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Papa ai camilliani: "il cristianesimo senza tenerezza non va"

Assistere i malati e insegnare agli altri il modo migliore per aiutarli: così Papa Francesco spiega il carisma dei camilliani nell’udienza in Vaticano ai religiosi e alle religiose dell’ordine fondato da San Camillo De Lellis

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Pensare a San Camillo De Lellis significa richiamare alla mente il Buon Samaritano, ricordare la sua instancabile opera al fianco dei malati ai quali si dedicò con amore e cura dopo una vita dissoluta e viziata dal gioco ma poi illuminata dall’amore di Dio. Papa Francesco ricorda la sua figura nell’udienza in Sala Clementina alla Famiglia Camilliana, impegnata “in una donazione amorevole e generosa – afferma il Pontefice - verso i malati, svolgendo una missione preziosa, nella Chiesa e nella società, accanto ai sofferenti”.

Il bisogno di una presenza

Il Papa  spiega il carisma dei camilliani, dono da far risplendere sempre di luce nuova, esortandoli a guardare al futuro pensando a nuove forme di apostolato, testimoniando l’amore misericordioso di Cristo verso i malati. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Quando la malattia arriva a turbare e a volte a sconvolgere la nostra vita, allora sentiamo forte il bisogno di avere accanto a noi un fratello o una sorella compassionevole e anche competente, che ci consola, ci sostiene, ci aiuta a recuperare il bene prezioso della salute, oppure ci accompagna fino alle soglie del nostro incontro finale con il Signore!

Testimoni dell’amore misericordioso

Francesco evidenzia come il dono ricevuto da San Camillo e da molti altri sia quello di “rivivere e testimoniare l’amore misericordioso” verso chi soffre. Un carisma importante che è un regalo dello Spirito Santo e che non può essere tenuto nascosto.

Voi lo vivete in maniera esemplare, traducendolo in vita secondo il doppio binario dell’assistere direttamente i malati, specialmente i più poveri, nei loro bisogni corporali e spirituali, e dell’insegnare ad altri il modo migliore di servirli, a beneficio della Chiesa e dell’umanità.

Il carisma non è per affermare se stessi

Attenzione però a non fare del carisma – afferma il Papa – “un modo per affermare se stessi” perché è una grazia particolare data “per fare del bene a tanti altri”.

Nel corso degli anni, voi vi siete sforzati di incarnare con fedeltà il vostro carisma, traducendolo in una molteplicità di opere apostoliche e in servizio pastorale a beneficio dell’umanità sofferente in tutto il mondo.

Nuove forme di apostolato

Sulla scia di San Camillo e di tanti modelli di santità che hanno vissuto in modo eroico, Francesco invita a proseguire sulla strada tracciata perché il dono ricevuto “è ancora attuale e necessario in questa epoca, perché è fondato sulla carità che non avrà mai fine”.

Si tratta di guardare al futuro, aperti alle forme nuove di apostolato che lo Spirito vi ispira e che i segni dei tempi e le necessità del mondo e della Chiesa richiedono.

Carisma, fonte perenne di luce

Guardando alla “famiglia carismatica” dei camilliani composta di religiosi, religiose, consacrati secolari e fedeli laici, il Papa evidenzia che “nessuna di queste realtà è da sola depositaria o detentrice unica del carisma, ma ognuna lo riceve in dono e lo interpreta e attualizza secondo la sua specifica vocazione, nei diversi contesti storici e geografici”.

Al centro rimane il carisma originario, come fonte perenne di luce e di ispirazione, che viene compreso e incarnato in modo dinamico nelle diverse forme. Ognuna di esse viene offerta alle altre in uno scambio reciproco di doni che arricchisce tutti per l’utilità comune e in vista dell’attuazione della medesima missione quale è testimoniare in ogni tempo e luogo l’amore misericordioso di Cristo verso i malati.

Stile sinodale guardando alla tenerezza di Dio

Ricordando poi la successiva nascita delle Congregazioni femminili perché ai tempi di San Camillo le donne potevano solo dedicarsi alla vita contemplativa e monastica, Francesco sottolinea che con la loro presenza “hanno dato completezza all’espressione del carisma della misericordia verso gli infermi, arricchendolo delle qualità spiccatamente femminili dell’amore e della cura” ma anche della tenerezza.

Mi fermo un po’ su questa parola “tenerezza”. È una parola che rischia di cadere dal dizionario oggi, eh! Dobbiamo riprenderla e riattuarla, eh! Il cristianesimo senza tenerezza non va. La tenerezza è un atteggiamento cristiano proprio; è anche il midollo del nostro incontro con le persone che soffrono.

L’invito del Pontefice è poi quello di assumere uno stile sinodale per vivere in comunione e rendere sempre più fecondo il carisma.

Nella fedeltà all’ispirazione iniziale del Fondatore e delle Fondatrici, e in ascolto delle tante forme di sofferenza e di povertà dell’umanità di oggi, saprete in tal modo far risplendere di luce sempre nuova il dono ricevuto; e tante e tanti giovani di tutto il mondo potranno sentirsi da esso attirati e unirsi a voi, per continuare a testimoniare la tenerezza di Dio.        

18 marzo 2019, 11:42