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Papa in Romania, l’ecumenismo discreto dei gesti

In un tweet, Francesco ricorda il viaggio apostolico di domani in Romania come “pellegrino, per camminare insieme ai fratelli della Chiesa Ortodossa Romena e ai fedeli cattolici”. Un tragitto che parte sull’onda di tanti gesti “invisibili” ma forti, che raccontano di una rinnovata volontà di dialogo tra ortodossi e cattolici romeni

Alessandro De Carolis – Bucarest

La cattedrale è un blocco imponente che svetta nel cielo di Bucarest. La cattedrale è anche un cantiere aperto, con le gru tutt’intorno a fare da campanili meccanici perché nonostante i 50 e passa mila metri quadrati già in piedi, il progetto prevede ancora anni di costruzioni. Polvere e cemento tutti i giorni dunque, ma nell’ultimo periodo anche la gentilezza dei fiori, perché il grande ospite che sta per arrivare colga la bellezza dell’edificio spirituale agghindato a festa prima dei mattoni e delle lamiere della fabbrica. Ora, in quei fiori disposti con cura non ci sarebbe niente di speciale se non fosse che a farsi bella per il capo della Chiesa cattolica in arrivo è la nuova cattedrale ortodossa. Qui, domani pomeriggio, Francesco pregherà il “Padre Nostro” con il Patriarca ortodosso Daniel, in uno dei diversi momenti ecumenici che faranno da contrappunto al 30.mo viaggio apostolico.

L’invito inatteso

Proprio attorno all’appuntamento più “iconico”, la preghiera del “Padre Nostro”, è maturata la notizia più sorprendente. Un comunicato del Patriarcato, diffuso da tutti i media romeni, dice testualmente che “tutte le persone che vogliono partecipare all’incontro del patriarca Daniel con Papa Francesco nella nuova cattedrale ortodossa possono venire sulla spianata della cattedrale qualche ora prima”. Un invito esplicito come mai si era visto, seguito dalla descrizione del programma, un ponte da attraversare per i fedeli ortodossi invece di un muro, che dice molto del clima di condivisione, così come i fiori raccontano più del semplice dovere del decoro.

L’ecumenismo delle prime volte

E soprattutto perché quello dei fiori non è l’unico indizio. Al di là dei nodi non sciolti, dei distinguo e delle puntualizzazioni, si coglie nella comunità ortodossa romena in attesa del Papa una sorta di ecumenismo dei gesti, un sentimento che attraversa come una silenziosa corrente i giorni e le ore della vigilia. Un ecumenismo dei “record”, si potrebbe anche dire con enfasi tutta giornalistica. Come quello andato in onda, è il caso di dirlo, qualche giorno fa quando il responsabile dei media della visita papale, don Wilhelm Danca, ha parlato dai microfoni di “Trinitas Tv”, la seguitissima emittente nazionale ortodossa. Anche qui si potrebbe obiettare che un commento televisivo in vista dell’arrivo del Papa non sia chissà quale notizia, se non fosse che mai finora un prete cattolico aveva messo piede negli studi della tv del Patriarcato romeno.

Campo della Libertà dove il Papa beatificherà i vescovi martiri della Romania
Campo della Libertà dove il Papa beatificherà i vescovi martiri della Romania

Imprevisto è bello

E gli indizi di questo tacito desiderio di comunione si rintracciano in tanti altri aspetti di questa lunga attesa del viaggio papale. Nel “record” di un invito, per così dire, quello rivolto al Patriarca Daniel dalla Chiesa greco-cattolica in occasione della Beatificazione, domenica prossima a Blaj, dei sette vescovi martiri. Anche in questo caso un gesto bello quanto inatteso, se si considera il peso di storiche questioni irrisolte che ancora grava in Romania sul rapporto tra gli ortodossi e la comunità cattolica di rito bizantino. Non si sa se il Patriarca Daniel accetterà l’invito, ma intanto egli stesso ha disposto che alla Messa presieduta da Francesco domani sera alle 18,10 locali nella cattedrale di San Giuseppe a Bucarest, sia presente a nome del Patriarcato il metropolita Iosif.

L’eco del grido

A inizio mese, a Sofia, il Papa aveva messo l’accento sui tre ecumenismi che possono unire i cristiani oltre le divisioni della storia, quello del sangue, dei poveri e della missione. La vigilia di Bucarest racconta di un ecumenismo dei cuori che sembra spingere dal basso quello che dall’alto la storia ha bloccato e che il presente ancora non osa. Ed è difficile non ravvisare una somiglianza, un ricorso si potrebbe dire, con quanto accaduto vent’anni fa, il grido “dal basso” della folla verso l’alto rappresentato da Giovanni Paolo II e dal Patriarca ortodosso Teoctist serrati da un abbraccio. Quasi un viatico per il viaggio che Francesco riprende sulla scia del precedente, segnali che non possono non piacere al Papa che ama i gesti concreti, le maniche rimboccate, il Papa abituato ad avviare processi anche in spazi che pochi vedono.

30 maggio 2019, 13:30