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Papa all'Istituto Biblico: l'amore al prossimo base del dialogo interreligioso

A Roma per il Convegno "Gesù e i Farisei. Un riesame interdisciplinare", esperti di discipline bibliche ebrei, cattolici, protestanti sono stati ricevuti oggi dal Papa in occasione del 110mo anniversario della Pontificio Istituto Biblico che organizza le giornate di studio. Nel discorso consegnato Francesco offre una riflessione sui pregiudizi che impediscono di amare i nostri vicini a partire dalla figura del "fariseo"

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

"Per amare chi ci sta accanto abbiamo bisogno di conoscerlo, spesso trovando il modo di superare antichi pregiudizi". Il pensiero di Francesco coincide con la finalità del Convegno - "Gesù e i farisei. Un riesame interdisciplinare"- che si conclude oggi a Roma e che indaga origine e storia del gruppo religioso dei farisei, tanto presente nelle Sacre Scritture, in vari momenti del Vangelo e della vita di Gesù, e sul quale gli stereotipi si sono stratificati con diverse conseguenze, tra cui l'antisemitismo.

Lo stereotipo del fariseo, ipocrita e presuntuoso 

Nel discorso non pronunciato ma solo consegnato ai convegnisti ebrei, protestanti e cattolici provenienti da America, Asia e Europa,che il papa ha voluto salutare uno ad uno, Francesco ricorda innanzitutto i 110 anni del Pontificio Istituto Biblico, organizzatore del Convegno, e la sua missione di promozione della dottrina biblica, poi, in merito allo specifico tema del Convegno - frutto anche delle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane sancite dalla Nostra Aetate- va al cuore della questione che si snoda in particolare tra cristiani ed ebrei. "Tra i cristiani e nella società secolare", scrive, "la parola fariseo significa persona ipocrita o presuntuoso, anche se per molti ebrei i farisei sono i fondatori del giudaismo rabbinico". Siamo davanti dunque ad una storia dell'interpretazione che, anche senza una base concreta nei Vangeli, ha favorito "immagini negative dei farisei" e spesso ad attribuirle sono stati i cristiani":

  Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni. Uno degli stereotipi più antichi e più dannosi è proprio quello di “fariseo”, specialmente se usato per mettere gli ebrei in una luce negativa. Recenti studi riconoscono che oggi sappiamo meno dei Farisei di quanto pensassero le generazioni precedenti. Siamo meno certi delle loro origini e di molti dei loro insegnamenti e delle loro pratiche. Pertanto, la ricerca interdisciplinare su questioni letterarie e storiche riguardanti i Farisei affrontate da questo convegno aiuterà ad acquisire una visione più veritiera di questo gruppo religioso, contribuendo anche a combattere l’antisemitismo.

San Paolo si diceva "quanto alla Legge, Fariseo" e Gesù - fa notare il Papa nel suo discorso - ha avuto molto in comune con i farisei: discussioni, fede nella Risurrezione, interpretazioni della Torah per non parlare di uno tra i momenti più significativi del Vangelo di Giovanni cioè l'incontro di Gesù con uno dei capi dei Giudei, il fariseo Nicodemo che lo difenderà e poi lo assisterà nella sepoltura e al quale nessuno degli stereotipi comuni si applica.

La regola d'oro tra ebrei e cristiani

Ma il legame più grande sta nella cosiddetta "regola d'oro": Amerai il tuo prossimo come te stesso, che Gesù avrebbe consegnato - stando al Vangelo di Matteo - interpellato da uno scriba, un fariseo. Ciò, scrive il Papa, dimostra "l'alta stima che Gesù ha avuto per quei capi religiosi che erano davvero vicini al regno di Dio". La conferma verrebbe anche da uno dei rabbini più famosi del secondo secolo, erede dell'insegnamento dei Farisei, Rabbi Aqiba "che indicava il passo del Levitico 19,18: «amerai il tuo prossimo come te stesso» come un grande principio della Torah. Secondo la tradizione, egli morì come martire con sulle labbra lo Shema’, che include il comandamento di amare il Signore con tutto il cuore,  l’anima e la forza (cfr Dt 6,4-5)". Dunque una totale sintonia tra Gesù, il rabbino e i farisei del tempo passato e presente:

Quindi, l’amore per il prossimo costituisce un indicatore significativo per riconoscere le affinità tra Gesù e i suoi interlocutori Farisei. Esso costituisce certamente una base importante per qualsiasi dialogo, specialmente tra ebrei e cristiani, anche oggi. In effetti, per amare meglio i nostri vicini, abbiamo bisogno di conoscerli, e per sapere chi sono spesso dobbiamo trovare il modo di superare antichi pregiudizi.

Per questo, conclude il Papa nel testo consegnato, il Convegno in corso alla Pontificia Università Gregoriana, con il suo spirito interdisciplinare permetterà di presentare i farisei in modo più appropriato nell'insegnamento e nella predicazione" e contribuirà "positivamente alla relazioni tra ebrei e cristiani in vista di un dialogo sempre più profondo e fraterno".

09 maggio 2019, 09:50