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Il Papa: amore al nemico ha generato la rivoluzione della misericordia

In questa intensa mattinata, in cui si è chiuso in Vaticano l’Incontro sulla protezione dei minori, la riflessione del Papa all'Angelus si concentra su un punto centrale della vita cristiana: l’amore al nemico, un comando che ha generato nel mondo una nuova cultura

Debora Donnini - Città del Vaticano

L’amore per i nemici non è un optional, è un comando. Non per tutti ma per i discepoli. E’ infatti un amore che “Gesù dona a chi lo ascolta”: amare anche chi non ci ama e ci fa del male “va al di là delle nostre possibilità” ma diventa possibile grazie al suo Spirito, è Gesù a trasformarci. Lo ricorda il Papa all’Angelus di questa domenica, dopo il suo forte discorso al termine della Messa conclusiva dell’Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa. Il punto di partenza della sua riflessione è il Vangelo odierno in cui Gesù con “parole nette” dice a chi lo ascolta: “Amate i vostri nemici”. Gesù, ricorda Francesco, vuole che in ogni cuore l’amore di Dio “trionfi sull’odio e sul rancore”:

Non c’è nulla di più grande e più fecondo dell’amore: esso conferisce alla persona tutta la sua dignità, mentre, al contrario, l’odio e la vendetta la sminuiscono, deturpando la bellezza della creatura fatta a immagine di Dio. Questo comando, di rispondere all’insulto e al torto con l’amore, ha generato nel mondo una nuova cultura: la «cultura della misericordia – e dobbiamo impararla bene, eh? E praticarla bene – questa cultura della misericordia che dà vita a una vera rivoluzione». È la rivoluzione dell’amore, i cui protagonisti sono i martiri di tutti i tempi.

Non essere collezionisti di ingiustizie

Dio ci perdona sempre, ricorda poi il Papa, ma “se non perdoniamo del tutto, non possiamo pretendere di essere perdonati”. Se, invece, il cuore si apre alla misericordia, “proclamiamo davanti al mondo che è possibile vincere il male con il bene”. Una parola “bruciante di fuoco”, questa di Gesù, la definisce Papa Francesco. Una parola che rende capaci di “fare del bene senza contraccambio” testimoniando dappertutto “la vittoria dell’amore”.

Delle volte per noi è più facile ricordare i torti che ci hanno fatto e i mali che ci hanno fatto e non le cose buone, al punto che c’è gente che ha questa abitudine e diventa una malattia. Sono “collezionisti di ingiustizie”: soltanto ricordano le cose brutte che hanno fatto. E questa non è una strada. Dobbiamo fare il contrario, dice Gesù. Ricordare le cose buone è quando qualcuno viene con una chiacchiera, che parla male dell’altro, e dire: “Ma sì, forse, ma ha questo di buono”. Rovesciare il discorso. Questa è la rivoluzione della misericordia.

Non violenti ma capaci di tenerezza

Nella forte catechesi che ruota attorno al cuore del Vangelo, Papa Francesco ricorda che la logica dell’amore è “il distintivo del cristiano” e che per superare l’istinto umano e “la legge mondana della ritorsione”, bisogna ascoltare Gesù e sforzarsi di seguirlo “anche se costa”, così si comincia a somigliare al Padre che è nei cieli:

Diventiamo capaci di cose che mai avremmo pensato di poter dire o fare, e di cui anzi ci saremmo vergognati, ma che invece adesso ci danno gioia e pace. Non abbiamo più bisogno di essere violenti, con le parole e i gesti; ci scopriamo capaci di tenerezza e di bontà; e sentiamo che tutto questo non viene da noi ma da Lui!, e dunque non ce ne vantiamo, ma ne siamo solo grati.

24 febbraio 2019, 12:15