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Papa all’Angelus: Gesù smaschera chi opprime deboli, sta con gli ultimi

Alla recita dell’Angelus il Papa esorta a donare noi stessi in una offerta “umile e generosa” per il Signore e gli altri e sottolinea come Gesù smascheri l’atteggiamento di superiorità ostentato anche per motivi religiosi. Quindi ricorda la Beatificazione ieri a Barcellona di padre Teodoro Illera del Olmo e 15 compagni martiri e annuncia la seconda Giornata mondiale dei poveri

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Dio sta “dalla parte degli ultimi”, diamo “al Signore e ai fratelli non qualcosa di noi, ma noi stessi”, in una offerta “umile e generosa”. Questa l’esortazione del Papa all’Angelus domenicale, commentando l’odierno Vangelo di Marco centrato su due figure contrapposte, lo scriba e la vedova che, nella sua povertà, offre tutto ciò che possiede (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Dio sta dalla parte degli ultimi

Il primo, spiega Francesco, rappresenta “le persone importanti, ricche, influenti”, l’altra indica “gli ultimi, i poveri, i deboli”. Il giudizio “risoluto” di Gesù nei confronti degli scribi, aggiunge il Papa, non riguarda tutta la categoria, ma è riferito a coloro che “ostentano la propria posizione sociale”, si “fregiano” del titolo di “maestro”, amano essere “riveriti” e “occupare i primi posti”. Quel che è “peggio” - nota il Pontefice - “è che la loro ostentazione è soprattutto di natura religiosa, perché pregano ‘a lungo per farsi vedere’ e si servono di Dio per accreditarsi come i difensori della sua legge”. Un atteggiamento “di superiorità e di vanità”, osserva ancora il Papa, che li porta “al disprezzo per coloro che contano poco o si trovano in una posizione economica svantaggiosa”, come appunto le vedove.

Gesù smaschera questo meccanismo perverso: denuncia l’oppressione dei deboli fatta strumentalmente sulla base di motivazioni religiose, dicendo chiaramente che Dio sta dalla parte degli ultimi.

Il dono totale di sé

Una lezione questa offerta da Gesù ai discepoli attraverso “un esempio vivente”, la povera vedova, “la cui posizione sociale - mette in luce Francesco - era irrilevante perché priva di un marito che potesse difendere i suoi diritti”, quindi “facile preda” di creditori senza scrupoli.

Questa donna, che va a deporre nel tesoro del tempio soltanto due monetine, tutto quello che le restava, fa la sua offerta cercando di passare inosservata, quasi vergognandosi. Ma, proprio in questa umiltà, ella compie un atto carico di grande significato, significato religioso e spirituale. Quel gesto pieno di sacrificio non sfugge allo sguardo attento di Gesù, che anzi in esso vede brillare il dono totale di sé a cui vuole educare i suoi discepoli.

Dio misura la qualità

L’insegnamento di Gesù, prosegue il Papa, aiuta a recuperare quello che è “essenziale” nella nostra vita e “favorisce una concreta e quotidiana relazione con Dio”.

Le bilance del Signore sono diverse dalle nostre. Lui pesa diversamente le persone e i loro gesti: Dio non misura la quantità ma la qualità, scruta il cuore, guarda alla purezza delle intenzioni. Questo significa che il nostro “dare” a Dio nella preghiera e agli altri nella carità dovrebbe sempre rifuggire dal ritualismo e dal formalismo, come pure dalla logica del calcolo, e deve essere espressione di gratuità, come ha fatto Gesù con noi: ci ha salvato gratuitamente; non ci ha fatto pagare la redenzione. Ci ha salvato gratuitamente. E noi, dobbiamo fare le cose come espressione di gratuità.  

Spogliarci del superfluo

La vedova povera e generosa è quindi indicata da Gesù come “modello di vita cristiana da imitare”.

Di lei non sappiamo il nome, conosciamo però il suo cuore -  la troveremo in Cielo e andremo a salutarla, sicuramente -; ed è quello che conta davanti a Dio. Quando siamo tentati dal desiderio di apparire e di contabilizzare i nostri gesti di altruismo, quando siamo troppo interessati allo sguardo altrui e – permettetemi la parola - quando facciamo “i pavoni”, pensiamo a questa donna. Ci farà bene: ci aiuterà a spogliarci del superfluo per andare a ciò che conta veramente, e a rimanere umili.

Le Beatificazioni e la Giornata dei poveri

Subito dopo la preghiera mariana, Francesco ricorda la Beatificazione ieri a Barcellona di Padre Teodoro Illera del Olmo e quindici compagni martiri, “uccisi per la loro fede, in luoghi e date diversi, durante la guerra e la persecuzione religiosa del secolo scorso in Spagna”. Si tratta, dice il Papa, di “coraggiosi testimoni” del Signore. Quindi annuncia che domenica prossima si celebra la Seconda Giornata mondiale dei poveri, con tante iniziative “di evangelizzazione, di preghiera e di condivisione”. Anche in Piazza San Pietro, informa il Papa, “è stato allestito un presidio sanitario che per una settimana offrirà cure a quanti sono in difficoltà”.

Auspico che questa Giornata favorisca una crescente attenzione alle necessità degli ultimi, degli emarginati, degli affamati.

Il saluto ai polacchi

Quindi saluta, tra i 20 mila presenti, anche i “tanti polacchi” giunti in Piazza San Pietro, nel 100.mo anniversario dell'indipendenza della Polonia.

11 novembre 2018, 12:19