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Fedeli in Piazza San Pietro per l'udienza generale Fedeli in Piazza San Pietro per l'udienza generale  (Vatican Media)

Il Papa, le fake news e l'atto di fiducia nei giornalisti

Ieri in Piazza San Pietro, un coro di fedeli per il proprio vescovo viene trasformato in un atto di protesta contro Papa Francesco. Una fake news che ha fatto il giro del mondo e che richiama in modo forte il dovere professionale dei giornalisti di ricercare la verità, non di fabbricarla

Alessandro Gisotti – Città del Vaticano

La scena è quella consueta del mercoledì in Piazza San Pietro. Il Papa ha concluso la sua catechesi, ha impartito la benedizione e saluta alcune persone ammesse al cosiddetto baciamano. Dalla piazza si alza un coretto, sono fedeli che festeggiano qualcuno che gli è caro, che sta salutando personalmente il Santo Padre. Ieri mattina, accade dunque che i cresimandi della diocesi di Lucca intonino un coro scandendo il nome “Italo”, quello del loro vescovo, mons. Italo Castellani, che sta appunto salutando Papa Francesco.

Tutto normale se non fosse che qualcuno si dice convinto di aver sentito un coro inneggiante a Viganò, l’ex nunzio negli USA autore del ben noto documento di accusa nei confronti del Papa. La notizia è di quelle che fanno clamore, da prima pagina. Peccato che sia falsa. Per accorgersene sarebbe in fondo bastato riascoltare con attenzione il video di Vatican News su Youtube (Udienza del 29/8/2018 al 1'04'27''), quindi a tutti accessibile, per rendersi conto che, pur non sapendo che fosse per “Italo”, sicuramente quel coro non era per “Viganò”. Fatto sta che in pochi minuti la “notizia” diventa virale sui social media e da lì – come sempre più spesso accade – passa all’informazione main stream. Apparentemente senza filtri.

Su alcuni siti di giornali, dunque, leggiamo che il Papa è stato contestato dai fedeli in Piazza San Pietro che inneggiavano al “grande accusatore” Carlo Maria Viganò. La vera notizia affiora di lì a poco, grazie alla professionalità di chi si prende la briga di riascoltare l’audio e di “scoprire” la presenza in Piazza San Pietro del gruppo di fedeli di Lucca che, per alcune ore, grazie a questa fake news sono diventati “famosi” loro malgrado. La vicenda, che ha del surreale e per alcuni aspetti anche un lato comico, è in realtà il sintomo preoccupante di un sistema mediatico che, nella ricerca esasperata dello scoop, non analizza i fatti ma li piega a ciò che sembra essere l’aspettativa del suo pubblico.

Proprio Papa Francesco, nel suo ultimo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, ha spiegato in modo eloquente quali sono le dinamiche che portano al diffondersi di notizie false come questa. L’efficacia delle fake news, osserva il Papa, “è dovuta in primo luogo alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili. In secondo luogo, queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari”. Il Papa osserva poi che attraverso un “uso manipolatorio dei social network”, le false notizie “guadagnano una tale visibilità che persino le smentite autorevoli difficilmente riescono ad arginarne i danni”. Che cosa c’è in gioco? Che cosa preoccupa il Papa? Per Francesco, le “motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere” che “ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.

Fin dall’inizio del suo Pontificato, Francesco ha manifestato una grande fiducia negli operatori dell’informazione. Una fiducia ribadita anno dopo anno, concedendo numerose interviste anche a media che non hanno alcun potere alle spalle - come la rivisita degli homeless di Milano o la radio di una favela argentina - e non sottraendosi mai alle domande rivoltegli dai giornalisti, anche quelle più scomode. Un atto di fiducia (e di responsabilità) che ha rinnovato ai giornalisti proprio sul documento di Viganò. “Avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni”, ha detto il Papa sul volo di ritorno dall’Irlanda, “è un atto di fiducia”. Una fiducia che richiama all’essenza della professione giornalistica che ricerca la verità e non la fabbrica.  

30 agosto 2018, 11:06