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“Rosa la Luchadora”, la nonna di Papa Francesco

Per capire la fede e il pensiero di Papa Francesco, bisogna rintracciare le sue radici. Centrale, come ha sottolineato lui stesso, è stata sua nonna, Rosa Margherita Vassallo, che la giornalista e autrice Marilù Simoneschi ritrae, in questo romanzo storico, frutto di una ricerca approfondita

Debora Donnini - Pescasseroli

C’è una donna che ha lasciato un’impronta indelebile nella vita di Papa Francesco: è Rosa Margherita Vassallo, sua nonna. La ricorderà molte volte. "Ho ricevuto il primo annuncio cristiano da una donna: mia nonna! È bellissimo questo: il primo annuncio in casa, con la famiglia!", disse alla Veglia di Pentecoste del 2013.

Una donna tenace

Una donna senz’altro coraggiosa come si evince leggendo questo romanzo storico: “Rosa La Luchadora”, scritto da Marilù Simoneschi per Imprimatur e presentato ieri a Pescasseroli nella rassegna che vede la direzione artistica di Dacia Maraini, alla presenza anche del vescovo dei Marsi, mons. Pietro Santoro. Un romanzo avvincente nella scrittura e ben documentato dal punto di vista storico, che pian piano porta a conoscere da vicino Rosa Vassallo. La sua vita è incastonata, a cavallo fra l’800 e il ‘900, fra le Langhe, Torino e l’Argentina. Proveniente da una povera famiglia contadina, Rosa riesce ad andare a studiare a Torino. Sono anni difficilissimi per i contadini, dove fame e miseria erano davvero, spesso, il pane quotidiano. Semplice ma tenace, entra nell’Azione Cattolica e fa dell’aiuto agli altri un perno della sua vita, cercando di venire incontro alle persone più in difficoltà come le operaie. Conosce Giovanni Bergoglio, si sposano, hanno un figlio, Mario, che diventerà il papà di Papa Francesco.

Si ricomincia

A 45 anni accetta di ricominciare tutto da capo, in Argentina, terra verso la quale salpano come centinaia di italiani in quegli anni, in cerca di un futuro migliore. “Allora erano gli italiani che lasciavano la terra natia per guadagnarsi il pane e avere un futuro migliore” e - racconta Marilù Simoneschi - i suoi nonni e suo padre si salvarono dal naufragio della Regina Mafalda, che colò a picco, perché vi si sarebbero dovuti imbarcare mentre decisero di rimandare la partenza che avvenne poco dopo. Esperienze - è stato messo in rilievo alla presentazione – che fanno comprendere la grande attenzione e sensibilità di Francesco per i migranti.

Il suo amato nipote

Tante volte nonna Rosa ha attraversato e superato le intemperie della vita, si è rimboccata le maniche e ha ricominciato da capo, cercando sempre di mantenere allegria e speranza nella famiglia. E il libro della Simoneschi fa respirare la sua forza e la sua bellezza, ricostruendo la sua vicenda a partire dal ricordo dell’amore per il marito Giovanni e sull’attesa, prima della morte, dell’arrivo dell’amato nipote, Jorge Mario, per un ultimo saluto. Quel nipote che le aveva spalancato il cuore, che lei aveva difeso nella scelta della vocazione sacerdotale riportando serenità nei rapporti con la madre di Jorge Mario, che desiderava lui studiasse medicina. Quel nipote che portò poi nel suo breviario il testamento spirituale della sua amata nonna Rosa, dalla quale aveva imparato fede, forza, speranza e, soprattutto, che fare il bene è davvero l’unico modo per stare bene, ha ricordato ancora alla presentazione Marilù Simoneschi.

La prossimità come dimensione essenziale

“E’ stata una donna che aveva compreso, nelle vicende della sua vita, il senso profondo dell’esistenza: vedere la vita, la storia e il mondo con gli occhi di Dio”, ha voluto sottolineare all’incontro mons. Santoro che con parole profonde ha parlato di una donna dal cuore grande, che ha vissuto fino in fondo la sua vicenda familiare non in maniera intimistica, ma aperta alle sofferenze del mondo.”Vedeva il volto di Dio nel volto dei poveri. Viveva la prossimità come dimensione fondamentale della sua vita. E tutto questo certamente è stata un’eredità che ha portato negli occhi e nel cuore di Papa Francesco”.

Non a caso - viene da pensare - tante volte Papa Francesco ricorda l’importanza dei nonni, perché ai nipoti danno quelle radici per poter davvero spiccare il loro volo.
 

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24 agosto 2018, 09:56