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Papa agli scienziati: convincete i governanti a disarmo nucleare

“La vostra ricerca possa giovare a tutti, al fine che i popoli della terra ne siano sfamati, dissetati, sanati e formati”: appello del Papa ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, ricevuti stamane in apertura della Plenaria, in programma da oggi al 14 novembre, presso la Casina Pio IV in Vaticano.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“A voi, cari scienziati e amici della scienza, sono state affidate le chiavi del sapere”, con parole semplici Francesco si è rivolto agli 80 accademici pontifici di diversi Paesi, credi religiosi e convinzioni ideologiche: 

Francesco si fa avvocato per il bene dei popoli

“Vorrei essere presso di voi l’avvocato dei popoli ai quali non arrivano che da lontano e raramente i benefici del vasto sapere umano e delle sue conquiste, specialmente in materia di alimentazione, salute, educazione, connettività, benessere e pace”.

Manca volontà politica per fermare la corsa gli armamenti

C’è ancora molta strada da fare, ha constatato il Papa, “verso uno sviluppo che sia allo stesso tempo integrale e sostenibile”, impossibile “senza un cambiamento negli stili di vita”, come già raccomandato nell’enciclica Laudato si’, dove sono formulate alcune “proposte-chiave” per raggiungere “quel traguardo”:

“….mancano volontà e determinazione politica per arrestare la corsa agli armamenti e porre fine alle guerre, per passare con urgenza alle energie rinnovabili, ai programmi volti ad assicurare l’acqua, il cibo e la salute per tutti, ad investire per il bene comune gli enormi capitali che restano inattivi nei paradisi fiscali”.

La comunità scientifica deve servire famiglia umana

Del resto “la comunità scientifica – ha ricordato il Papa - è parte della società e non deve considerarsi come separata e indipendente” ma deve “servire la famiglia umana”, nella consapevolezza “che i cambiamenti globali sono sempre più influenzati dalle azioni umane”. “Perciò sono necessarie anche risposte adeguate per la salvaguardia della salute del pianeta e delle popolazioni”, messa a rischio da tutte quelle attività che comportano l’uso di combustibili fossili e la deforestazione dei territori.

“La comunità scientifica, così come ha fatto progressi nell’identificare questi rischi, è ora chiamata a prospettare valide soluzioni e a convincere le società e i loro leader a perseguirle”.

L’immensa crisi dei cambiamenti climatici

In questa missione affidata agli scienziati, il Papa ha posto in evidenza, oltre “l’immensa crisi dei cambiamenti climatici in atto”, “la minaccia nucleare”, ribadendo “la fondamentale importanza” di impegnarsi a favore di un mondo senza armi atomiche, chiedendo loro di “convincere i governanti della inaccettabilità etica di tale armamento a causa dei danni irreparabili che esso causa all’umanità e al pianeta”. “Un disarmo - denuncia Francesco – di cui oggi sembra non si parli più a quei tavoli intorno ai quali si prendono le grandi decisioni”.

La salutare inquietudine degli scienziati di oggi

Riguardo il ruolo della comunità scientifica nel mondo contemporaneo Francesco ha registrato come “la bella sicurezza della torre d’avorio dei primi tempi moderni ha lasciato il posto, in molti, a una salutare inquietudine, per cui lo scienziato di oggi si apre più facilmente ai valori religiosi e intravede, al di là delle acquisizioni della scienza, la ricchezza del mondo spirituale dei popoli e la luce della trascendenza divina”.

12 novembre 2018, 14:08