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Obolo di San Pietro: per il Papa la vita cristiana fiorisce nelle opere di carità

Nella Giornata della carità del Papa, detta anche Obolo di San Pietro, ricordiamo gli interventi più incisivi di Francesco sul tema. “Il cristiano – ha detto più volte – esiste per servire”. Dall’Africa all’Asia, sono molte le opere realizzate con i proventi di questa iniziativa.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Come ogni anno, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, si rinnova l’appuntamento con l’Obolo di San Pietro, una speciale colletta per le opere di carità del Papa. Sul sito internet http://www.obolodisanpietro.va c’è anche la possibilità di donare con carta di credito oppure di trovare gli estremi per il bonifico bancario.

Una tradizione secolare

La pratica di sostenere materialmente le opere di carità è antichissima – si legge sul sito dell’Obolo – e nasce con il cristianesimo stesso, nella dedizione e nella cura dei più bisognosi. Alla fine del secolo VIII, gli anglosassoni, dopo la loro conversione, decisero di inviare ogni anno un contributo al Papa. Nacque così il "Denarius Sancti Petri" (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei Paesi europei. Dopo molte vicissitudini, fu Pio IX, con l’enciclica Saepe venerabilis del 5 agosto, a istituirla come pratica. 

Le opere di carità dell’Obolo di San Pietro

Sono i più diversi angoli del mondo a beneficiare della carità del Papa. Da Haiti, investita da una grave crisi umanitaria dopo il sisma del 2010, fino all’isola greca di Lesbo, colpita anch’essa da un violento terremoto nel 2017. In questi casi, la Chiesa, grazie all’Obolo, ha provveduto ad aiutare le persone colpite e a ricostruire, nel caso di Lesbo, il villaggio ortodosso di Vrisa, dando così anche un segno tangibile di fratellanza nell’ecumenismo. Poi c’è il Bangladesh con il sostegno alle opere di molte congregazioni religiose in campo sanitario e scolastico; in Centrafrica si segnala il sostegno all’ospedale pediatrico di Bangui, grazie anche all’impegno del Bambin Gesù di Roma. In Giordania, si aiuta un ateneo cattolico, in Ucraina la popolazione sofferente a causa della guerra civile. Poi c’è il Ruanda con l’aiuto alle suore salesiane impegnate ad assicurare istruzione ai bimbi poveri audiolesi e infine il Kurdistan iracheno con 10 borse di studio in favore di giovani sfollati.

Papa Francesco e la carità

In molti interventi, Papa Francesco ha più volte ricordato che “il cristiano esiste per servire, non per essere servito”, che non bisogna stancarsi di essere misericordiosi. Ha invitato a vivere la carità in piccoli gesti concreti, “nelle piccole opere di misericordia” che ci fanno intravedere l’amore di Dio. “Compiere con gioia opere di carità – aveva detto all’Angelus del 18 marzo 2018 – verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito è il modo più autentico di vivere il Vangelo, è il fondamento necessario perché le nostre comunità crescano nella fraternità e nell’accoglienza reciproca. Voglio vedere Gesù, ma vederlo da dentro. Entra nelle sue piaghe e contempla quell’amore del suo cuore per te, per me, per tutti”.

29 giugno 2018, 07:30