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Udienza del Papa agli Scalabriniani Udienza del Papa agli Scalabriniani  (Vatican Media)

Il Papa agli Scalabriniani: rimanete sempre comunità, sentitevi migranti

Nella migrazione c’è la comunità. Questa la riflessione di Francesco nel discorso a braccio con gli Scalabriniani. Nel pensiero del Pontefice anche la “carovana” dei migranti in marcia in queste settimane dall’Honduras verso gli Stati Uniti

Giada Aquilino – Città del Vaticano

“Accogliere lo straniero” in una società che è del “benessere” ma che vive un’epoca di “inverno demografico” e “chiusura delle porte”. Questo l’auspicio del Papa nel discorso pronunciato a braccio nell’udienza, stamani in Sala del Concistoro, ai partecipanti al XV Capitolo Generale della Congregazione dei missionari di San Carlo, gli Scalabriniani. Il Pontefice ha infatti consegnato il testo preparato per la circostanza, conversando con i presenti e rispondendo in italiano e spagnolo a qualche domanda dei missionari (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

La carovana dei migranti

Nelle parole di Francesco anche un pensiero all’attualità, quella della “carovana che va dall’Honduras agli Stati Uniti”. Un fenomeno delle migrazioni, ha sottolineato, “è l’ammucchiarsi”.

Il migrante di solito cerca di andare in gruppo. A volte deve andare solo, ma è normale ammucchiarsi, perché ci sentiamo più forti nella migrazione. E lì c’è la comunità. Nel calcio c’è la possibilità di un “libero”, che possa muoversi secondo le opportunità, ma da voi non c’è possibilità, i “liberi” da voi falliscono. Sempre la comunità. Sempre in comunità, perché la vostra vocazione è proprio per i migranti che si ammucchiano. Sentitevi migranti. Sentitevi, sì, migranti davanti ai bisogni, migranti davanti al Signore, migranti fra voi. E per questo il bisogno di ammucchiarsi.

Aiutare ad accogliere lo straniero

Esortando i missionari a rischiare, esattamente come fanno i migranti, il Papa ha osservato come gli Scalabriniani siano chiamati ad “insegnare” e a “aiutare ad accogliere lo straniero”, di fronte al rifiuto e anche alle “tante situazioni di tratta” in cui “si sfrutta lo straniero”.

Io sono figlio di migranti, e ricordo nel dopoguerra – ero un ragazzino di 10/12 anni – quando, dove lavorava papà, sono arrivati i polacchi a lavorare, tutti migranti; e come erano accolti bene. L’Argentina ha questa esperienza di accogliere, perché c’era lavoro e c’era anche bisogno. E l’Argentina – per la mia esperienza – è un cocktail di ondate migratorie, voi lo sapete meglio di me. Perché i migranti costruiscono un Paese; come hanno costruito l’Europa. Perché l’Europa non è nata così, l’Europa è stata fatta da tante ondate migratorie durante i secoli.

Essere tutti migranti

Al ringraziamento agli Scalabriniani per l’impegno al fianco dei migranti, il Papa ha unito la raccomandazione ad avere nella loro “esperienza religiosa” anche quella di essere essi stessi migranti, essere stranieri.

Dalla propria esperienza di essere stato straniero, per gli studi o per le destinazioni, cresce la conoscenza di come si accoglie uno straniero. Queste due cose, queste due direzioni sono molto importanti, e voi dovete farle bene.

Bussare alla porta del Signore

Francesco ha insitito poi sulla preghiera, sullo “stare davanti al Signore e bussare alla porta, come fa il migrante, che bussa alla porta” per essere “ricevuto”. Quindi l’invito ad andare “dove c’è bisogno”, in fondo “dappertutto”, scegliendo i luoghi col “discernimento davanti al Signore e davanti alle necessità che ci sono nel mondo”. Il Papa ha suggerito allora “due parole”.

Una è sempre il magis: sempre di più, sempre di più, perché Dio ti attrae così. Andare di più. Andare senza stancarsi di andare oltre, oltre, verso nuove frontiere. Questa è una dimensione di una buona scelta. E l’altra è una frase che nella prima parte della Summa Teologica San Tommaso dice, un “motto”, in latino è: “Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo divinum est”. “Non essere soggetto alle cose grandi, e tuttavia tenere conto delle più piccole, questo è divino”.

Il sacrificio della croce

Il Signore, ha ricordato il Papa, è “il Dio del sacrificio della croce”, il “massimo di amore”, ma è anche “il Dio che ha cura di ogni persona”, del “minimo”, perché “è capace di aprire la porta del Paradiso a un ladro”. Quindi, parlando delle scelte da compiere, Francesco ha pure incluso la “capacità di congedarsi”, che “è difficile”, perché a “dire di no e andare indietro” in fondo “ci vuole coraggio”: “ci vuole santità nel farlo”.

Capacità di congedarsi quando è la volontà di Dio, sia per l’obbedienza, sia per altri motivi, sia per l’ispirazione, che ti dice: “basta”. Questo aiuta a fare delle buone scelte.

Il popolo di Dio ama i vecchi

Il Pontefice, sempre sollecitato da una domanda di uno scalabriniano, ha poi richiamato all’“amore per i genitori”: il “popolo fedele di Dio”, ha detto, ama i genitori, “ama i vecchi”.

La società di oggi, in generale, questa cultura, corre il pericolo di considerare i vecchi come materiale di scarto. Quando non li lascia andare verso tante forme di eutanasia mascherata, come sono quelle di non dare le medicine giuste, o darne di meno perché sono costose, e così muoiono prima. Tutti noi abbiamo anche nonni spirituali, padri spirituali, anche in congregazione. La tua domanda mi suggerisce: i vostri genitori spirituali, in congregazione, sono ben curati? Fate di tutto perché loro vivano in comunità fino a che sia possibile, o siete troppo preoccupati di mandarli alla casa di riposo al più presto?

Un raccomandazione, insomma, anche per i “genitori spirituali”, cioè i “padri spirituali”, quelli che si hanno “in congregazione”.

29 ottobre 2018, 19:53