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Gisotti, Papa a Loreto: una visita che ha toccato i cuori

Si è appena conclusa la breve ma intensa visita del Santo Padre a Loreto. Ne ripercorriamo i momenti forti nell'intervista al Direttore ad interim della Sala Stampa vaticana

Andrea De Angelis - Loreto

Una visita che ha toccato i cuori di molti, una festa di popolo, ma soprattutto un momento storico per la Chiesa e per i giovani. Così il Direttore ad interim della Sala Stampa vaticana Alessandro Gisotti parla - al termine di un briefing tenuto a Loreto -  della presenza del Papa oggi nella cittadina marchigiana che accoglie la Santa Casa, proprio nel giorno della festa dell'Annunciazione: 

Ascolta l'intervista ad Alessandro Gisotti

R. – Davvero, si può dire che è stata una visita breve per il tempo che Papa Francesco è stato qui, ma allo stesso tempo è stata intensa ed è riuscita a toccare i cuori e anche diverse dimensioni: i giovani, la famiglia e i malati. Ovviamente è una visita che – giustamente – è stata definita storica, innanzi tutto per la firma dell’Esortazione Apostolica post-sinodale giovani “Christus vivit!”. È un evento inusuale. Il Papa l’ha voluta firmare qui affidando questo documento ai giovani alla Vergine Maria. Poi come gli storici hanno notato sono passati 162 anni - quindi addirittura dai tempi di Pio IX, l’Italia non era ancora unita - da quando per l’ultima volta un Pontefice aveva celebrato una Messa dentro la Santa Casa di Loreto. Poi la festa di popolo, l’accoglienza della gente, dei pellegrini di Loreto, i giovani, le famiglie e i malati; lì abbiamo visto veramente Papa Francesco toccato da questo incontro con i malati – tanti malati – nella Basilica.

Il Papa nel suo discorso ha fatto due richieste, entrambe interrotte da un forte applauso da parte della folla. La prima: far ripartire ancora con più forza il Centro giovanile “Giovanni Paolo II” e la seconda: tenere aperta - anche nella tarda serata, nella prima notte, come ha detto Francesco – la Basilica. Sono due richieste importanti queste …

R. - Due sfide, due impegni che Papa Francesco ha lanciato e che lascia al termine di questa visita per la Chiesa che è qui a Loreto. È evidente che il Papa tiene tantissimo a cuore i giovani. È venuto qui proprio con questo spirito di affidare questo documento ai giovani a Maria che è sempre giovane; ovviamente il richiamo è anche a Giovanni Paolo II, il Papa dei giovani, il Papa che è venuto qui a Loreto cinque volte, quindi al fatto che il Centro per i giovani “Giovanni Paolo II” non solo possa essere come è, ma anche rafforzarsi nel futuro è qualcosa che sta a cuore al Papa e ai giovani. Poi l’elemento dell’avere più spazio per la preghiera, quindi un’apertura che possa permettere ai tanti pellegrini non solo italiani, ma di tutto il mondo che vengono qui, di poter pregare, di poter stare con Maria in un momento di preghiera importante per la loro vita.

San Giovanni Paolo II firmò la prima Lettera post-sinodale fuori dal Vaticano nel 1995. Era il Sinodo per l’Africa. Questa firma, oggi a Loreto, che significato ha?

R. – É una firma che innanzitutto parla di affidamento. Il Papa ha voluto essere qui, non è mai a caso la scelta della data nella solennità dell’Annunciazione del Signore. É il giorno in cui Maria dicendo sì, cambia il corso della storia, quindi in un qualche modo Francesco sta dicendo ai giovani: seguite l’esempio di Maria che è sempre giovane e che ha avuto il coraggio dell’ascolto, del discernimento e della decisione, l’ascolto innanzitutto della voce di Dio. Sappiamo quante volte Papa Francesco, anche recentemente ha chiesto ai giovani di non addormentarsi, a volte ha usato queste formule molto efficaci: “Non siate giovani da divano, da salotto”, di rischiare, di andare contro corrente. Quindi indica Maria come una donna che ha il coraggio dell’ascolto e della decisione e quindi è un esempio che può parlare a ogni generazione. Maria è sempre giovane e venire qui vuol dire che è sempre un modello per i giovani di ogni tempo e di ogni luogo.

Un’ultima domanda su un piccolo e significativo episodio che lei ha citato in Sala Stampa… Il Papa ha visto piangere un bambino malato perché non era riuscito a salutarlo, ha interrotto la sua camminata, il suo percorso, è tornato indietro per salutarlo, questo l’ha commossa molto?

R. – Sì, credo che eravamo tutti commossi, anche con le altre persone del seguito che hanno il privilegio di essere molto vicini al Santo Padre in queste occasioni. E’ esattamente andata così, il Santo Padre ovviamente si è soffermato veramente a salutare tantissimi di questi malati, alcuni in barella, molti sulla sedia in rotelle, veramente persone che hanno potuto vivere questo momento, questo istante di aiuto con il Papa. E camminando in mezzo a tanta gente noi ci siamo accorti che c’era un bambino malato anch’egli che piangeva perché non era riuscito a toccare, ad abbracciare il Santo Padre. Gliel’abbiamo fatto presente e lui immediatamente è tornato indietro. É stato un bel po’ con questo bambino, lo ha abbracciato e abbiamo visto questo bambino con un volto che aveva raccolto una gioia grande di questo momento. Questo per dire come a volte non è la qualità ma la quantità dell’incontro e davvero Francesco oggi ha potuto vivere lui stesso per lui e per tutta la gente che è stata qui e soprattutto per i malati un momento di grande importanza e intensità.

25 marzo 2019, 13:47