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Piero Coda: esempio magnifico di cosa significhi tradizione nella Chiesa

All’indomani della modifica apportata da Papa Francesco al Catechismo della Chiesa Cattolica nel paragrafo riguardante la pena di morte, a Vatican News l’opinione del teologo mons. Piero Coda e dell'esperto di diritto Antonio Stango

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Papa Francesco ha fatto un passo avanti pur nella continuità del magistero dei Pontefici precedenti”. Così mons. Piero Coda, teologo e preside dell'Istituto universitario Sophia di Loppiano, (Ascolta l'intervista a mons. Piero Coda sul testo del Papa) interviene sulla modifica del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica relativo alla pena di morte e approvata da Papa Francesco con un Rescritto

Esempio magnifico di continuità nella novità

“Un salto in avanti, ma in piena continuità con il cammino che – afferma mons. Coda – parte dalla visione antropologica del Concilio Vaticano II”. Il teologo sottolinea i riferimenti, nella Lettera di accompagnamento al Rescritto e firmata dal cardinale Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a Giovanni Paolo II e alla sua “Evangelium Vitae” ma anche ai pronunciamenti sulla pena di morte fatti da Benedetto XVI. “Il punto centrale è che la dignità può oggi essere garantita in altre forme. Quello che è avvenuto è un esempio magnifico di cosa significa la tradizione nella Chiesa. E’ continuità nella continua novità che garantisce ciò che non è modificabile ma lo sviluppa a seconda della coscienza che matura nel tempo”.

La dottrina è agganciata al Vangelo

“Papa Francesco – evidenzia mons. Coda – ha sancito una consapevolezza che è naturale nel popolo di Dio ma secondo la conformità della fede. La dottrina infatti non è modificabile nel suo nucleo fondamentale, è però compito ma anche grazia e carisma del magistero del Papa interpretare autenticamente la dottrina”. “Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, ha parlato di quanto la Chiesa ha ricevuto, del fermento dello Spirito Santo che è disseminato ovunque. La Chiesa – conclude il teologo – acquisisce degli elementi che fanno intendere più profondamente la verità del Vangelo, Parola viva, grazie alla consapevolezza che matura nella coscienza umana”.

Speranza per chi è condannato

Dignità e speranza sono i due punti forti che Antonio Stango, presidente Federazione Italiana Diritti Umani, intervistato da Antonella Palermo, ritrova nel Rescritto di Papa Francesco. (Ascolta l’intervista).  “Oltre all’inviolabilità della persona umana – afferma – qui viene ribadito il concetto di speranza, c’è l’orizzonte della riabilitazione che invece la pena di morte esclude”. “Credo che il messaggio di Papa Francesco sia per tutti quei Paesi che si dicono cattolici ma che mantengono l’esecuzione capitale. Penso, ad esempio, alle Filippine”. “E’ un messaggio universale – conclude Stangio – che spero le Nazioni Unite possano raccogliere a dicembre con una risoluzione per la moratori della pena di morte”.

 

03 agosto 2018, 12:56