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Mons. Coleridge: mai più orrori del passato, Chiesa sia posto sicuro

Il Papa celebra in Sala Regia la Messa con le conferenze episcopali a conclusione dell’incontro in Vaticano su “La Protezione dei Minori”. Faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti: l’esortazione di mons. Coleridge all’omelia

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

E’ Mark Coleridge, arcivescovo di Brisbane e presidente della Conferenza episcopale d’Australia a pronunciare l’omelia nella Messa celebrata dal Papa in Sala Regia a conclusione dell’incontro internazionale su “La Protezione dei Minori”. Incontro, voluto da Francesco che ha radunato in Vaticano decine di presuli, sacerdoti consacrati e laici esperti in materia per far luce sul lato forse più buio e doloroso della Chiesa. E dopo le tante parole spese, ascoltate, ripetute in questi giorni, mons. Coleridge, dall’altare, invoca il silenzio per lasciare spazio all’unica Parola, quella che dà la vita e la risposta vera.

Il potere distrugge se separato dal servizio

“I pastori della Chiesa, come Davide, - dice il presule commentando le Letture odierne - hanno ricevuto il dono del potere ma il potere di servire, di creare, un potere che è con e per ma non sopra, come dice Paolo, che ‘Dio ha dato per la vostra edificazione e non per la vostra rovina’. Il potere è pericoloso perché può distruggere; e in questi giorni abbiamo riflettuto su come nella Chiesa il potere possa distruggere quando è separato dal servizio, quando non è un modo per amare, quando diventa potere sopra”.

Una Chiesa sicura

Nell’abuso sessuale, prosegue il presidente dei vescovi australiani, i potenti mettono le mani sui consacrati di Dio, persino sui più deboli e i più vulnerabili. Nell’abuso e nella copertura, essi si manifestano non come uomini del cielo ma della terra, nemici della Chiesa e di sé stessi, soprattutto quando non hanno amato, non hanno benedetto le vittime e i sopravvissuti. Mons. Coleridge  ricorda a tutti di essere misericordiosi come lo è il Padre e insiste sulla volontà di avere una “Chiesa veramente sicura” dove non ci sia spazio per l’indifferenza e l’insano desiderio di tutelare la reputazione di fronte allo scandalo degli abusi.

Conversione autentica

L’arcivescovo di Brisbane insiste sulla necessità di un cambiamento radicale in cui il vecchio Adamo possa lasciare spazio al nuovo, l’uomo della terra a quello del cielo: “Questo richiederà - spiega - una vera conversione senza la quale rimarremo al livello di ‘pura amministrazione’, quella ‘pura amministrazione’ che non arriva al cuore della crisi degli abusi. Solo questa conversione ci aiuterà a vedere che le ferite di coloro che sono stati abusati sono le nostre ferite, che il loro destino è il nostro, che non sono i nostri nemici ma ossa delle nostre ossa, carne della nostra carne”.

Una nuova stagione di missione

Una vera rivoluzione copernicana dove ci si renda conto che non sono le persone abusate a girare intorno alla Chiesa, ma è la Chiesa che ruota intorno a loro, come la terra di Copernico gira finalmente intorno al sole. Solo così, rimarca, si potrà iniziare a vedere con i loro occhi e sentire con le loro orecchie, solo così ogni volta che incontreremo una vittima potremo riconoscere in lei il volto di Cristo crocifisso: “Una volta fatto questo, il mondo e la Chiesa cominciano ad avere un altro aspetto. Questa è la conversione necessaria, la vera rivoluzione e la grande grazia che può aprire alla Chiesa una nuova stagione di missione”.

Non solo parole ma fatti concreti

Non restare a domandarsi cosa fare ma agire, e pregare che il buio del Calvario, vissuto in questi giorni anche ascoltando tanti dolorosi racconti di fratelli e sorelle ferite nella carne, conduca la Chiesa alla luce della Pasqua perché - insiste mons. Coleridge - “è dalla paura che nasce un’audacia apostolica, dal più profondo scoramento, la gioia del Vangelo, davanti a noi infatti c’è una missione più grande che non richiede solo parole ma fatti concreti”.

Giustizia e guarigione

“Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi; renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela”.

Mai più gli orrori del passato

E ancora la promessa, quella che si attua quando il potere nella Chiesa non è disgiunto dal servizio, non solo di portare ma di diventare, di essere, la pace di Cristo: “faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma non possiamo permetterci di fallire”.

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24 febbraio 2019, 10:05