su diritti sociali e dottrina francescana, che si è aperto ieri in Vaticano e che ha visto riuniti un centinaio di partecipanti tra magistrati, consulenti, pubblici ministeri, avvocati e membri della Pontificia Accademia delle Scienze, promotrice del summit, il secondo sul tema dopo quello del giugno scorso a Buenos Aires. Giustizia sociale e bene comune sono le due parole che più tornano nel suo discorso ma sono anche gli antidoti che Francesco propone per fermare le tante dinamiche di esclusione, segregazione e disuguaglianza che investono ancora troppe persone ad ogni latitudine del pianeta.

L’ingiustizia genera violenza

 “Siamo chiamati a vivere un periodo storico di cambiamento in cui è in gioco l’anima dei nostri popoli”, ripete Francesco, chiedendo non azioni isolate e volontaristiche, ma una leadership condivisa e coraggiosa che sappia coinvolgere tutti, ad ogni livello, e che sia a servizio della giustizia. Se da un lato il Papa nota un’incredibile fioritura normativa e legislativa, in questo tempo di crisi, fatto di pericoli ed opportunità, dall’altra però denuncia subito il deteriorarsi dell’effettivo godimento dei diritti sanciti a livello globale e la tendenza ad accettare o peggio giustificare la disuguaglianza come qualcosa di normale. “L'ingiustizia e la mancanza di opportunità tangibili e concrete - afferma - dietro tanta analisi incapace di mettersi ai piedi degli altri - e non sto dicendo scarpe, perché in molti casi quelle persone non le hanno - è anche un modo per generare violenza: silenziosa, ma pur sempre violenza. Le norme troppo nominaliste e indipendentiste sempre portano alla violenza”.

I trattati internazionali abbiano valore universale

Piaceri e benessere sono per pochi, prosegue il Santo Padre, mentre migliaia di nostri vicini e fratelli, bambini compresi, si vedono negare un tetto sulla testa fino ad essere elegantemente chiamati “senza fissa dimora”. Di fatto, incalza, sembra che le garanzie costituzionali e i trattati internazionali non abbiano valore universale e questo è inaccettabile. “L’ingiustizia sociale naturalizzata e, quindi resa invisibile che ricordiamo o riconosciamo solo quando ‘alcuni fanno rumore per le strade’ e vengono rapidamente catalogati come pericolosi o fastidiosi, finisce per mettere a tacere una storia piena di rinvii e dimenticanze. Permettetemi di dire che questo è uno dei grandi ostacoli che il patto sociale incontra e che indebolisce il sistema democratico”.

Non c'è democrazia con la fame

Il Papa, ricordando l’Evangelii gaudium, la Laudato Si’ e il discorso ai Movimenti Popolari a Santa Cruz de la Sierra, tratteggia la strada da seguire mentre chiede che la disuguaglianza non abbia l'ultima parola. “Un sistema politico-economico, per il suo sano sviluppo – sostiene - deve garantire che la democrazia non sia solo nominale ma che possa tradursi in azioni concrete che salvaguardino la dignità di tutti i suoi abitanti secondo la logica del bene comune, in un appello alla solidarietà e in un’opzione preferenziale per i poveri. Ciò richiede gli sforzi delle massime autorità, e certamente della magistratura, per ridurre il divario tra il riconoscimento giuridico e la pratica dello stesso”.  E poi alza il tono: “Non c'è democrazia con la fame, non c'è sviluppo con la povertà, non c'è giustizia nella disuguaglianza”.

Rendere operativi i diritti sociali

Cercare urgentemente nuove vie affinché l’uguaglianza di fronte alla legge non degeneri nella propensione all’ingiustizia è il monito di Francesco secondo il quale in un mondo di virtualità e frammentazione, i diritti sociali non possono restare solo esortazioni o appellativi ma devono essere un faro da seguire, una bussola che orienta il cammino. No all’inerzia di fronte al conflitto, di qualunque natura sia, no alla politica di chi si lava le mani, no anche all’atteggiamento di chi proietta le proprie insoddisfazioni sulle istituzioni. Sì invece all’impegno a rendere operativi i diritti sociali cercando di smantellare tutte quelle argomentazioni che contrastano la loro concretezza. Sì, soprattutto, ad una legislazione capace di riconoscere la dignità delle persone, senza scappatoie giuridiche e circoli viziosi che privano gli individui e le famiglie delle garanzie necessarie per il loro benessere e sviluppo: “Questi divari – ammonisce il Pontefice – sono generatori di corruzione che trovano nei poveri e nell’ambiente le principali vittime”.

Dare voce ai settori popolari

Il Papa esorta dunque le toghe americane a mobilitare tutta la loro “fantasia giuridica” per ripensare le istituzioni e affrontare le nuove realtà sociali cercando sempre, per prima cosa, di conoscere i popoli e di calarsi nelle situazioni che essi vivono così da affrontare adeguatamente le ingiustizie di cui sono vittime. “Non perdiamo mai di vista – dice - il fatto che i settori popolari non sono prima di tutto un problema, ma parte attiva del volto delle nostre comunità e delle nostre nazioni; essi hanno tutto il diritto di partecipare alla ricerca e alla costruzione di soluzioni inclusive. Il quadro politico e istituzionale esiste non solo per evitare le cattive pratiche, ma anche per incoraggiare le buone pratiche, per stimolare una creatività che cerca nuove strade, per facilitare iniziative personali e collettive”.

Contro l’uso improprio delle procedure legali

Il Pontefice insiste anche sui giovani, soprattutto su quelli provenienti da condizioni di esclusione o emarginazione perché possano essere opportunamente formati e assumere il necessario protagonismo nella società. Quindi coglie l’occasione di questo incontro per manifestare la sua preoccupazione nei confronti dell’uso improprio delle procedure legali e delle tipizzazioni giudiziarie, che producono violazioni dei diritti sociali. “Il Lawfare – spiega - oltre a mettere seriamente in pericolo la democrazia dei paesi, è generalmente utilizzato per minare i processi politici emergenti e tende a violare sistematicamente i diritti sociali. Al fine di garantire la qualità istituzionale degli Stati, è essenziale individuare e neutralizzare questo tipo di pratiche derivanti da un’attività giudiziaria scorretta combinata con operazioni multimediali parallele”.

Giudici, protagonisti della trasformazione

Una parola è anche per quei magistrati chiamati ad affrontare i muri della diffamazione e dell’oppressione e Papa Bergoglio loda in questo senso la formazione del Comitato permanente panamericano dei giudici per i diritti sociali, i cui obiettivi includono il superamento della solitudine nel settore giudiziario, il sostegno e l’assistenza reciproca per rivitalizzare l’esercizio della propria missione: “Voi avete un ruolo essenziale, siete anche ‘poeti sociali’ quando non temete di essere protagonisti della trasformazione del sistema giudiziario basata sul valore, la giustizia e il primato della dignità della persona umana rispetto a qualsiasi altro tipo di interesse o giustificazione”. La vera saggezza, chiosa il Papa, non si ottiene accumulando dati, o archiviando casi ma attraverso la riflessione, il dialogo e gli incontri generosi tra le persone, quel confronto adulto e sano che ci fa crescere tutti. Al termine del discorso Francesco ha poi firmato l'importante documento sulla tutela dei diritti sociali. 
 

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04 giugno 2019, 18:24