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Il Papa a Ginevra: c'è bisogno di un nuovo slancio evangelizzatore

Spinta missionaria e unità: due aspetti che si rimandano a vicenda. Francesco lo ribadisce nell'intervento pronunciato durante l'Incontro ecumenico di questo pomeriggio a Ginevra. La credibilità del Vangelo, dice, si gioca nella risposta dei cristiani al grido dei più deboli

Adriana Masotti - Città del Vaticano

“Se siamo qui è anche grazie a quanti ci hanno preceduto nel cammino, scegliendo la via del perdono e spendendosi per rispondere alla volontà del Signore: che ‘tutti siano una sola cosa’.” Papa Francesco lo sottolinea nel suo discorso dicendosi lieto dell’Incontro di oggi reso possibile, dopo secoli di contrasti, da quella carità voluta dal Signore “capace di perdonare senza limiti”. Ma preparato anche da tutti coloro che nel tempo “spinti dall’accorato desiderio di Gesù, non si sono lasciati imbrigliare dagli intricati nodi delle controversie, ma hanno trovato l’audacia di guardare oltre e di credere nell’unità”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Siamo i beneficiari della fede, della carità e della speranza di tanti che, con l’inerme forza del Vangelo, hanno avuto il coraggio di invertire la direzione della storia, quella storia che ci aveva portato a diffidare gli uni degli altri e ad estraniarci reciprocamente, assecondando la diabolica spirale di continue frammentazioni. Grazie allo Spirito Santo, ispiratore e guida dell’ecumenismo, la direzione è cambiata e una via tanto nuova quanto antica è stata indelebilmente tracciata: la via della comunione riconciliata, verso la manifestazione visibile di quella fraternità che già unisce i credenti.

Ecumenismo e missione: un legame inscindibile

Ricordando l’occasione di questa visita, i 70 anni del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il Papa sottolinea che settanta è anche il numero dei discepoli di Gesù, inviati in missione, che rimandava a quello delle nazioni allora conosciute. E dice che questo suggerisce “che la missione è rivolta a tutti i popoli e che ogni discepolo, per essere tale, deve diventare apostolo”. Ma come possono i cristiani evangelizzare se sono divisi tra loro? Proprio da questo interrogativo, ricorda Francesco, è nato il Consiglio Ecumenico delle Chiese, ma su questo aspetto il Papa esprime una preoccupazione che deriva “dall’impressione che ecumenismo e missione non siano più così strettamente legati come in origine”.  Eppure, “l’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini è connaturato al nostro essere cristiani”.

Abbiamo bisogno di una nuova spinta missionaria

E’ necessario dunque, afferma il Papa, continuare ad offrire al mondo “amato e tormentato” il tesoro che come cristiani abbiamo ricevuto e che consiste, come scrive l’Apostolo Paolo nel: “Conoscere [Cristo], la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze".

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è un nuovo slancio evangelizzatore. Siamo chiamati a essere un popolo che vive e condivide la gioia del Vangelo, che loda il Signore e serve i fratelli, con l’animo che arde dal desiderio di dischiudere orizzonti di bontà e di bellezza inauditi a chi non ha ancora avuto la grazia di conoscere veramente Gesù. Sono convinto che, se aumenterà la spinta missionaria, aumenterà anche l’unità fra noi.

Camminare, pregare, lavorare insieme

Il Papa commenta poi il motto scelto per la giornata di oggi: Camminare – Pregare – Lavorare insieme. Si tratta, spiega, di compiere un duplice movimento: “In entrata, per dirigerci costantemente al centro, per riconoscerci tralci innestati nell’unica vite che è Gesù”. E “In uscita, verso le molteplici periferie esistenziali di oggi”. Potremmo chiederci, prosegue,  se stiamo vivendo così.
Ma non possiamo camminare da soli: “Senza preghiera la comunione diventa asfittica e non avanza”. Infine lavorare insieme: Francesco elenca i luoghi, gli uffici, le Commissioni in cui le diverse Chiese-membri del Consiglio studiano e lavorano insieme e conferma la volontà della Chiesa cattolica di continuare in questa molteplice collaborazione.

Mettersi al servizio dell'umanità sofferente

Ma “il lavoro tipicamente ecclesiale ha un sinonimo ben definito: diakonia”, osserva il Papa e cioè ‘servizio’, quello che le Chiese-membri del Consiglio esprimono nel variegato percorso chiamato Pellegrinaggio di giustizia e di pace.

La credibilità del Vangelo è messa alla prova dal modo in cui i cristiani rispondono al grido di quanti, in ogni angolo della terra, sono ingiustamente vittime del tragico aumento di un’esclusione che, generando povertà, fomenta i conflitti. I deboli sono sempre più emarginati, senza pane, lavoro e futuro, mentre i ricchi sono sempre di meno e sempre più ricchi. Sentiamoci interpellati dal pianto di coloro che soffrono, e proviamo compassione, 'perché il programma del cristiano è un cuore che vede'.

Sperimentare la fraternità nella carità

In quanto cristiani, prosegue Francesco, non possiamo disinteressarci “di chi è disagiato”, né possiamo ritenere i nostri beni come “segni di predilezione divina, anziché chiamata a servire responsabilmente la famiglia umana e a custodire il creato”.  Quindi conclude con una sollecitazione pratica: “Chiediamoci allora: che cosa possiamo fare insieme? Se un servizio è possibile, perché non progettarlo e compierlo insieme, cominciando a sperimentare una fraternità più intensa nell’esercizio della carità concreta?”

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L'Incontro ecumenico a Ginevra con il Papa
21 giugno 2018, 16:22