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Romania. L'attesa di una famiglia di missionari con 10 figli

L’attesa per l’arrivo di Papa Francesco in Romania testimoniata da una coppia italiana che vive, da quasi 10 anni, in missione nel Paese, testimoniando la forza del perdono e donando speranza

Debora Donnini – Città del Vaticano

Dalla separazione all’incontro con Gesù Cristo fino alla missione in Romania. Così si potrebbe riassumere la parabola di vita di Sandro e Rita Nori, una coppia di Ascoli Piceno con 10 figli, missionari in Romania, a Satu Mare, nella regione della Transilvania. “Siamo qui da quasi 10 anni, abbiamo sentito nel cuore questa gratitudine a Dio per diversi motivi. Uno in particolare è per come il Signore ha ricostruito il nostro matrimonio, perché mia moglie ed io vivevamo separati”, racconta Sandro nell’intervista. Due anni molto difficili. Poi, attraverso l’ascolto delle catechesi e l’esperienza del Cammino neocatecumenale, l’incontro con Cristo, che pian piano ci ha portato ad un riavvicinamento.  “Allora ancora non avevamo figli. Anzi, neanche li volevamo, eravamo chiusi alla vita; avevamo molti progetti, avevamo molte idee di viaggiare” ma – ricorda Sandro -  “il Signore ci ha cambiato la vita, ha cambiato anche il modo di pensare, di rapportarci, di vivere. Una vita completamente diversa rispetto a come vivevamo prima!”.

Ed è proprio dalla gratitudine che nasce l’esperienza della missione, conferma sua moglie, Rita. “Il Signore ci ha chiamati in un momento tanto difficile della nostra vita. Io ero veramente a pezzi perché era un momento in cui ci stavamo separando e mi ricordo come dentro di me c’era questo desiderio proprio di ‘cancellare’ mio marito, il mio matrimonio, dalla mia vita. E proprio in questo momento ho incontrato Gesù Cristo. Il Signore ha toccato il mio, il nostro cuore”, ricorda sottolineando come il Signore abbia loro donato la grazia del perdono e di sentirsi amati. “Ricordo che assolutamente non volevo figli, per me uno era già troppo. Avevamo un negozio di abbigliamento nella nostra città e il lavoro era tutta la mia vita, e quindi i figli per me erano un impedimento grande. E ho visto come Dio è entrato con forza nella nostra vita e l’ha stravolta”. Una vera rivoluzione tanto che oggi Sandro e Rita hanno 10 figli e fra loro anche una bambina rom adottata. “Vedendo la realtà qui, di questa zona, dove tanti bambini sono abbandonati – ci sono molti istituti nei quali si accolgono i bambini – il Signore pian piano ha fatto crescere questo desiderio nel nostro cuore. Prima questa bambina è stata con noi in affido, per sei mesi; poi abbiamo potuto iniziare le pratiche per l’adozione”. Una realtà, quella di Satu Mare, segnata dalla povertà e dal lavoro precario: lo stipendio medio è di circa 300 euro al mese e tanta gente cerca lavoro altrove. Nonostante i problemi, Sandro e Rita testimoniano, concretamente, con la loro vita e la loro presenza, che è possibile andare avanti e che il Signore provvede. Non, dunque, “superoi”, ma testimoni di amore e di speranza.

Ma in cosa consiste stare in missione in Romania? “E’ vivere qui come una famiglia romena”, “facciamo catechesi, e vediamo come il Signore ci aiuta, in tanti modi”, spiega Sandro che si sofferma sulla forte attesa di Papa Francesco non solo da parte delle comunità cattoliche. C’è grande movimento, anche nelle scuole, dove vanno i suoi figli; le classi si stanno organizzando, “anche noi ci stiamo già organizzando i pullman in tutta la Romania”, dice. “Aspettiamo con ansia questi giorni, con la speranza di poter stare, in questi tre giorni, con il Papa e ascoltare una parola che ci aiuti, ci dà conforto e forza”. 

27 maggio 2019, 11:01