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Panama. Gisotti al briefing: costante il pensiero del Papa per il Venezuela

Sono stati i giovani, oggi, i protagonisti dell'incontro con i giornalisti: dopo aver condiviso il pranzo con Francesco, raccontano il dialogo avuto con lui. Il direttore "ad interim" della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, risponde poi alle domande, prima fra tutte quella sul Venezuela

Francesca Sabatinelli, Panama - Adriana Masotti, Città del Vaticano

Nuovo briefing in sala stampa a Panama per ripercorrere la giornata vissuta oggi e per rispondere alle domande dei giornalisti. L'appuntamento programmato alle ore 14 locali, è cominciato con una decina di minuti di ritardo a causa del traffico della capitale panamense particolarmente intenso in questi giorni di Gmg. A fianco del direttore "ad interim" della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, sette dei dieci giovani, di diverse nazionalità, che oggi hanno pranzato con Papa Francesco e dialogato con lui.

L'incontro del Papa con i seminaristi

Al centro della conferenza stampa, il pranzo dei giovani con Francesco, un momento importante, ma Gisotti ne ha sottolineato un altro: "Credo che siano stati importanti anche la visita breve, ma molto intensa del Santo Padre nella cappella del seminario e l’incontro con i seminaristi, durante il quale ha sottolineato l’importanza per loro, per questi giovani uomini che si apprestano alla missione di servire Dio, di rimanere saldi. Il Papa ha avuto parole di incoraggiamento perché siano sempre al servizio di Dio e del popolo di Dio".

La forte preoccupazione per il Venezuela

Un giornalista ha chiesto se il Papa sta seguendo la situazione in Venezuela. "Chiaramente nel cuore di Francesco - ha risposto Gisotti - il pensiero e la preghiera per il popolo venezuelano sono costanti. Molti giovani sono venuti a Panama dal Venezuela e qui ci sono tantissimi immigrati venezuelani, sono una delle comunità più numerose in questo Paese. Dalla papamobile - ha aggiunto Il direttore - Francesco vede i giovani e a volte si ferma per salutarli, come ha fatto ad esempio con un gruppo di pellegrini francesi; quindi possiamo essere certi che il Papa è a conoscenza di questa presenza dei giovani". Il portavoce ha poi ricordato che anche una delle coppie che ieri ha letto i testi ad una stazione della Via Crucis, era venezuelana. E si vedeva chiaramente la bandiera e la parola Venezuela. "Questo è il segno più forte - ha detto ancora Gisotti - il Venezuela era presente alla stazione della Via Crucis, come è significativo che ad ogni stazione ci sia stato un riferimento ad un Paese diverso, perchè ciascuno porta una sofferenza. 

La violenza sulle donne e il bullismo

Alessandro Gisotti ha sottolineato poi la concretezza dei temi che sono stati posti dai giovani nella Via Crucis come il femminicidio e la violenza sulle donne, problemi molto presenti nel Continente americano, ma non solo. Oppure quello del bullismo. C'è grande preoccupazione da parte del Papa, ha affermato, per questo fenomeno totalmente opposto al valore dell'amicizia e "ho visto veramente il Santo Padre molto contento che una ragazza di 16 anni dell’Honduras avesse trovato questo modo così originale come una canzone" (che ieri gli ha cantato), per denunciare questo male. 

La nostra intervista al direttore della Sala stampa 

Al termine del briefing, la nostra inviata a Panama, Francesca Sabatinelli, ha avvicinato il direttore della Sala Stampa vaticana per rivolgergli alcune domande a cominciare dalla testimonianza dei ragazzi che oggi hanno pranzato con il Papa. Evidente la loro emozione e la loro gioia: 

Ascolta l'intervista a Alessandro Gisotti

R. – Innanzitutto, direi che la cosa più bella è che è stato veramente un pranzo. Un pranzo ha una dimensione totalmente familiare, privata: non è pubblico. Il Santo Padre non ha voluto che ci fosse nessuno. Anche io, che sono il direttore della Sala stampa, ho potuto solo vedere quando si sono seduti e poi, tutti fuori. E questo è molto bello perché ha dato una grande libertà sia ai ragazzi di parlare con lui e anche a lui di poter dire quello che si sentiva dal cuore. E poi, cosa succede nei pranzi? Che in una dimensione in cui ci si sente liberi con persone con cui ci si vuole bene e c’è un rapporto, si parla anche di problemi, delle cose che si hanno più a cuore. Ed è quello che è successo, appunto. Attraverso le testimonianze dei ragazzi qui, al centro stampa, abbiamo capito che si è parlato di cose molto impegnative.

Infatti, loro hanno raccontato alcune delle domande che hanno fatto e hanno anche raccontato le risposte del Papa. E sono sembrati veramente intenzionati ad andare avanti, a essere veramente l’avanguardia di un rinnovamento …

R. – Questo mi ha molto ricordato quello che è successo al Sinodo dei Vescovi per i giovani. Davvero io ho visto oggi, con questi ragazzi, quella convinzione, quella voglia di cambiare il mondo, quella capacità anche di trovare delle vie creative, che ho visto al Sinodo dei giovani dove tantissimi tra i Padri sinodali hanno detto che la loro presenza, la presenza di questi ragazzi, ha cambiato anche la dinamica, ha dato veramente il senso della sinodalità, del camminare insieme. E quindi abbiamo visto questa nuova dinamica anche attraverso questo spazio piccolo, a livello temporale, come un pranzo, che però ha permesso a questi giovani di cinque continenti, sicuramente quando torneranno a casa loro, di poter essere quasi – come dire – degli enzimi per creare nuove dinamiche di cambiamento.

Chiaramente, un pensiero va anche ai giovani che arrivano qui da Paesi in grande difficoltà. Pensiamo, uno tra tutti, al Paese che è qui vicino, il Venezuela. Questi giovani stanno testimoniando tanto dolore, ma anche tanto coraggio.

R. – Sicuramente. Il Santo Padre segue da vicino lo sviluppo della situazione: è evidente che è una situazione che preoccupa. Allo stesso tempo, la Santa Sede favorisce qualsiasi iniziativa che possa evitare un ulteriore spargimento di sangue – questa è la comunicazione ufficiale che ho potuto fare come direttore della Sala stampa. E tuttavia, anche durante la Via Crucis abbiamo visto che era presente, durante una orazione, una coppia di venezuelani e questo credo che abbia un senso molto forte all’interno di una dimensione come quella della Gmg. Cioè, il Venezuela era presente anche nella Via Crucis dove il Papa ha quasi dialogato con il Signore e con i ragazzi che erano presenti. Questo per dire che verso i giovani che sono venuti da quel Paese c’è sicuramente un’attenzione particolare; e io credo anche da parte dei giovani che sono qui, soprattutto di quelli del Centroamerica e dell’America Latina che sentono fratelli questi giovani e che forse molto più di quanto noi europei possiamo comprendere, sottolineano questa vicinanza a un popolo che soffre.

26 gennaio 2019, 19:51