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Papa ai Trinitari: siate vicini ai giovani, che non cercano una vita “alla carta”

Nella sala Clementina, il Pontefice riceve in udienza i partecipanti al capitolo generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi, riuniti in questi giorni per riflettere sulla pastorale giovanile e vocazionale. Eletto anche il nuovo superiore: padre Luigi Buccarello

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“Nessuno vi rubi la capacità di sognare e di profetizzare! Spezziamo le nostre paure! Alziamoci in piedi! I giovani, vicini e lontani, ci aspettano”. Sono parole rassicuranti e di forte incoraggiamento quelle che Papa Francesco rivolge ai partecipanti al capitolo generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi, famiglia religiosa fondata dal francese Giovanni di Matha (1154-1213) con una Regola propria, approvata da Innocenzo III il 17 dicembre 1198 con la bolla Operante divine dispositionis. Nel corso della riunione a Roma, centrata sulla pastorale giovanile e vocazionale, i Trinitari hanno anche eletto ministro generale padre Luigi Buccarello, 46 anni, già ministro della Provincia Italiana “San Giovanni De Matha”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

I giovani cercano il senso pieno della vita

Il Pontefice esprime gratitudine per il “lavoro nelle diverse opere di misericordia, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle carceri e negli istituti di riabilitazione”, e delinea ai membri dell’Ordine e della Famiglia Trinitaria alcune sfide della pastorale giovanile e vocazionale, che richiede anzitutto “creatività” per abbracciare la “pluralità di mondi giovanili”, senza fare proseliti.

La cultura del grande vuoto provocata dal pensiero debole e dal relativismo che invitano a vivere “alla carta”, la cultura del frammento dove i grandi temi hanno perso significato, e l’immanentismo in cui vivono chiusi tanti giovani potrebbero far pensare che non c’è spazio per una proposta vocazionale nella fede alle nuove generazioni. Ma tirare questa conclusione sarebbe un grave errore.

Oggi i giovani, rimarca Papa Bergoglio, “cercano ardentemente il senso pieno della propria vita” e sono “capaci di dedizione incondizionata alle grandi cause”, ma hanno anche bisogno di essere accompagnati, senza mai “disprezzare” i “loro limiti”.

È qui che potete e dovete entrare anche voi, per aiutare i giovani ad armonizzare le loro aspirazioni, a metterle in ordine. Senza dimenticare che essi, giustamente, chiedono che sia dato loro un certo protagonismo in tutto questo. I giovani non sopportano ambienti in cui non trovino il loro spazio e non ricevano stimoli.

Vicinanza e accompagnamento

A tutti il Pontefice chiede di seguire l’esempio di “Gesù con i discepoli di Emmaus”, nonostante l’inevitabile “stanchezza”, perché anche oggi i giovani cercano “compagni di strada” e “pozzi di acqua viva dove poter saziare la sete di pienezza”.

Siate per i giovani dei fratelli maggiori con i quali possano parlare, dei quali si possano fidare. Ascoltateli, dialogate con loro, fate discernimento insieme. Che sentano che li amate veramente e per questo potete proporre loro la misura alta dell’amore: la santità, un cammino di vita cristiana controcorrente come quello delle Beatitudini.

Profeti della speranza perché i giovani siano santi

Da questo sguardo accogliente nessuno deve essere escluso, soprattutto i giovani “che si sono allontanati”. E, dopo averli incontrati, “c’è bisogno di ascoltarli, chiamarli, suscitare il desiderio di muoversi per andare oltre le comodità in cui si adagiano”.

Vi incoraggio a camminare con loro, uscendo da schemi prefabbricati - per favore, le pastorali prefabbricate non vanno, non vanno! - senza dimenticare che, specialmente con i giovani, bisogna essere perseveranti, seminare e aspettare pazientemente che il seme cresca e un giorno, quando il Signore vorrà, porti frutto. Il vostro compito è quello di seminare, Dio farà crescere e forse altri raccoglieranno i frutti.

Ai Trinitari, quindi, è chiesto di “essere profeti di speranza e di novità”, testimoniando la gioia di una vita dedicata a Dio. “Davanti alla tentazione della rassegnazione – conclude il Pontefice – nella pastorale giovanile e vocazionale vi è chiesta l’audacia evangelica per gettare le reti, anche se può non sembrare il tempo o il momento più opportuno”.

E nessuno va escluso da questo. Alcune settimane fa ho letto una lettera, credo che è stata fatta pubblica, di un carcerato. La lettera comincia così: “Caro Fra Cristoforo”, in carcere aveva trovato i Promessi sposi e ha cominciato a leggerli e ha visto che questo Fra Cristoforo aveva fatto lo stesso che lui aveva fatto. Da lì incominciò l’inquietudine, l’inquietudine… e questo carcerato aspetta il momento di uscire dal carcere per entrare in un seminario. Dio chiama ovunque, Dio non ha accettazione di persone, tutti. Siete coraggiosi, siete coraggiosi.

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Le foto dell'udienza in sala Clementina
15 giugno 2019, 12:48