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Udienza partecipanti alla Conferenza Tackling violence committed in the name of religion Udienza partecipanti alla Conferenza Tackling violence committed in the name of religion  (Vatican Media)

Papa: è una bestemmia chiamare Dio come garante dei propri crimini

Il Pontefice condanna nuovamente con forza ogni “violenza commessa in nome della religione”. L’occasione è coincisa con l’udienza, in Sala Clementina, con i partecipanti alla Conferenza “Tackling violence committed in the name of religion”

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“La violenza propagandata e attuata in nome della religione non può che attirare discredito verso la religione stessa”. Incontrando i partecipanti alla Conferenza “Tackling violence committed in the name of religion”, Papa Francesco affronta di nuovo un tema “drammaticamente importante” e attuale: “la violenza commessa in nome della religione”.

Bestemmia chi commette violenza in nome di Dio

Nel discorso, breve e intenso, il Pontefice rimarca che “la persona religiosa sa che una delle più grandi bestemmie è chiamare Dio come garante dei propri peccati e crimini”, chiamandolo per “giustificare l’omicidio, la strage, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento in ogni sua forma, l’oppressione e la persecuzione di persone e di intere popolazioni”. L’uomo “autenticamente religioso” sa che “Dio è soltanto bontà, amore, compassione” e che in Lui “non può esserci spazio per l’odio, il rancore e la vendetta”.

La missione dei leader religiosi

In un contesto contemporaneo tanto grave e preoccupante, “ogni leader religioso è chiamato a smascherare qualsiasi tentativo di manipolare Dio per scopi che nulla hanno a che vedere con Lui e la sua gloria”. E’ urgente, dunque, ricordare “senza stancarsi”, “che ogni vita umana ha in sé stessa carattere sacro, merita rispetto, considerazione, compassione, solidarietà, a prescindere dall’etnia, dalla religione, dalla cultura, dall’orientamento ideologico o politico”.

La violenza nega ogni autentica religiosità

Ringraziando per ogni iniziativa tesa a promuovere il dialogo e la pace, Papa Francesco aggiunge poi che l’impegno oggi di leader politici, responsabili religiosi, insegnanti e operatori dell’educazione, della formazione e dell’informazione deve essere teso ad aiutare “chiunque venisse tentato da forme perverse di religiosità traviata” a comprendere che “esse nulla hanno a che vedere con la testimonianza di una religione degna di questo nome”.

La pace si fonda sulla verità e sull’amore

La “cultura della pace”, conclude il Pontefice, è “fondata sempre sulla verità e sull’amore” e questo perché Dio “libera dalla paura, dall’odio e dalla violenza” e “desidera servirsi della creatività e delle energie di ciascuno per diffondere il suo disegno d’amore e di pace rivolto a tutti”.

Ascolta e scarica il servizio con la voce del Papa

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02 febbraio 2018, 11:17