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La cerimonia di congedo all'aeroporto di Rabat La cerimonia di congedo all'aeroporto di Rabat  (Vatican Media)

Terminato il viaggio del Papa in Marocco: Francesco rientrato a Roma

Dopo la Santa Messa al compresso sportivo Principe Moulay Abdellah di Rabat, il congedo di Francesco dal Marocco. Si è concluso così il 28.mo viaggio apostolico del Papa. Sui due giorni intensi trascorsi dal Papa a Rabat, il commento di uno dei nostri inviati

Con l’abbraccio alla comunità cattolica del Marocco, raccolta attorno al Papa nel complesso sportivo Principe Moulay Abdellah di Rabat per la Santa Messa, e l’abbraccio a tutto il popolo del Regno nord africano, che fin da ieri ha manifestato la propria gioia per la visita del Pontefice, si è concluso il 28.mo viaggio apostolico di Francesco.

Il volo papale decollato da Rabat

Due giorni intensi dedicati al dialogo interreligioso e alla conferma nella fede della Chiesa locale, senza dimenticare i migranti e i bisognosi, terminati con la cerimonia di congedo all’aeroporto della capitale marocchina. Alle 17 locali Francesco è salito a bordo del volo della Royal Air Maroc, decollato dopo circa mezz’ora. L'aereo papale è atterrato a Ciampino poco prima delle 21:00, ora di Roma.

Pace e prosperità

Nel telegramma al re Mohammed VI, Francesco ringrazia il sovrano, la famiglia reale, il governo e la popolazione per la “calorosa accoglienza e la generosa ospitalità”. Invoca benedizioni divine su tutti e rassicura delle proprie preghiere “per la pace e la prosperità” del Marocco.

La parola chiave del viaggio : compassione

I due giorni trascorsi a Rabat hanno dato modo al Papa di tessere una tela di dialogo con un Paese musulmano ispirata alla Dichiarazione sulla Fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi in febbraio. Ai valori di quel documento Francesco si è richiamato per parlare di accoglienza degli immigrati e concordia tra credenti di diverse religioni, per poi rafforzare l’azione della piccola Chiesa del Marocco. Una lettura del viaggio nel servizio di uno degli inviati, Alessandro De Carolis:

Una parola chiave del viaggio può essere “compassione”. Perché non c’è sviluppo per quanto abbagliante a raccontare la grandezza di una civiltà, di una città, se si è smarrita la capacità di commuoversi per chi è rimasto indietro. Francesco chiude la visita in Marocco con una Messa festosa nel palazzetto Principe Moulay Abdellah imperniata sulla scena meravigliosa del padre che abbraccia il figlio prodigo. Un abbraccio che significa nuova dignità, la stessa invocata dal Papa nel discorso, intenso, tenuto di fronte ai migranti accolti da Caritas Marocco: tutte vittime, come ogni profugo di una “ferita che grida al cielo”. Compassione che diventa bene comune quando, pur con fedi diverse, ci si incontra sulla terra di “valori comuni”, per esempio quella della pace che disinnesca i fondamentalismi, come ricordato nel primo discorso davanti al re Mohammed VI. Compassione che si avvicina agli invisibili, quelli che si trovano in tutte le periferie, e che Francesco ha trovato nel Centro di assistenza di Tèmara, una casa per tante mamme, bimbi senza mezzi e malati che senza chiasso rende onore al motto del viaggio, servendo la speranza e facendola rinascere ogni giorno.

(Ultimo aggiornamento: domenica 31 marzo 2019 ore 21:00)

 

31 marzo 2019, 18:30