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All'Angelus l'appello del Papa per il Nicaragua: rispetto della vita e dialogo

Francesco esprime dolore per le violenze in corso nel Paese. E ribadisce: "La Chiesa è sempre per il dialogo." Motivo dei disordini le proteste anti riforma del sistema previdenziale e contro il presidente Ortega

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Stamattina all'appuntamento domenicale dell'Angelus, Francesco ha rivolto un appello per la pace in Nicaragua che sta vivendo un momento difficile della sua storia.  

"Mi unisco ai miei fratelli vescovi del Nicaragua - ha detto il Papa - nell’esprimere dolore per le gravi violenze, con morti e feriti, compiute da gruppi armati per reprimere proteste sociali". E dopo aver assicurato le sue preghiere per le vittime e per i  familiari, ha precisato: " La Chiesa è sempre per il dialogo, ma questo richiede l’impegno fattivo a rispettare la libertà, e prima di tutto la vita".

Nel Paese un duro braccio di ferro 

Continua infatti in Nicaragua il duro e sanguinoso braccio di ferro -  tra società civile e governo -  iniziato il 18 aprile scorso con una serie di proteste contro una riforma del sistema previdenziale decisa dal presidente Daniel Ortega. La riforma prevedeva un aumento dei contributi con, allo stesso tempo, una diminuzione del 5% delle pensioni.

Dalle proteste anti riforma a quelle contro il presidente

Ottenuto il ritiro della proposta, i manifestanti hanno proseguito con le contestazioni nonostante l’intenzione del presidente di mediare. Per la società civile, il problema è Ortega stesso del quale, ora, si chiede la rinuncia al potere.

Daniel Ortega

Ex guerrigliero sandinista, sale al potere nel 1979 dopo aver sconfitto la dittatura di Anastasio Somoza Debayle e i gruppi controrivoluzionari a lui fedeli. Da più di 30 anni domina la scena politica del Nicaragua affiancato dalla moglie, la Vicepresidente Rosario Murillo.

Circa cento morti 

Drammatico il bilancio dei morti a causa della violenta repressione governativa. In un mese e mezzo si registrano un centinaio di morti e, mercoledì scorso, la polizia ha sparato contro dimostranti inermi che chiedevano le dimissioni immediate del presidente. Il corteo principale era stato convocato a Managua dall’associazione delle Madri di Aprile, le mamme di giovani uccisi in precedenti manifestazioni.

La reazione dei vescovi del Nicaragua

Dopo le ultime violenze dei gruppi armati favorevoli al governo contro la popolazione civile, la Conferenza Episcopale del Nicaragua ha escluso la possibilità di ritornare al tavolo del "dialogo nazionale” lanciato da Ortega. Nel comunicato diffuso a Managua, la Conferenza episcopale sottolinea che "non possiamo permettere questa violenza inumana" e dunque, oltre a condannare "tutti questi atti di repressione da parte di gruppi che appoggiano il governo", chiarisce che "non è possibile ripristinare il tavolo del 'dialogo nazionale' mentre si continua a negare al popolo del Nicaragua il suo legittimo diritto a manifestare liberamente, e si continua a reprimerlo ed ad assassinarlo". Intanto, sabato 2 giugno, il Nunzio Apostolico in Nicaragua, Waldemar Stanisław Sommertag, si è recato in Vaticano in Udienza da Papa Francesco.

 

 

 

 

 

03 giugno 2018, 12:30