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Papa: c'è bisogno di amare per vincere le disuguaglianze che feriscono l'umanità

Gratitudine e incoraggiamento del Papa al personale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, l'agenzia delle Nazioni Unite impegnata contro fame e povertà nel mondo. Incontrati oggi alla sede Fao di Roma, Francesco ha paragonato il loro lavoro alle radici di un albero: non si vedono ma portano linfa

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Un grazie dal profondo del cuore. E' questo il primo pensiero che Papa Francesco rivolge nel suo discorso al personale dell'IFAD (il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo), incontrato oggi al Palazzo Fao di Roma, sede dell'agenzia delle Nazioni Unite. Un ringraziamento, sottolinea il Pontefice, anche a nome dei tanti poveri aiutati dall'organismo che, in 40 anni di lavoro contro la fame e la povertà, ha raggiunto 480milioni di persone in tutto il mondo. 

Agite controcorrente

Il grazie di Francesco fa certo riferimento all'azione dell'IFAD ma, soprattutto, considera il modo con cui il personale lavora quotidianamente in un mondo in cui, spiega il Pontefice, la ricchezza è nelle mani di pochi:

Grazie perché andate controcorrente: la tendenza di oggi vede il rallentamento della riduzione della povertà estrema e l’aumento della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Pochi hanno troppo e troppi hanno poco. Pochi hanno troppo e troppi hanno poco, questa è la logica di oggi. Molti non hanno cibo e vanno alla deriva, mentre pochi annegano nel superfluo. Questa perversa corrente di disuguaglianza è disastrosa per il futuro dell’umanità.

Vita interiore e preghiera

L'invito di Papa Francesco per proseguire in tale servizio senza cedere alla rassegnazione è rinchiuso in quello che definisce "un segreto" e cioè, "custodire e alimentare motivazioni alte":

In questo modo, si vincono i pericoli del pessimismo, della mediocrità e dell’abitudinarietà, e si riesce a mettere entusiasmo in quello che si fa giorno per giorno, anche nelle cose piccole, le cose che io non vedo come finiranno.

La parola "entusiasmo" è dunque fondamentale e "molto bella", spiega ancora Francesco, soprattuto se intesa dal punto di vista etimologico come "mettere Dio in quello che si fa": 

'Mettere Dio in quello che si fa'– viene da lì: en-theos, entusiasmo, mettere Dio in quello che si fa. Perché Dio non si stanca mai di fare il bene, non si stanca mai di ricominciare. Ognuno di noi ne ha esperienza: quante volte abbiamo ricominciato nella nostra vita! E questo è bello. Non si stanca mai di dare una speranza. Egli è la chiave per non stancarsi. E pregare –per chi può pregare – aiuta a ricaricare le batterie con energia pulita. Ci fa bene chiedere al Signore che lavori al nostro fianco. E la persona che non può pregare perché non è credente deve allargare il cuore e desiderare il bene. Come dicono gli adolescenti: “mandare buone onde”, desiderare il bene degli altri. È un modo di pregare per coloro che non hanno la fede e non sono credenti ma possono fare così.

Cercare volti 

Il Pontefice dà un suggerimento:

In ogni documento che trattate, vi consiglio di 'cercare un volto' (...) i volti delle persone che stanno dietro quelle carte. Mettersi nei loro panni per capire meglio la loro situazione… È importante non rimanere in superficie, ma cercare di entrare nella realtà per intravedervi i volti e raggiungere il cuore delle persone (...). Allora il lavoro diventa un prendersi a cuore gli altri, le vicende, le storie di tutti.

Chi ama aiuta l'altro secondo le sue necessità

Per andare avanti - ha concluso il Papa - "c’è bisogno di amare" . La domanda da porsi non è “quanto mi pesano queste cose che dovrò fare?”, ma “quanto amore metto in queste cose che ora faccio”?".

Chi ama ha la fantasia per scoprire soluzioni dove altri vedono solo problemi. Chi ama aiuta l’altro secondo le sue necessità e con creatività, non secondo idee prestabilite o luoghi comuni. È un creatore: l’amore ti porta a creare, è sempre avanti.

14 febbraio 2019, 12:30