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Papa a Panama, Carriquiry: realtà difficile ma forte di carica giovanile

I giovani di tutto il mondo aspettano il Papa a Panama, dove Francesco arriverà domani sera per unirsi ai ragazzi e celebrare, fino al 27, la GMG 2019

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Sarà un viaggio dalla forte connotazione mariana, questo di Papa Francesco a Panama, per la XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, all’insegna del tema “Ecco la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola” . Ma sarà un momento per analizzare anche le problematiche e le prerogative della gioventù centroamericana e di una intera regione.

Uno degli incontri del Papa sarà proprio con i vescovi centroamericani del Sedac, il Segretariato episcopale dell’America Centrale, mentre altri due appuntamenti del Papa saranno dedicati alle realtà più difficili dei giovani panamensi: la visita al centro de Cumplimiento de Menores Las Garzas de Pacora, penitenziario dove Francesco celebrerà la liturgia penitenziale per dare la possibilità anche ai giovani privati della libertà di partecipare alla Gmg, e poi quello alla Casa Hogar del Buen Samaritano, fondazione promossa dalla chiesa di Panama per assistere giovani adulti affetti da Hiv, dove il Papa reciterà l’Angelus. “Nonostante i problemi, siamo un continente giovane e per questo forte”: spiega l’uruguaiano Guzman Carriquiry, vice-presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, ai nostri microfoni:

Ascolta l'intervista a Carriquiry

R. – Noi abbiamo ancora tutto questo potenziale di energia giovanile che, nonostante tutti i nostri problemi, è un capitale di speranza per il futuro dei popoli latinoamericani. Speranza vissuta nelle grosse difficoltà. L’America Latina negli ultimi decenni ha visto un grande incremento della scolarizzazione, oggi abbiamo un boom di immatricolazioni universitarie di giovani latinoamericani. E’ vero che c’è anche un alto livello di dispersione scolastica e poi si parla di un 20 per cento di giovani latinoamericani che vengono definiti ‘nini’, ossia ragazzi che non studiano né lavorano, vivono in una situazione marginale e per questo di grande vulnerabilità. Tutto questo in un momento critico, in cui le reti del narcotraffico si espandono ovunque in America Latina cercando di sedurre, di attrarre, i giovani, spesso incorporati in queste reti criminali e sempre più violente. Questo è uno dei maggiori problemi dell’America Latina di oggi. I giovani latinoamericani vivono, inoltre, una situazione di difficile inserimento nel mercato del lavoro, nei nostri Paesi troviamo alte percentuali di disoccupazione e almeno il 50 per cento degli impieghi sono precari. Vorrei poi sottolineare un altro fenomeno che si sta manifestando: una certa disaffezione dei giovani verso la politica. L’ondata di corruzione che si è vissuta nei Paesi latinoamericani allontana i giovani alla politica, è una politica che si concentra sempre di più in corporazioni, fatta da politici autoreferenziali e tutto questo in mezzo ad una grande crisi di destrutturazione dei partiti politici tradizionali, ciò che non facilità la partecipazione delle nuove generazioni cristiane alla politica. È un problema molto serio, perché l’America Latina ha bisogno di una riabilitazione della politica, della buona politica.

 

Professore, i giovani arrivano a Panama a pochi mesi dal Sinodo che li ha visti protagonisti: cosa lega questi due eventi?

R. – Ciò che unisce questi due avvenimenti sarà l’esperienza di sinodalità, lo abbiamo visto con i nostri occhi durante lo svolgimento dell’assemblea del Sinodo nel dialogo dei vescovi con i giovani. Questa esperienza di sinodalità continuerà in qualche modo, in un altro scenario, nel dialogo del Papa con i giovani a Panama, o anche dei vescovi con i giovani, perché a Panama saranno presenti vescovi provenienti da tutto il mondo. E questo cammino sinodale della Chiesa per Papa Francesco è uno dei segni più importanti della riforma che vuole portare avanti nella Chiesa cattolica.

Il Papa incontrerà i vescovi centramericani del Sedac che in questi mesi hanno preso sulle loro spalle il carico delle forti problematiche che vive la regione, fra tutte: la questione dei migranti e le sofferenze di chi parte verso la frontiera tra Stati Uniti e Messico...

R. – Si immagini se non portano questo peso sulle spalle, soprattutto i vescovi centroamericani, coloro che incontreranno il Papa. Certamente condivideranno con il Papa questa preoccupazione pastorale enorme per la situazione. I Paesi dell’America Centrale stanno vivendo un mix di condizioni di povertà, di esclusione di buona parte delle loro popolazioni, di sviluppo del narcotraffico, di violenza, di bande giovanile sempre più violente. Il risultato sono queste migrazioni, questa via Crucis centroamericana verso la frontiera del Messico con gli Stati Uniti: vengono fermati, sempre più controllati, anche a causa di questa ossessione del presidente Trump per la costruzione del muro di separazione. Ciascun Paese ha tutto il diritto di assicurare un livello di sicurezza per il proprio Stato ma, nelle attuali condizioni, ogni onesto latinoamericano, quando vede queste migrazioni che pesano soprattutto sul popolo e sul governo messicano che già ha parecchi problemi, dovrebbe dire e ripetere: “Siamo tutti centroamericani. Siamo tutti messicani”.

I giovani scopriranno un Paese, Panama, che spicca sì per la sua modernità, ma anche per la forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri…

R. – Esattamente. L’arcivescovo di Panama ha avuto la sincerità, e anche il coraggio, di dire che i pellegrini, giovani e non, e i vescovi che arriveranno a Panama, troveranno due Panama: quella Panama City che si vede all’uscita dell’aeroporto, lo Skyline dei grattacieli che sembra una piccola Manhattan, poi, uscendo dalla capitale ed entrando all’interno del Paese, sempre più povertà ed esclusione. Molti giovani pellegrini, prima di arrivare a Panama City, saranno ospitati da quelle regioni delle altre diocesi di Panama, potranno apprezzare la doppia Panama, ma anche l’ospitalità, la generosità, la solidarietà, l’affetto che dimostreranno loro tutti i panamensi.

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22 gennaio 2019, 08:00