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Papa Francesco: la Carità non è prestazione o business, ma incontro con Cristo

Papa Francesco incontra Caritas Internationalis che il 28 maggio chiude la sua XXI assemblea generale, e ricorda che la carità è “l’abbraccio di Dio agli uomini”, soprattutto gli ultimi e sofferenti, e deve “coinvolgere tutto il nostro essere”. No ad operatori di Carità che “organizzano Forum sprecando inutilmente tanto denaro”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La carità non è “una sterile prestazione” o “un semplice obolo” per mettere a tacere la nostra coscienza, ma è “l’abbraccio di Dio ad ogni uomo, in particolare agli ultimi e ai sofferenti”. Non è “pillola calmante” per le nostre coscienze, ma deve “coinvolgere cuore, anima e tutto il nostro essere”, perché “è condivisione”, è “vivere con i poveri e per i poveri”. Non si può parlare di Carità e vivere nel lusso, oppure organizzare “Forum sulla Carità sprecando inutilmente tanto denaro”, dato che la Carità non è “un pio sentimento”, ma “è l'incontro esperienziale con Cristo”. L’udienza con i 400 partecipanti alla XXI assemblea di Caritas Internationalis, permette a Papa Francesco di fare chiarezza sulla parola Carità.

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Un servizio, tre parole: carità, sviluppo integrale, comunione

Parlando a chi sta partecipando all’assemblea della Confederazione della Caritas di tutto il mondo, impegnate a “condividere la missione stessa della Chiesa nel servizio della carità”, fino al 28 maggio all’Hotel Ergife di Roma, il Papa si sofferma sulle parole “carità, sviluppo integrale e comunione”. “La carità – spiega - non è una sterile prestazione oppure un semplice obolo da devolvere per mettere a tacere la nostra coscienza”. Perché la carità “ha la sua origine e la sua essenza in Dio stesso”, “è l’abbraccio di Dio nostro Padre ad ogni uomo, in modo particolare agli ultimi e ai sofferenti”, che “occupano nel suo cuore un posto preferenziale”.

Se guardassimo alla carità come a una prestazione, la Chiesa diventerebbe un’agenzia umanitaria e il servizio della carità un suo “reparto logistico”. Ma la Chiesa non è nulla di tutto questo, è qualcosa di diverso e di molto più grande: è, in Cristo, il segno e lo strumento dell’amore di Dio per l’umanità e per tutto il creato, nostra casa comune.

Lo sviluppo integrale è anche attenzione spirituale

Parlando di sviluppo integrale, Francesco ricorda che la visione dell’uomo “non può ridursi a un solo aspetto ma coinvolge tutto l’essere umano in quanto figlio di Dio, creato a sua immagine”. I poveri, spiega, “sono anzitutto persone”, nei loro volti si nasconde “quello di Cristo”, perché “sono sua carne, segni del suo corpo crocifisso”, e noi “abbiamo il dovere di raggiungerli anche nelle periferie più estreme” con “la delicatezza e la tenerezza della Madre Chiesa”.

Dobbiamo puntare alla promozione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini affinché siano autori e protagonisti del proprio progresso. Il servizio della carità deve, pertanto, scegliere la logica dello sviluppo integrale come antidoto alla cultura dello scarto e dell’indifferenza. E rivolgendomi a voi, che siete la Caritas, voglio ribadire che “la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale”.

La comunione in Cristo sostiene il servizio della carità

Il Pontefice aggiunge una citazione dalla sua esortazione apostolica Evangelii gaudium: “l’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria”. La terza parola, prosegue Papa Francesco, è “comunione”, che definisce l’essenza stessa della Chiesa. La comunione ecclesiale, spiega, “è la comunione in Cristo e nella Chiesa che anima, accompagna, sostiene il servizio della carità sia nelle comunità stesse sia nelle situazioni di emergenza in tutto il mondo”. Per questo, ricorda il Papa, come Confederazione siete accompagnati, dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, “ma non siete sotto” precisa. Ed esorta tutti a vivere la Carità, lo Sviluppo Integrale e la Comunione, “con lo stile di povertà, di gratuità e di umiltà”.

“ Non si può vivere la Carità senza avere relazioni interpersonali con i poveri: vivere con i poveri e per i poveri. I poveri non sono numeri ma persone ”

Perché vivendo con i poveri impariamo a praticare la Carità con lo spirito di povertà, impariamo che la carità è condivisione. In realtà, non solo la Carità che non arriva alla tasca risulta una falsa carità, ma la Carità che non coinvolge il cuore, l'anima e tutto il nostro essere è un'idea di carità ancora non realizzata.

No alla carità come pillola calmante per le nostre coscienze

Francesco invita a fare attenzione “a non cadere nella tentazione di vivere una carità ipocrita o ingannatrice, una carità identificata con l'elemosina, con la beneficienza, oppure come ‘pillola calmante’ per le nostre inquiete coscienze”. Si deve evitare, precisa, “di assimilare l'operato della Carità con l'efficacia filantropica o con l'efficienza pianificatrice oppure con l'esagerata ed effervescente organizzazione”.

Essendo la Carità la più ambita delle virtù alla quale l'uomo possa aspirare per poter imitare Dio, risulta scandaloso vedere operatori di Carità che la trasformano in business: parlano tanto della Carità ma vivono nel lusso o nella dissipazione oppure organizzano Forum sulla Carità sprecando inutilmente tanto denaro. Fa molto male constatare che alcuni operatori di Carità si trasformano in funzionari e burocrati. Ecco perché vorrei ribadire che la Carità non è un'idea o un pio sentimento, ma è l'incontro esperienziale con Cristo.

Grazie per quello che fate con e per chi fa fatica

Dio, chiarisce Papa Francesco, “non ci chiede di avere verso i poveri un generico amore, affetto, solidarietà, ecc., ma di incontrare in loro Lui stesso, con lo stile di povertà”. E ringrazia i membri di Caritas Internationalis “per quello che fate con e per tanti fratelli e sorelle che fanno fatica, che sono lasciati ai margini, che sono oppressi dalle schiavitù dei nostri giorni”. Li incoraggia ad andare avanti, “in comunione con le comunità ecclesiali a cui appartenete e di cui siete espressione”, e a continuare a dare con gioia il vostro contributo “perché cresca nel mondo il Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace”.

Il Papa mette la foto del padre Mario nel collage dei migranti

Al termine dell’udienza, Francesco inserisce la foto di suo padre Mario Bergoglio, partito migrante dal Piemonte nel 1928 per cercare fortuna in Argentina e di sua madre Regina Maria Sivori, figlia di emigrati italiani, nel collage di Stefano Maria Girardi, composto da centinaia di foto di migranti che riproducono il volto di Nadrin, volontaria Caritas in un campo di profughi Rohingya in Bangladesh. Nella sua opera dal titolo "Il futuro è fatto di tutti noi. Condividiamo il viaggio", l'artista ha inserito volti noti del passato e del presente che hanno lasciato il proprio paese, come Albert Einstein e Stan Laurel, lo Stanlio che faceva coppia comica con Ollio, e anch eil nonno del cardinal Tagle, presidente di Caritas Internationalis, costretto ad emigrare dalla Cina alle Filippine.

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L' udienza di Caritas Internationalis
27 maggio 2019, 12:50