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Papa Francesco nell'udienza del 3 dicembre scorso all'Associazione Rondine Cittadella della Pace Papa Francesco nell'udienza del 3 dicembre scorso all'Associazione Rondine Cittadella della Pace  (Vatican Media)

La vocazione dei credenti in politica: essere "artigiani di pace"

La pace e la politica al cuore del Messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata mondiale per la pace: in proposito abbiamo sentito Antonio Tajani. Forte l'invito del card. Bassetti ai cattolici ad assumersi la propria responsabilità per il bene dell'Italia di oggi

Adriana Masotti e Federico Piana - Città del Vaticano

La buona politica è un "veicolo fondamentale per costruire cittadinanza e opere" e, se "attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità", può diventare una "forma eminente di carità". Lo scrive Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, reso noto ieri.

Non c'è pace senza una buona politica

Al centro del Messaggio, dunque, la stretta relazione tra pace e politica, un rapporto non facile. La pace fa spesso i conti infatti con la corruzione, gli abusi e le ingiustizie di una politica non vissuta come servizio. Il Papa descrive i vizi della politica tra cui xenofobia e razzismo che “mettono in pericolo la pace sociale", diffondendo la "paura dell'altro", le "chiusure", "i nazionalismi" contrari a quella "fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno". Francesco invita dunque ad essere nelle nostre società "artigiani della pace".

Tajani: chi fa politica deve tutelare diritti e dignità umana 

Alla luce delle parole del Papa in questo Messaggio, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, ha espresso l’urgenza di riportare la politica a servizio del bene comune. “Gli eletti- ha spiegato - devono rappresentare i cittadini, tutelare i loro interessi e lavorare per difendere la dignità della persona umana”. Per Tajani le strutture politiche e diplomatiche internazionali devono riuscire - come chiede il Pontefice- a battersi meglio per la difesa dei diritti umani, senza il rispetto dei quali possono propagarsi tensioni e conflitti: “Devo ricordare che questo l’Europa lo sta facendo ormai da 70 anni. Non solo all’interno dell’Unione ma anche fuori. Pensiamo alle azioni fatte per tutelare la democrazia e la libertà in Venezuela ed in Nicaragua. Siamo anche l’unico continente dove non c’è la pena di morte. Ma non c’è dubbio che Papa Francesco abbia ragione: non basta, bisogna fare di più”.

Ascolta l'intervista a Antonio Tajani

Il card. Bassetti ai laici: mettersi a servizio del bene comune

La Chiesa non è un partito politico, ma rappresenta oggi come ieri, una ‘voce critica’ e, per natura, è in prima linea nell’accoglienza e nella cura dei più poveri, degli ultimi, dei forestieri. Ad affermarlo, intervistato da diverse testate giornalistiche, è il presidente dei vescovi italiani, card. Gualtiero Bassetti tornato più volte, nei giorni scorsi, sul tema dell’impegno dei cattolici in politica. Il cardinale, in linea con quanto auspica Francesco, sollecita i cattolici ad assumersi la loro responsabilità all’interno della società per ribadire i valori che hanno origine nel Vangelo. “ Un appello molto opportuno,  dice Antonio Maria Baggio, professore ordinario di “Filosofia Politica” all'Istituto Universitario “Sophia” di Loppiano (FI) - e che può servire come stimolo per catalizzare un’azione dei cattolici: non a costituire una qualche forza politica, riproponendo tentativi che sono stati fatti in passato, però. Il cardinale fa appello infatti alla coscienza dei laici, perché sono i laici che devono scegliere il modo con il quale assumere queste responsabilità in politica.

Ci deve essere il diritto al dissenso all'interno di ogni partito

Il prof. Baggio sottolinea un altro motivo di opportunità, a suo parere, dell'invito del cardinale Bassetti: "Perché ci sono state, negli ultimi tempi in Italia, delle azioni politiche che in coscienza non possiamo accettare e sulle quali dobbiamo reagire per non dovere un domani rimproverarci e dire: quando potevo non ho parlato e non mi sono opposto. Abbiamo assistito, per esempio, a una strumentalizzazione della religione; non possiamo accettare che la religione venga usata in questa maniera e questo va detto. Questo è un livello minimo. Esercitare in coscienza, indipendentemente dal partito in cui si è, un’azione di difesa dei valori. Se i partiti non lasciano questo spazio non sono partiti degni di essere frequentati dai cattolici: questo è il punto". 

Ascolta l'intervista a Antonio Maria Baggio

La Dottrina sociale della Chiesa e i diritti non negoziabili 

"I cattolici hanno moltissimo da offrire al Paese", ha affermato il presidente della Conferenza episcopale italiana in una recente intervista, proprio per superare i pericoli del rancore sociale e della xenofobia ma, ha precisato, bisogna superare una dicotomia che non c'è nella Dottrina sociale della Chiesa: quella tra chi difende la vita e la famiglia e chi difende i diritti dei poveri e dei migranti. "Sì, perché i diversi principi della Dottrina sociale cristiana - spiega il politologo - ricostruiscono l’insieme di tutti i diritti umani, di tutte le cose che noi dobbiamo difendere e che consideriamo principi non negoziabili. Quando fu usata per la prima volta questa espressione, si disse che 'non negoziabile' è tutto l’insieme della visione, che va dalla difesa della vita dal suo concepimento fino alla difesa della vita costruendo politiche di pace. È male dividersi su questa visione: i cattolici dovrebbero, a prescindere dal partito in cui sono, cercare, pur nel rispetto della cultura politica alla quale hanno aderito, di salvare tutti questi valori, perché tutti non sono negoziabili, in via di principio.

La formazione e la scelta politica come servizio

Importante per i laici cattolici, ha sottolineato ancora il cardinale Bassetti, la formazione e la riscoperta della politica come servizio. La formazione è fondamentale, concorda Antonio Maria Baggio che prosegue: "Suggerirei, e vedo che è possibile, perché molte esperienze sono in atto anche in Italia, di fare formazione facendo direttamente politica. Almeno la politica di cittadinanza, di base, che non comporta l’adesione ad un partito. Questo si può fare con persone molto giovani. Per ciò che riguarda invece l’ingresso in politica, lì bisogna entrare quando si ha acquisito una maturità, anche una professione. Invece sembra che adesso la politica sia il luogo dove si può trovare il lavoro che prima non c’era. E vorrei anche ricordare che, in tempi bui, oscuri – penso a De Gasperi – fare opposizione significava rovinarsi economicamente. Non aderire al partito nazionale fascista costò a mio nonno tutto: si ritrovò per strada".
Come a dire: certe scelte possono costare, ma che questo un credente deve metterlo in conto.

 

19 dicembre 2018, 11:32