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Papa: improrogabile l’impegno ecumenico per la pace in Africa

Ricevendo in Vaticano una delegazione dell’Organizzazione “African Instituted Churches”, che riunisce varie espressioni africane della fede cristiana, Francesco esorta pure all’impegno per offrire stabilità, istruzione e opportunità di lavoro

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Un “intenso incontro e dialogo ecumenico” e una collaborazione tra “cristiani, religioni tradizionali e musulmani” per un impegno “improrogabile” a favore della pace e di un futuro “migliore” dell’Africa. Questo l’incoraggiamento del Papa ricevendo per la prima volta una delegazione dell’Organizzazione “African Instituted Churches”. Francesco ripercorre la storia “relativamente breve” di tale realtà che, dal 1978, riunisce varie espressioni africane della fede cristiana (Ascolta e scarica il servizio con la voce del Papa).

Molti Paesi ancora lontani dalla pace

Si tratta di comunità, rileva il Pontefice, “segnate dalla lotta per l’indipendenza sostenuta dal continente africano e dai successivi sforzi di creare società caratterizzate dalla giustizia e dalla pace, in grado di difendere la dignità della grande varietà dei popoli africani”.

Purtroppo, la promessa di progresso e di giustizia contenuta in tale processo di affrancamento non sempre è stata mantenuta e molti Paesi sono ancora lontani dalla pace e da uno sviluppo economico, sociale e politico che abbracci tutti i settori e offra condizioni di vita e adeguate opportunità a tutti i cittadini. Voi conoscete bene le sfide che l’Africa nel suo insieme affronta, come pure quelle che incontrano le diverse Chiese nella loro missione di evangelizzazione, di riconciliazione e di aiuto umanitario. In particolare, siete consapevoli dell’enorme sfida di offrire stabilità, istruzione e opportunità di lavoro ai giovani, che formano una parte così ampia delle società africane.

Uso sapiente ed etico delle risorse africane

Francesco - rifacendosi al Vangelo di Luca - ricorda come l’Africa odierna sia paragonata all’uomo che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, cadde nelle mani dei briganti, che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Esorta quindi a capire come il messaggio cristiano sia “una buona notizia” per le popolazioni locali.

“ Contro la disperazione dei poveri, la frustrazione dei giovani, il grido di dolore degli anziani e dei sofferenti - sottolinea - il Vangelo di Gesù Cristo, trasmesso e vissuto, si traduce in esperienze di speranza, pace, gioia, armonia, amore e unità”. Il compito dei cristiani è quello di “accompagnare ogni sforzo per favorire un uso sapiente ed etico” delle “risorse umane, culturali e materiali del continente. ”

È improrogabile l’impegno comune nel promuovere i processi di pace nelle varie aree di conflitto. Vi è urgente necessità di forme concrete di solidarietà verso chi è nel bisogno, ed è compito dei responsabili delle Chiese aiutare le persone a raccogliere le proprie energie per porle al servizio del bene comune e, nello stesso tempo, difendere la loro dignità, la loro libertà, i loro diritti.

Obiettivi comuni, nonostante le differenze

Più che mai, evidenzia il Papa, c’è bisogno che “tutti i cristiani imparino a lavorare insieme” per il bene comune.

Sebbene esistano rilevanti differenze tra di noi su questioni di natura teologica ed ecclesiologica, vi sono anche tante aree in cui i leader e i fedeli delle varie comunità della famiglia cristiana possono stabilire obiettivi comuni e lavorare per il bene di tutti, specialmente per il bene dei nostri fratelli e sorelle più svantaggiati e più deboli.

Oltre gli ostacoli e le ostilità

A partire dai valori religiosi e dai principi di vita dei popoli africani, che appartengono poi “a tutti noi cristiani”, come la profonda fede, il senso della famiglia, il rispetto dell’esistenza umana, possiamo esprimere “la nostra solidarietà nelle relazioni interpersonali e sociali”, promuovendo “la coesistenza di gruppi etnici, di tradizioni, di lingue e anche di religioni diverse”, nonostante gli “ostacoli dovuti a gravi ostilità reciproche”.

Vorrei incoraggiare un più intenso incontro e dialogo ecumenico tra noi, e con tutte le altre Chiese. Che lo Spirito Santo ci illumini affinché riusciamo a trovare il modo di promuovere la collaborazione tra tutti - cristiani, religioni tradizionali, musulmani - per un futuro migliore per l’Africa.

Giustizia, pace e fraternità

D’altra parte, conclude Francesco, è “ferma” la volontà della Chiesa cattolica “di fare il possibile, insieme ai suoi partner ecumenici, per promuovere il Regno di giustizia, di pace e di fraternità che Dio vuole per l’intera umanità”.

23 giugno 2018, 12:21