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Gruppo familiare nella cappella della casa di Nomadelfia Gruppo familiare nella cappella della casa di Nomadelfia 

Papa giovedi a Nomadelfia. Il presidente: aspettiamo di abbracciarlo

Visita del Pontefice alla Comunità, vicino a Grosseto, fondata da don Zeno Saltini nel 1947. Il presidente Francesco Matterazzo: “Lo spirito di Nomadelfia quindi è riconoscere che Dio è padre e che siamo tutti fratelli”

Alessandro Guarasci – Città del Vaticano

Giovedi il Papa sarà in visita a Nomadelfia, la comunità fondata nel ’47 da don Zeno Saltini vicino a Grosseto. Come dice il sito di Nomadelfia, essa è una “popolazione di volontari cattolici che ha messo a fondamento della sua vita la fraternità evangelica. Il nostro desiderio è mostrare che è possibile vivere il Vangelo in forma sociale donandosi integralmente agli altri, realizzando così quei principi di giustizia e fraternità che si è scelto di seguire”. Attualmente, vi vivono circa 300 persone.
Il presidente Francesco Matterazzo afferma che il popolo di Nomadelfia si aspetta che “il Papa, come ha indicato Gesù a Pietro, venga a confermarci nella fede. Vogliamo sentire anche visivamente questo abbraccio al Papa, che sia il segno di vivere pienamente la comunione con la Chiesa cattolica”.

Se lei potesse in qualche modo riassumere lo spirito di Nomadelfia che cosa direbbe?

R. - In una parola è già riassunta nel suo nome. Lo spirito di Nomadelfia è indicato dal nome che significa “legge di fraternità”. Lo spirito di Nomadelfia quindi è riconoscere che Dio è padre e che siamo tutti fratelli. Pensiamo che questa fraternità sia la strada che il mondo dovrebbe imboccare, non tutti come facciamo noi ma anche in modi completamente diversi, però per vivere una vita migliore per l’uomo.

Voi vi caratterizzate anche per i gruppi familiari: come potrebbe descriverli, qual è la differenza rispetto a una famiglia che è fuori Nomadelfia?

R. - Il gruppo familiare è il gruppo composto da 4, 5 famiglie. Hanno in comune un’abitazione che è la casa dove si vive la vita del giorno, dove si mangia insieme, c’è una lavanderia comune, si fanno dei lavori insieme…. E poi attorno a questa casa comune, dove c’è anche il punto fondamentale, che è l’Eucaristia - perché dentro a questa casa comune c’è una piccola cappellina con l’Eucaristia - attorno ci sono le varie casettine che sono la zona notte di ogni singola famiglia. Il gruppo familiare per noi è una soluzione, perché le famiglie fraternizzate possono aiutarsi a vivere la loro missione familiare sia nel sostegno delle fasce più deboli della famiglia, i bambini piccoli e gli anziani. Quando manca qualcuno della famiglia c’è subito qualcun altro che è presente.

Quale ruolo svolge all’interno di Nomadelfia il lavoro cooperativo?

R. – Tutti lavoriamo insieme, anche se abbiamo determinati compiti. Ognuno di noi a Nomadelfia è disponibile a compiere quello di cui c’è bisogno perché siamo alla fine una grande famiglia, una famiglie di famiglie.

Quali sono i prossimi obiettivi di Nomadelfia, avete in qualche modo un traguardo da raggiungere?

R. - Abbiamo un invito che ci viene dalla Tanzania da un monastero benedettino che ha chiesto se questa esperienza può essere portata anche lì in Tanzania, in una delle zone più povere della Tanzania. Però sostanzialmente i nostri obiettivi sono sempre quelli di Don Zeno, cercare di capire dai segni dei tempi, qual è la volontà di Dio. Perché solo in questo Nomadelfia può vivere e in questo pensiamo che possiamo rispondere alla nostra vocazione.

Ascolta l'intervista al presidente Matterazzo

 

 

 

 



 

07 maggio 2018, 11:16