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Papa in Estonia: per generare futuro servono appartenenza e integrazione

Il primo discorso della visita del Papa in Estonia è quello rivolto stamani davanti alla presidente della Repubblica Estone, Kersti Kaljulaid, alle Autorità, al Corpo diplomatico e alla società civile nel Giardino delle Rose del Palazzo presidenziale di Tallinn

Debora Donnini - Città del Vaticano

Un popolo sarà in grado di generare futuro solo nella misura in cui dà vita a “relazioni di appartenenza” tra i suoi membri. In questo sforzo il Papa assicura l’aiuto della Chiesa cattolica, “una piccola comunità” che in Estonia rappresenta lo 0,5 per cento, ma con “tanta voglia di contribuire alla fecondità di questa terra”. L’incontro con le Autorità, la società civile e il Corpo diplomatico, nel Giardino delle Rose del Palazzo presidenziale di Tallinn, è il primo discorso della sua visita in Estonia, un Paese che ha conosciuto il regime comunista. (Ascolta il servizio con la voce del Papa). 

La fecondità è legata alle radici

Oggi è segnato da una forte secolarizzazione, con oltre il 70 per cento della popolazione che si dichiara “non religiosa”, e ha un alto tasso di divorzi. A tutti il Papa ricorda che una terra per essere feconda, deve creare appartenenza e avere radici:

Non c’è peggior alienazione che sperimentare di non avere radici, di non appartenere a nessuno. Una terra sarà feconda, un popolo darà frutti e sarà in grado di generare futuro solo nella misura in cui dà vita a relazioni di appartenenza tra i suoi membri, nella misura in cui crea legami di integrazione tra le generazioni e le diverse comunità che lo compongono.

Terra di memoria

“Terra di Maria”: così da secoli sono chiamate queste terre. E Maria evoca due parole:  memoria e fecondità, ricorda il Papa. Fare memoria per il popolo estone signifca ricordare i periodi storici duri, segnati da “momenti di sofferenza e tribolazione” e le “lotte per la libertà e l’indipendenza”, che – sottolinea  – “sono sempre state messe in discussione o minacciate”. Ma anche che da più di 25 anni , cioè dall’indipendenza nel 1991, l’Estonia ha compiuto “passi da gigante” e si trova tra i primi per l’indice di sviluppo umano, per capacità di innovazione e libertà di stampa e politica. Ci sono quindi motivi di speranza nel guardare al futuro ma bisogna fare, appunto, memoria della storia degli uomini e delle donne “che hanno combattuto per rendere possibile questa libertà”.

Terra di fecondità

Dall’altra parte, c’è la chiamata ad essere una terra feconda. “Il benessere non è sempre sinonimo di vivere bene”, rileva il Papa constatando che “uno dei fenomeni che possiamo osservare nelle nostre società tecnocratiche è la perdita del senso della vita, della gioia di vivere”. In questo modo la consapevolezza di essere radicati in un popolo e in una cultura, può andare perduta privando a poco a poco i giovani di “radici” su cui costruire il presente e il futuro, perché li si priva della capacità di sognare e di rischiare.

Mettere tutta la fiducia nel progresso tecnologico come unica via possibile di sviluppo può causare la perdita della capacità di creare legami interpersonali, intergenerazionali e interculturali, vale a dire di quel tessuto vitale così importante per sentirci parte l’uno dell’altro e partecipi di un progetto comune nel senso più ampio del termine. Di conseguenza, una delle responsabilità più rilevanti che abbiamo quanti assumiamo un incarico sociale, politico, educativo, religioso sta proprio nel modo in cui diventiamo artigiani di legami.

Presidente dell'Estonia: la S. Sede fonte di potere spirituale per le nazioni ostaggio del comunismo

Prima aveva preso la parola la presidente della Repubblica di Estonia, Kersti Kaljulaid. “Con la sua autorità morale e politica, la Santa Sede è stata una fonte di potere spirituale per le nazioni europee tenute ostaggio del comunismo”, ha sottolineato nel suo intervento. “Ha dato loro ispirazione, affinché potessero rimpadronirsi della loro libertà, e ha richiamato le parole dell’Apostolo Paolo ai Romani: 'Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene'”.

Il capo dello Stato estone ha ricordato lo uno scambio che avvenne in Vaticano circa cento anni fa, durante la Guerra di Indipendenza dell’Estonia: “mentre il Paese faceva pressione sulla comunità internazionale per ottenere il riconoscimento, il diplomatico estone Kaarel Robert Pusta ebbe un incontro con il cardinale segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Gasparri, il quale, tra le altre cose, volle sapere dei rapporti Chiesa – Stato. Di fronte alla risposta di Pusta, che vi era una totale libertà religiosa nella nuova Repubblica, il cardinale replicò cordialmente: ‘Allora dobbiamo essere amici’”. Un’amicizia che “è durata resistendo alle prove anche dei periodi più difficili. La Santa Sede non ha mai riconosciuto l’occupazione dell’Estonia”. E oggi che l’Estonia è libera ed è rimasta fedele alla democrazia, la presidente sottolinea che è importante ricordare un verso di un poema di Giovanni Paolo II che si recò in visita in Estonia 25 anni fa: “La libertà deve essere continuamente conquistata, non si può meramente possedere. Viene come un dono, ma può essere mantenuta solo mediante la battaglia”. Centrale quindi per la presidente,  l'"essere attenti a salvaguardare la nostra libertà e i diritti umani. Se non lo siamo - avvisa - potremmo ottenere qualche giorno di lieve spensieratezza, ma erediteremo un futuro carico di preoccupazioni".

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Le più belle immagini dell'incontro del Papa con le Autorità, la società civile e il Corpo diplomatico
25 settembre 2018, 10:26