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Parroco di Marrakech: vogliamo proseguire sulla strada del dialogo

Dialogo, una parola che è risuonata diverse volte stamattina durante l'incontro tra Papa Francesco e i sacerdoti e le persone consacrate che appartengono alla piccola Chiesa che è in Marocco. Ai microfoni di Vatican News il commento del parroco di Marrakech

Alessandro Di Bussolo - Rabat, Marocco

Siate una Chiesa in dialogo, non preoccupata del numero, ma della vostra autenticità: è l’invito che Papa Francesco ha rivolto al clero, ai religiosi e religiose e al Consiglio ecumenico delle Chiese, stamattina, nella cattedrale di Rabat. Al termine dell’incontro abbiamo chiesto a padre Taddeo Musas Kapend, parroco di Marrakech, francescano del Congo, un commento alle parole del Papa appena ascoltate:

R. – In Marocco, noi non vogliamo soltanto essere numerosi, ma vogliamo essere “di qualità”, dare qualità, dare una testimonianza di vita come aveva detto San Francesco. Anche il Santo Padre ha parlato di San Francesco, ha detto: “Voi che siete in un Paese musulmano, dovete vivere e dare testimonianza. Ma se c’è una possibilità di parlare, dovete dire una parola buona e giusta per costruire”. Noi qui in Marocco viviamo nel dialogo. Il Santo Padre ha detto: “Dovete essere un sacramento di dialogo”, e questo per me vuol dire considerare il dialogo come uno strumento del Vangelo per parlare con gli altri. Cioè, considerare l’altro come una persona creata da Dio, come me.

Padre Taddeo: io, l'imam e il rabbino

Il Papa, infatti, vi ha chiesto di essere una Chiesa che entra in dialogo con il mondo e si fa colloquio. Questo dialogo in nome della fratellanza umana è quello che si è approfondito ad Abu Dhabi con il documento che hanno firmato il Papa e il Grande Imam di Al Azhar. Voi come cercate di applicare queste cose nella vita quotidiana con i musulmani?

R. – A Marrakech, dove sono parroco, c’è un gruppo e c’è un rabbino, ci sono io che sono sacerdote e c’è un altro imam; noi parliamo insieme di questo dialogo, parliamo di essere insieme, di vivere insieme, della necessità di dare una testimonianza agli altri del nostro essere insieme, attraverso il dialogo.

E la gente vi segue, in questo? Non siete solo voi leader a muovervi in questo senso?

R. – Sì, devo dire che la gente è contenta perché ci sono tanti gruppi, tanti giovani, anche musulmani e cristiani … stiamo insieme, viviamo insieme e festeggiamo insieme. Con un’associazione marocchina, una volta abbiamo organizzato anche un concerto tra ebrei, noi cattolici e anche i musulmani!

Ascolta l'intervista a padre Taddeo Musas Kapend
31 marzo 2019, 14:24