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La carezza del Papa alle mamme fragili di Casa Leda

Papa Francesco, a sorpresa, visita Casa Leda, residenza sequestrata alla criminalità organizzata che ora ospita una casa protetta per donne detenute con figli minori.

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Stupore, emozione, sguardi carichi di affetto per Papa Francesco giunto a sorpresa a Roma, nel quartiere Eur, per visitare Casa Leda, una struttura protetta che accoglie madri detenute con i figli minori. Un pomeriggio indimenticabile, nello stile dei “Venerdì della Misericordia”, come quando la vita regala un dolce fatto in casa, un ospite inaspettato che ti ricorda che sei amato e bambini piccoli che mettono le mani dentro al piatto di chi gli si è seduto a fianco come è successo a Francesco che ha voluto fare merenda con le mamme e i loro figli. Vita ordinaria in una scheggia di imprevisto che riscalda i cuori e i sacrifici di una vita intera.

A difesa dei fiori fragili

Quale la reazione degli ospiti di Casa Leda? Risponde il direttore della casa-famiglia, Lillo Di Mauro:

R. – Immagini il mio stupore, perché mi hanno chiamato dicendomi: “Corri al cancello!”. Sono andato verso il cancello e lì ho trovato Papa Francesco. Sono rimasto quasi senza parole per un momento e poi, quando siamo entrati in casa, c’è stato il caos, perché tutti erano increduli per quello che stava avvenendo. Una visita inaspettata, importantissima. Una visita che ripaga di tutto il lavoro e di tutte le difficoltà che abbiamo vissuto in questi anni, nel rapporto con i vicini che ci rifiutano. È il riconoscimento di un impegno sociale che, con Leda Colombini, per 25 anni ho portato avanti, affinché i bambini non entrassero più in carcere: la realizzazione dopo una legge che abbiamo ottenuto, della prima casa protetta in Italia. E la presenza di Papa Francesco in tutto questo sancisce quanto di buono c’è e c’era nelle nostre azioni e nel nostro pensiero. E lui lo ha riconosciuto: ha detto che noi stiamo realizzando lo spirito del Vangelo, e ci ha ringraziato per quello che stiamo facendo.

Nel suo saluto a Papa Francesco, ha fatto riferimento ai “fiori fragili nel deserto della burocrazia e nell’indifferenza”…

R. – Mi riferisco ai bambini che comunque sono dimenticati. I bambini figli di reclusi sono numerosi, perché non ci sono soltanto i figli con le mamme delle carceri femminili, che sono una cinquantina, ma ci sono i 100mila bambini figli di detenuti che vanno in carcere a trovare i loro genitori. Bambini che hanno famiglie disgregate; bambini che vengono dalla sofferenza, dalla povertà culturale, economica, dalla disgregazione sociale. Questi sono i “fiori deboli”, che cercano di sopravvivere in un deserto di indifferenze e di cattiveria.

Può anche raccontare di quel momento così proprio familiare: mi riferisco alla merenda, perché Papa Francesco ha fatto merenda con le mamme con questi piccoli…

R. – Esatto, ha mangiato un dolce arabo fatto da una donna egiziana che è ospite della casa, e che ha trovato molto buono. E abbiamo fatto merenda insieme… L’unica cosa che potevamo offrirgli perché noi non eravamo a conoscenza della sua visita. Per cui, l’unica cosa che abbiamo potuto offrirgli era questo dolce preparato dalle mani di questa donna. È stato molto bello perché i bambini mangiavano con lui, mettevano le mani nel suo piatto… Insomma, che dirle: ho trovato in Papa Francesco veramente la carità: la carità umana – essere vicini ai più deboli, dare forza, dare forza a chi, come noi, combatte ogni giorno per affermare la dignità umana.

Una frase, uno sguardo che non potrà dimenticare da oggi in poi…

R. – Ancora sono commosso, perché io ho scritto quella lettera a nome dei bambini. Papa Francesco ha detto: “Lei mi ha emozionato, lei ha avuto la capacità di far piangere il mio cuore e io le sarò sempre vicino…” [commozione] È stato un momento in cui non ho quasi più sentito di avere davanti una grande autorità, ma di avere un uomo sensibile, buono… Un uomo che ha teso la mano. Quello di cui – appunto – avevamo bisogno noi, operatori; e soprattutto i nostri bambini e le nostre mamme, che noi cerchiamo di difendere dall’oltraggio e dalla violenza esterna.

Ascolta l'intervista a Lillo Di Mauro
03 marzo 2018, 11:53